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Jacob e il sogno di trasformare l’ex campo di concentramento di Manfredonia in un museo della memoria

“Ogni volta che entro a Manfredonia e guardo quella struttura, mi chiedo come sia possibile che passi così inosservata agli occhi della gente, nonostante ciò che rappresenta”.

Il riferimento è all’ex campo di concentramento che si trova all’ingresso sud della città, di fronte gli uffici postali, e a pronunciare queste parole è Jacob Lettl, nipote di Wolfgang e figlio di Florian, gli artisti tedeschi innamorati di Manfredonia che tante delle loro opere hanno dedicato alla nostra città.

E poiché buon sangue non mente, il 24enne Jacob, studente di architettura presso l’Università di Asburgo in Germania, lo scorso anno è stato a Manfredonia per capire come restituire alla città questo luogo così denso di storia, eppure così tristemente desolato e cadente.

Partendo da un’intuizione dell’ex sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi, che insieme a Florian Lettl negli anni in cui era alla guida della città aveva ipotizzato per l’ex macello la possibilità di un recupero a mo’ di museo e contenitore culturale, Jacob è venuto in Capitanata insieme ad altri 15 colleghi-studenti di architettura per studiare posizione, interni ed esterni della struttura.

Il gruppo di lavoro si è recato anche a Foggia presso gli Archivi di Stato per saperne di più, riuscendo a tirar fuori carte di cui mai nessuno era venuto a conoscenza, come ad esempio la fitta corrispondenza del podestà di Manfredonia e del Prefetto di Foggia con il Commissariato a cui era stato affidata la struttura e da cui si evince chiaramente che veniva chiamato ‘campo di concentramento’.

Il primo a tirar fuori dall’oblio l’esistenza del campo sipontino è stato alla fine degli anni ’90 lo storico Viviano Iazzetti che ha raccontato come il 16 giugno del 1940, contro la volontà del podestà, incominciò a funzionare presso l’ex Macello un campo definito più di ‘internamento’, poiché vi furono imprigionati per breve tempo ebrei tedeschi, comunisti, socialisti, sovversivi e anarchici destinati ad essere poi confinati alla colonia penale di Tremiti. Per adeguarlo furono effettuati dei lavori e lo si recintò.

Jacob, cosa ti ha colpito di più di ciò che hai trovato in Archivio? “Leggere che avevano bisogno di chiedere il permesso anche per fare cose normalissime. Mi è sembrata una cosa molto triste questa mancanza di libertà”.

Ognuno dei 16 studenti ha realizzato un proprio progetto per trasformare l’ex macello, che oggi ospita l’associazione PASER e qualche deposito comunale, in museo. Il progetto di Jacob ha dei fogli volanti invece dei tetti. “Quando sono stato a fare un sopralluogo – spiega – ho notato che molti dei tetti sono crollati e ho immaginato che al loro posto potrebbero esserci pagine di storia ‘volanti’”. Ed infatti il progetto del giovane Lettl s’intitola proprio ‘Die flugblätter des ex Macello’, ovvero: volantini dall’ex Macello. Un progetto di ampio respiro, con sale espositive, ma anche di lettura, di studio e di confronto. Volantini inviati ai manfredoniani, che dopo la guerra considerarono quel campo una verità talmente scomoda da perderne col tempo completamente la memoria. Soltanto nel 2013 l’allora amministrazione vi appose una targa.

Per poter capire al meglio come trasformare la struttura nella maniera più opportuna, Jacob e gli altri studenti hanno studiato anche la sua ubicazione nella città, valutando punti deboli e di forza di Manfredonia e Siponto. Un punto debole? “È tutto troppo concentrato al centro”, mi risponde, mentre poi spiega che un grande punto di forza sono sicuramente gli edifici storici di cui la città e ricca.

Nell’anniversario dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il 27 gennaio, si celebra il Giorno della Memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in Italia. Un’occasione per non dimenticare. E, per non dimenticare, perché non adoperarsi per rendere davvero l’ex campo di concentramento un innovativo museo della memoria?

“Sarebbe un sogno per me”, commenta Jacob, ancora incredulo di questo pezzo di storia che giace dimenticato dai sipontini nella propria città.

di Maria Teresa Valente

(Tutte le immagini sono tratte dal progetto realizzato da Jacob Lettl)

L’ex campo di concentramento in una foto dall’alto del 1940
(colorizzata da Maria Teresa Valente)
L’ex campo di concentramento oggi
Jacob Lettl
Documento storico del campo di concentramento di Manfredonia
Documento storico del campo di concentramento di Manfredonia
Documento storico del campo di concentramento di Manfredonia
Documento storico del campo di concentramento di Manfredonia
Jacob Lettl con gli studenti tedeschi in visita a Siponto, guidati da Aldo Caroleo
Pianta dell’ex Macello
Pianta dell’ex Macello
Il progetto di Jacob Lettl
Il progetto di Jacob Lettl

Maria Teresa Valente

Giornalista pubblicista dal 2000 ed impiegata, esercita anche l’attività di mamma full time di due splendidi e vivacissimi bambini: Vanessa e Domenico. È nata e cresciuta a Manfredonia (FG), sulle rive dell’omonimo Golfo, nelle cui acque intinge quotidianamente la sua penna ed i suoi pensieri. Collabora con diverse testate ed ha diretto vari giornali di Capitanata, tra cui, per 10 anni, Manfredonia.net, il primo quotidiano on line del nord della Puglia. Laureata in Lettere Moderne con una tesi sull’immigrazione, ha conseguito un master in Comunicazione Politica ed è appassionata di storia. Per nove anni è stata responsabile dell’Ufficio di Gabinetto del Sindaco di Manfredonia. Ancora indecisa se un giorno vorrebbe rinascere nei panni di Oriana Fallaci o in quelli di Monica Bellucci, nel frattempo indossa con piacere i suoi comodissimi jeans, sorseggiando caffè nero bollente davanti alla tastiera, mentre scrive accompagnata dalla favolosa musica degli anni ‘70 e ‘80.

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