Il Teatro Lucio Dalla porta in scena Shakespeare… l’eterno

Shakespeare.

Ancora una volta lui che riesce a far breccia nei più reconditi atri dell’anima.

I ‘Sonetti’ del grande drammaturgo inglese sono al centro dello spettacolo messo in scena dalla Compagnia Bottega degli Apocrifi che a distanza di un anno lo ripropone in un Teatro Lucio Dalla gremito ed attento.

Un inno all’amore, quello vero, incondizionato e che resiste alla scure del tempo fa da protagonista ai versi di Shakespeare annullando senza riserve i 400 anni che eppure son trascorsi dalla loro prima stesura.

“Tempo divoratore, spunta pure gli artigli del leone,
e fai in modo che la terra divori la sua stessa prole;
strappa pure i denti aguzzi dalle fauci della fiera tigre,
e fai ardere l’immortale fenice nel suo sangue…


…non incidere con le tue ore la fronte del mio amore,
non disegnarci sopra linee con la tua antica penna;
Lascia intatto durante il tuo corso
l’esempio della bellezza ai posteri.


Ora fai il tuo peggio, antico Tempo: nonostante il tuo male,
il mio amore vivrà giovane in eterno nei miei versi”. (Sonetto 19)

‘Sonetti. Cantare Shakespeare’, nato da un’idea del regista Cosimo Severo, è uno spettacolo che ripropone il tema più caro al drammaturgo, l’Amore, riadattandolo in maniera rock/moderna ma strizzando l’occhio alla tradizione: una corale di attori che si alternano sulla scena tra versi recitati, movimenti fuori sync, ombrelli alla Magritte riuscendo a coinvolgere i presenti e riportandoli verso quel sentimento puro tanto declamato.

Poesia e realtà si intrecciano per allontanare quell’alone perenne di indifferenza e rabbia che aleggia sul quotidiano di ognuno rivolgendo un invito a guardarsi sinceramente di nuovo negli occhi, al di là delle diversità, delle origini, del conflitto generazionale.

“È meglio esser colpevole che tale esser stimato
quando non essendolo si è accusati d’esserlo;
e perso è ogni valor sincero perché creduto colpa
non dal nostro sentire, ma dal giudizio d’altri.

Perché mai dovrebbero gli occhi altrui adulteri
considerar vizioso il mio amoroso sangue?
Perché nelle mie voglie s’insinuan lascive spie
che a parer lor condannano quel ch’io ritengo giusto?

No, io sono quel che sono e chi mira
ai miei errori, colpisce solo i propri…” ( Sonetto 121).

L’orchestra di professionisti fa da sfondo all’evolversi della storia emergendo nei momenti di maggior pathos ed avvolgendo, senza invadenza, il susseguirsi dei versi senza tempo del ‘nostro’ amato William; le musiche originali del M° Fabio Trimigno eseguite dal vivo assieme a Matteo Fioretti, Giuseppe Stoppiello,  Andrea Stuppiello, Marco Tricarico, Alessandra Facchiano, Francesca Scarano, Vincenzo Starace ed Antonietta Pilolli.

L‘attenta selezione dei Sonetti di questo spettacolo, che resta concentrata sul messaggio cardine alla base dell’idea di ‘Sonetti. Cantare Shakespeare’ , è stata curata (anche nella traduzione) dalla drammaturga Stefania Marrone e dal regista Cosimo Severo mentre a dare loro vita sul palco tra gli altri, c’erano la talentuosa e giovanissima Rosalba Mondelli, l’attore ivoriano Mamadou Diakite oltre alla ballerina Rosa Merlino.

“Cantare Shakespeare è quella musica nella musica che ci fa perdere il senso dell’orientamento e ci regala un volo inaspettato. È la parola shakespeariana che si fa carne viva e senza alcuna pietà ci tiene il tempo e lo misura con l’amore violento e amabile che ci scorre dentro. Un viaggio allegro e spaventoso, dentro il sogno estremo che è la vita, di cui Shakespeare è il sommo giullare capace di attraversare i secoli”, racconta Stefania Marrone.

“…Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella-guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.

Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio.

Se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato”. (Sonetto 116)

Libera Maria Ciociola




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