Il Grieco, l’artificiere dello sputo (1977)

Manfredonia – IL santino, così nominato, era lì – con un mazzo di santi – lo sentivo contare. Già, abitava proprio accanto alla chiesa del Carmine, il balcone dava su Corso Manfredi; lui era un omino piccolo di corporatura, esile un po’ malandato e leggermente curvo, sbianco in viso e scarpe da prete.

Guardava i suoi santi con gli occhi stanchi, la sua età indefinibile come la taglia della sua giacca un po’ grande appesa in avanti, sotto il tepore del sole. Dopo, il padre lo chiamava per tornare, e lui – con una camminata debole – si avviava verso il portone. Spesso stavano fuori al balcone a chiacchierare, erano soli, la mamma gli era morta. Lui, il babbo, a differenza sua, era un omone con un cecerino sul naso, un po’ stempiato, giacca grigia nero, camicia a righe, pantaloni grigio cenere, e – appoggiato alla ringhiera – sembrava il duce quando si imponeva alla popolazione con discorsi e teorie fasciste.

Una domenica pomeriggio del 1977 passai di lì con un amico che disse: – E’ il santino vieni con me ti farò dire che santo è oggi, lui conosce tutti i santi bene forse meglio del calendario. Allora educatamente mi avvicinai e gli chiesi:- Scusa posso sapere che santo è oggi?. Lui con una voce flebile: Certo! Oggi 10 novembre Sant’Andrea Avellino (Patr. della morte improvvisa).

Domande continue e risposte precise, sapeva tutto. Poi ci salutò e disse: – Devo andare . Con gli anni lo persi di vista, senza sapere che lui si trasferì. Il padre nel frattempo rimasto solo era diventato un cane feroce a causa della solitudine, quasi ammattito, faceva su e giù per la casa, mi diceva mia madre che passava tutti i giorni di là. Un bel giorno arrivò al culmine del suo stato, con le mani strette al balcone, come un abile artificiere caricava lo sputo, si allungava e bruscamente lanciava addosso alla gente che passava per il Corso, inorriditi, da quel modo di fare.

Nessuno poteva farci niente, caricava e lanciava: era diventato un grande sputone, artificiere di vera professione. I giorni passavano malinconici e lui anche d’inverno con pioggia e neve sputava,oltre a questa, aveva aggiunto la bestemmia. Poi un giorno, passando di là vidi tutto sbarrato. Porte e portone. Capii che l’artificiere dello sputo stava lassù tra le nuvole di salive.

Di  Claudio Castriotta




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