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Il giorno di Mario Draghi: dimissioni o fiducia? Le incognite M5S e centro destra

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Il grande giorno per Mario Draghi e il suo Governo è arrivato. Questa mattina, a partire dalle ore 9.30 al Senato, ci sarà la resa dei conti sulla crisi di Governo aperta dal MoVimento 5 Stelle e da Giuseppe Conte poco più di una settimana fa.  Le strade davanti al presidente Draghi, a poche ore dalla fiducia, sarebbero due: la fiducia, appunto, oppure le dimissioni. Fonti giornalistiche parlano di due discorsi già scritti per l’appuntamento in aula di oggi. Il primo potrebbe richiedere una nuova fiducia alle forze politiche con alcuni punti da portare a termine per questa legislatura. Il secondo, invece, confermerebbe la sua decisione presa giovedì scorso e lascerebbe la guida del Governo. 

Le alternative sono opposte. Draghi, dal canto suo, controllerà e monitorerà cosa succederà in aula per due posizioni: quella del M5S, che ha innescato la crisi e quella del centrodestra che, subito dopo l’avvio della crisi, aveva chiesto compatto il voto anticipato. La destra, in queste ultime ore, avrebbe posto come punto di caduta per la loro fiducia la bocciatura del documento in 7 punti presentato da Conte e l’assicurazione di un voto anticipato a marzo e non a maggio. 

In zona grillina la rottura è quasi dietro l’angolo. Conte, ieri, secondo i giornali avrebbe dichiarato: “Decidiamo domani mattina”. Le frizioni interne, però, sono solide e serie: più di venti parlamentari potrebbero lasciare il MoVimento per votare la fiducia odierna a Draghi. La giornata è lunga, quindi il MoVimento avrà tutto il tempo per decidere cosa fare.

I retroscenisti parlano di una decisione che maturerà dopo il discorso di Draghi, che aprirà questa lunga giornata parlamentare e che si concluderà intorno alle 19.30 con un voto di fiducia. A meno che il premier non scelga subito di confermare le dimissioni dopo aver ascoltato i partiti. Il capogruppo alla Camera Davide Crippa ha fatto sapere che se Draghi aprirà ai loro temi non c’è motivo per non votare la fiducia. Il gruppo barricadiero, invece, pretende l’uscita immediata dal Governo. Le elezioni, anche se non si dovessero svolgere il 2 ottobre ma a marzo, sono comunque vicine.

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