Gli scogli dell’Acqua di Cristo: un probabile cimitero dell’età del bronzo

Ah, l’estate! Gli scogli, il mare, la pace… Sì, quella pace particolare che ti pervade quando sei sdraiato ad abbronzarti sugli scogli all’Acqua di Cristo, una pace intensa mentre t’immergi nel sole, nel mare e nella natura eterna. E a proposito di ‘pace’ e di ‘eterna’, il binomio non è proprio casuale.

Spesso mi sono chiesta del perché vi siano quelle forme così perfette scavate nella roccia all’Acqua di Cristo. E probabilmente non sono l’unica.

Nel secolo scorso, vista la presenza di queste ‘vasche’ e di numerose sorgenti d’acqua dolce, le popolane sipontine si recavano qui a lavare i panni. E ancora precedentemente, essendo le acque di queste sorgenti ritenute terapeutiche e quindi, non a caso soprannominate di Cristo, in molti vi si recavano, giungendo anche da fuori, per immergervi le membra ed abbeverarsi, trovando sollievo da gotta, ulcera e malanni vari. Ma quelle vasche così squadrate, dai perimetri addolciti dalle onde del mare, rimandano più indietro nel tempo.

Chiacchierando con un’amica durante una passeggiata sul lungomare del più, del meno e… della storia sipontina, ecco farsi avanti una suggestiva ipotesi: gli scogli all’Acqua di Cristo circa quattro millenni fa erano probabilmente una necropoli. Lei si chiama Lucia Cannito, ha al suo attivo una Laurea in Beni Archeologici, Architettonici e dell’Ambiente conseguita presso l’Università del Salento, e mi racconta che in vari scavi e studi fatti in passato qua e là tra Puglia, Campania e Lazio, in una parentesi manfredoniana una sua docente universitaria le aveva riferito che in passato il mare era più lontano dagli scogli e che, dal momento che la roccia è docile e la zona dauna ne è disseminata, con molta ragionevolezza quest’area era stata scavata per creare una necropoli, ovvero un cimitero.

Ad avvalorare questa ipotesi, anche Aldo Caroleo, presidente dell’Archeoclub di Siponto che ha in affidamento il complesso ipogeico Scoppa 1, Scoppa 2 e l’ipogeo Santa Maria Regina (adiacente l’omonima Chiesa di Siponto), e dunque esperto del settore, al quale mi rivolgo per un parere. Anche Aldo mi spiega che effettivamente queste vasche potevano essere “tombe sub divo”, cioè tombe a cielo aperto.

Ricordo che un amico scultore tempo fa mi ha rivelato di aver trovato incastrata in una cavità sotto il pelo dell’acqua tra gli scogli all’Acqua di Cristo una specie di ascia in metallo, probabilmente in bronzo, senza manico. Colpito dal particolare utensile, ha girato presso alcuni esercizi commerciali per acquistare una nuova impugnatura e renderlo utilizzabile, ma non è riuscito a trovare nulla di compatibile, tra lo stupore degli esercenti che guardando la testa dell’ascia dicevano di non aver mai visto nulla di simile. Data la vetustà dell’utensile, probabilmente risalente a qualche millennio fa, i conti potrebbero tornare, poiché le necropoli daune risalgono all’età del Bronzo e quindi quell’attrezzo potrebbe essere stato usato per scavare i sepolcri.

Dunque, rimettendo insieme i pezzi del puzzle, tra le supposizioni dell’archeologa Cannito, le osservazioni di Caroleo e la casuale scoperta del mio amico scultore, la scogliera dell’Acqua di Cristo poteva davvero essere una necropoli a cielo aperto risalente a circa 1.800 anni prima della nascita di Cristo. Insomma, un cimitero realizzato in prossimità del mare, come spesso si usava fare all’epoca, poi lambito ed in alcuni punti ricoperto dalle acque per via di fenomeni naturali che hanno portato nel tempo ad un innalzamento del livello marino nel nostro golfo. Potremmo immaginare questa necropoli simile a quella di Egnazia, nella valle d’Itria, sempre in Puglia, dove sul tratto di roccia a nord della piccola baia sono evidenti diverse tombe delimitate da un bordo a rilievo in cui sono visibili gli incavi dove venivano inseriti i travetti di legno a sostegno dei pesanti lastroni di pietra che fungevano da copertura.

Ecco, dunque, che, come accaduto già a Capparelli, Scaloria, Scoppa, ecc, anche presso gli scogli all’Acqua di Cristo potrebbe essere stata scavata una necropoli per seppellire i morti. A differenza delle altre, questa l’abbiamo sempre avuta sotto gli occhi, ma forse proprio per tale motivo non l’abbiamo mai guardata con la dovuta attenzione.

Magari, d’ora in poi, quando prenderemo il sole sugli scogli all’Acqua di Cristo, ci soffermeremo a pensare che qualche millennio fa in quegli stessi posti avevano trovato degna sepoltura i nostri antichi antenati.

Ah, l’estate! Gli scogli, il mare e la pace… eterna!

Maria Teresa Valente




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