GarganodaScoprire: “Il cordone dunale di Lesina e gli echi di catastrofici tsunami del passato”

IL CORDONE DUNALE DI LESINA E GLI ECHI DI CATASTROFICI TSUNAMI DEL PASSATO: UN POSSIBILE COLLEGAMENTO CON GLI EVENTI DESCRITTI NELLA ‘APPARITIO’ DI SAN MICHELE.
Uno degli aspetti più affascinanti della ricerca scientifica è l’inaspettata interconnessione con altre indagini completamente differenti, a volte in discipline che sembrano non avere nulla in comune.
Ce ne accorgiamo quando si usano acceleratori di particelle per decifrare documenti antichi anche in stato avanzato di degrado o quando lo studio sui raggi cosmici galattici fornisce ai geologi un metodo per studiare la struttura interna dei vulcani e contribuire alla prevenzione, in caso di eventi potenzialmente pericolosi per una comunità, o la fisica dell’atmosfera che si applica da molti anni allo studio dei parametri ambientali che influiscono nel degrado dei Beni Culturali.
E quindi?
Cosa mai potrebbero avere in comune degli studi geomorfologici di una barriera costiera del Gargano settentrionale con la leggenda agiografica che narra l’apparizione di San Michele alla sacra grotta di Monte Sant’Angelo?
Seguiteci e scopriamolo insieme.
Partiamo dalle indagini geomorfologiche.
I laghi di Lesina e di Varano costituiscono il complesso salmastro più esteso e importante dell’Italia meridionale. Le lingue di terra che separano i laghi dal Mare Adriatico non sono solo scrigni di una Natura varia e straordinaria ma si rivelano essere anche testimoni silenziose di eventi catastrofici che hanno modellato la loro storia per oltre tremila anni.
Diversi studi hanno messo in evidenza il fatto che queste barriere costiere sono state plasmate da potenti tsunami che hanno colpito la regione in epoche diverse.
Il cordone dunale del lago di Lesina è il più antico del promontorio, che iniziò a formarsi molto probabilmente durante l’Età del Bronzo, un’evoluzione che giunse al suo completamento durante l’epoca romana. Il lago, con le sue acque salate che raggiungono una profondità massima di circa 1,9 metri, è separato dal mare da una barriera sabbiosa continua, alta in media 3 metri, con una larghezza minima di circa 350 metri verso est e una massima di circa 1400 metri all’estremità occidentale.
Questa barriera non è uniforme. Può essere suddivisa in tre fasce parallele, ognuna con una storia unica.
La più antica è segnata dai resti di alte dune vicino a Gravaglione, interrotte da un ventaglio di sovraccarico (conosciuto in ambito scientifico come “Washover fan”) a Foce S. Andrea, sulla cui superficie sono state trovate strutture dell’epoca romana.
La seconda fascia, larga circa 300 metri, è invece caratterizzata da dune degradate e ben distanziate, su cui si notano solchi poco profondi senza particolare orientamento specifico. La zona s’interrompe al ventaglio di sovraccarico della cosiddetta Foce Cauto, il cui raggio medio di 700 m è superiore a quello di Foce S. Andrea.
La terza e più giovane fascia, larga circa 400 metri, è segnata da dune dritte e affilate, interrotte solo da un piccolo ventaglio a C. La Torre, il cui raggio si aggira sui 250 m.
La morfologia della barriera di Lesina rivela che almeno tre tsunami hanno colpito la costa settentrionale del Promontorio del Gargano in tempi storici. Questi eventi hanno depositato ventagli di sovraccarico di dimensioni impressionanti, formati da onde di tsunami catastrofiche che hanno attraversato fratture cosismiche nella barriera costiera.
Una frattura cosismica è una rottura del terreno che si forma in corrispondenza di un evento sismico significativo. Queste fratture possono interessare sia il suolo superficiale che le rocce sottostanti, a seconda dell’intensità del terremoto.
Ma come hanno fatto gli scienziati a identificare l’epoca di questi eventi devastanti?
A giocare un ruolo cruciale in questa indagine scientifica intrigante e piuttosto complessa è stata la tecnica analitica conosciuta come Spettrometria di Massa con Acceleratore (AMS), una misurazione con radiocarbonio che consente di misurare l’abbondanza di isotopi rari, presenti in natura o prodotti artificialmente, con un livello di precisione impressionante, rispetto ai corrispondenti isotopi abbondanti.
La tecnica è stata applicata più volte su campioni di gasteropodi polmonati, come Helix sp. e Pomatia sp., raccolti sulle creste delle dune che chiudono le gole dei ventagli di sovraccarico delle foci S. Andrea e Cauto.
Questi campioni hanno fornito date piuttosto precise che hanno permesso di ricostruire la cronologia degli eventi.
Dai risultati si evince che il primo tsunami, che ha formato il ventaglio di S. Andrea, risale a circa 2430 anni fa (con un’incertezza di circa 40 anni), mentre il secondo evento, responsabile del ventaglio di Foce Cauto, risale a circa 1550 anni fa (con un’incertezza di 50 anni).
E qui, giungiamo a un’incredibile crocevia di studi condotti con metodi e scopi differenti, che trovano il denominatore comune, nella descrizione di un dettaglio importante dell’apparizione di San Michele alla sacra grotta.


Il secondo evento, infatti, coinciderebbe col periodo del famoso terremoto del 493 d.C. descritto nel miracolo dell’apparizione di San Michele. Un’altra prova indiretta sulla veridicità di questo evento sismico?
In un altro nostro post, avevamo esposto la tesi del geologo Luigi Piccardi, del CNR di Firenze, che collegava il terremoto dell’apparizione con la faglia locale. Infatti, la “faglia di Monte Sant’Angelo” presenta evidenze geologiche e geomorfologiche della sua attività sismotettonica eccezionalmente ben conservate. Chiaramente riscontrabili sono gli eventi di “fagliazione superficiale” (processo che porta alla fratturazione delle rocce della crosta terrestre fino a emergere in superficie). Lungo il versante destro della Valle Carbonara, si osserva il più recente di tali eventi, che presumibilmente potrebbe essere stato causato dal celebre terremoto della leggenda agiografica sull’arcangelo.
Secondo gli autori dell’analisi geomorfologica della barriera costiera di Lesina, dopo l’ipotesi di Piccardi, basata su dati strutturali, il loro studio fornisce la prima prova convincente che il forte terremoto del 493 d.C. si sia realmente verificato.
E il terzo evento? Il ventaglio di sovraccarico di C. La Torre si sarebbe formato durante un evento ben descritto e documentato da diverse fonti storiche, che ha influenzato non poco le vicissitudini umane e sociali del Gargano: il famoso terremoto di Sant’Anna, del 30 luglio del 1627, che provocò uno tsunami importante anche se meno devastante di quelli precedenti.
Questi studi ci offrono una prospettiva affascinante su come eventi naturali catastrofici possano aver influenzato le narrazioni storiche e religiose del territorio garganico. La coincidenza tra i dati scientifici e le leggende agiografiche non solo arricchisce la nostra conoscenza del passato, ma ci invita anche a riflettere su come la scienza e la tradizione possano intersecarsi in modi inaspettati e profondi.
La ricerca continua a svelare nuovi dettagli, e chissà quali altre sorprendenti connessioni emergeranno in futuro. Restate con noi per ulteriori scoperte e approfondimenti su questo affascinante argomento.
Foto:
A. GRANA, immagini tratte dagli articoli: “Impact of historical tsunamis on a sandy coastal barrier: an example from the northern Gargano coast, southern Italy”, (F. Gianfreda, G. Mastronuzzi e P. Sansò) e “Le vicende sismiche di Lesina e la leggenda di Matilde di Canossa” (G. Mastronuzzi e P. Sansò).
Fonti:
– “Impact of historical tsunamis on a sandy coastal barrier: an example from the northern Gargano coast, southern Italy”, F. Gianfreda, G. Mastronuzzi e P. Sansò; Natural Hazards and Earth System Sciences.
– “Le vicende sismiche di Lesina e la leggenda di Matilde di Canossa”, G. Mastronuzzi e P. Sansò; Mem. Descr. Carta Geol. d’It. XCVI (2014), pp. 309-314.
– “The role of strong earthquakes and tsunami in the Late Holocene evolution of the Fortore River coastal plain (Apulia, Italy): A synthesis”, G. Mastronuzzi e P. Sansò; Geomorphology (ELSEVIER).
– “La Memoria agiografica di san Michele sul Gargano”, a cura di A. Lagioia.
– “Dalla foce del Fortore a Torre Mileto”, A. Chiaromonte (EDIZIONI DEL POGGIO)


