FedeStoria

Era la Festa Madonna, nel lontano 1968

Manfredonia NEL 1968 ascoltavo le letture di situazioni e storie, ironie, povertà e malattia di un tempo che a vederlo oggi sembra così lontano, forse lo è, assoggettato e radicato, parlavano della diffidenza dei centri del nord e della mal comprensione dello Stato, considerati sempre come una terra di seconda scelta, insomma noi del sud camminavamo ai margini dell’abbandono della civiltà umana, secondo le loro teorie teologali da trattarci male per il nostro modo di vivere con quantità.

La loro amata terra era piena di odori puri forti della natura più vera, circondata come si usava dire in dialetto manfredoniano, le macchie di fichi d’india verdeggianti nel panorama di un modo particolare come piante del paradiso. Il vento più buono saliva di un forte profumo fino alle cave  – e diffondeva il suo odore dalle piante estive ,sulla profondità delle voragini bianche fino alle nuvole.

Caratteristiche strepitose aride, erano le mura di calce bianca che rappresentavano la tradizione del ridipingere sempre ed esclusivamente tutti gli anni nel periodo della ‘Festa Patronale’ che si festeggiava sempre gli ultimi giorni di fine agosto al primo di settembre “Festa di Sant’Andrea”. Quasi tutti parlavano del tenerci a fare bella figura, anche i più poveri con qualche risparmio andavano a comprare la calce bianca, alla cava per rinfrescare le piccole case del centro abitato e quello, per così dire periferico, mettendo così a posto la coscienza e l’anima in pace per la Madonna Turca Santissima Maria di Siponto, tenuta sull’altare con i suoi meravigliosi addobbi di rosso infiorata.

Mentre dentro al canto del pomeriggio partiva la processione santa con il quadro della Madonna, si allungava la folla lungo la sera e le luci della città di illuminazioni in quasi tutte le strade, i vicoli, dove la gente piangeva a singhiozzi, dopo essere ritornati in vacanza e aver rivisto l’amato cielo sul mare, che era il luogo che li aveva visti nascere, da dove erano partiti e dove volevano ritornare ogni qualvolta per rinfrancare le loro case sipontine, quelle che porteranno negli occhi della vita. 

Articolo di Claudio Castriotta 

Claudio Castriotta

Poeta, scrittore e cantautore - già collaboratore con riviste di Raffaele Nigro e del docente universitario Daniele Giancane. Il miglior piazzamento ad un premio letterario è avvenuto a Firenze con un libro dedicato ai più emarginati di Manfredonia: secondo posto alle spalle del grande scrittore cattolico Vittorio Messori. Il suo primo maestro è stato Vincenzo Di Lascia, il vincitore al premio Repaci di Viareggio del 1983. Come musicista si è esibito con il cantautore Marco Giacomozzi, vincitore al Premio Tenco, nelle zone della Liguria, esattamente in prov. di Savona ad Albissola Marina . Poi in seguito dopo varie esibizioni in Toscana con altri autori, interrompe i tour per motivi di salute.

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