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È morto Eugenio Scalfari, il fondatore di Repubblica. 

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È morto all’età di 98 anni Eugenio Scalfari, noto giornalista e fondatore del quotidiano La Repubblica. 

Considerato una delle firme più importanti del giornalismo italiano del Novecento, Scalfari ha guidato la sua creatura, Repubblica, sin dal 1976. Decritto spesso come un “giornale-partito”, per la capacità di influenzare e incidere su un ben lineato gruppo politico e culturale, Scalfari ha condotto alcune battaglie importantissime per la vita pubblica, civile, politica e culturale del Paese. Scalfari non ha solamente inventato un nuovo giornale, mettendo in serie difficoltà l’allora indiscusso primato del Corriere della Sera, ma ha inventato un modo di fare giornalismo inedito, diretto, avvincente. Ha raccontato la politica e l’economia, la cultura e la cronaca in modo totalmente nuovo, non scontando la paura di posizionarsi sempre. 

Penna dirompente e critica, amante delle sue memorie e della sua persona, Scalfari ha costruito e valorizzato una scuola di giornalismo nel suo quotidiano. Le sue esperienze, da Mondo all’Espresso, avevano dato a quel giovane giornalista una capacità manageriale in grado di valorizzare i tanti talenti giornalistici delle sue testate. Ancora oggi, a distanza di più di quarant’anni dall’inizio di quell’esperienza, restano i suoi giornalisti: da Ezio Mauro a Natalia Aspesi, Michele Serra e Corrado Augias.

Vent’anni di direzione, supportati nell’ultimo periodo anche dal suo editore Carlo De Benedetti, che hanno lasciato un segno tangibile nella costruzione del discorso pubblico italiano: “lo sdoganamento del Pci, incoraggiato nel percorso democratico, l’argine alla minaccia terroristica, le battaglie contro la corruzione e i poteri occulti, le campagne contro il craxismo incubatore del berlusconismo, la cellula anormale che generò il tumore e le sue metastasi”. 

Lasciò la direzione della sua creatura nel 1996, a 72 anni. Nel Paese in cui è sempre difficile dimettersi da qualcosa, soprattutto da qualcosa di proprio, Scalfari aveva deciso di lasciare il giornale. “Meglio andarsene prima di essere cacciato”, confessò a pochi intimi. Allora arrivò prima Ezio Mauro, poi Mario Calabresi e Carlo Verdelli, poi il cambio di editore e la nuova direzione di Maurizio Molinari. Negli ultimi anni della sua vita ha sempre scritto, coltivando la passione di una vita: quella del pensiero, capace di costruire meraviglie e arginare i mali del mondo. 

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