Daniele Ughetto Piampaschet: chi è lo scrittore condannato per l’omicidio di Anthonia Egbuna e cosa fa oggi

Il nome Daniele Ughetto Piampaschet è legato a uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi anni. Scrittore e studioso torinese, è stato condannato in via definitiva a 25 anni di carcere per l’omicidio di Anthonia Egbuna, giovane donna nigeriana trovata morta nel Po nel 2012. Una vicenda che ha intrecciato letteratura, passione e tragedia, diventando un caso giudiziario complesso e controverso.
La sua storia personale, il percorso accademico e la vita dopo la condanna continuano a suscitare curiosità. Ma chi era davvero Daniele Ughetto Piampaschet prima di quel delitto? Come si è arrivati alla sentenza definitiva? E cosa fa oggi, dopo anni di carcere e semilibertà? Scopriamolo insieme.
Chi è Daniele Ughetto Piampaschet: dallo studio della filosofia alla scrittura
Originario di Giaveno, in provincia di Torino, Daniele Ughetto Piampaschet si era laureato in Filosofia con una tesi dedicata alla regione dell’Edo, in Nigeria, da cui provengono molte donne coinvolte nei circuiti della prostituzione in Europa. Durante gli studi aveva trascorso alcuni mesi nel Paese africano, approfondendo aspetti antropologici e culturali che sarebbero poi diventati centrali nei suoi racconti.
Parallelamente, coltivava la passione per la scrittura. Nei suoi manoscritti, come La rosa e il leone e Il braccialetto di corallo, comparivano personaggi femminili nigeriani e storie ambientate nel mondo della prostituzione. Proprio questi testi, ritrovati durante le indagini, sarebbero diventati elementi chiave nel processo che lo ha visto imputato.
La sua vita cambiò radicalmente nel novembre 2011, quando Anthonia Egbuna, una giovane nigeriana di 18 anni con cui aveva avuto una relazione, scomparve. Il suo corpo venne ritrovato alcuni mesi dopo, nel febbraio 2012, nelle acque del Po a San Mauro Torinese.
Il processo e la condanna: una vicenda lunga e controversa
Le indagini si concentrarono su Piampaschet dopo il ritrovamento di alcuni suoi manoscritti che descrivevano un delitto simile a quello di Anthonia. In La rosa e il leone, infatti, si raccontava l’uccisione di una prostituta nigeriana e il successivo occultamento del corpo.
L’uomo venne arrestato nell’agosto 2012 con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Il primo processo si concluse nel 2014 con l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”, ma in appello la sentenza venne ribaltata: condanna a 25 anni di carcere.
La Cassazione annullò poi la sentenza, ordinando un nuovo processo d’appello, che nel 2018 confermò la condanna. L’anno successivo, la pena divenne definitiva.
Nel luglio 2019, quando i Carabinieri si presentarono a casa sua per eseguire l’arresto, Piampaschet risultò irreperibile. Era pronto a fuggire in Tunisia, come emerso da alcuni appunti ritrovati dagli inquirenti. Dopo tre settimane di latitanza, venne rintracciato a Giaveno e portato nel carcere di Torino.
Durante tutto il procedimento, ha sempre sostenuto la propria innocenza, dichiarando di non aver mai voluto fare del male ad Anthonia e di aver cercato di aiutarla a lasciare la strada.
La vita di oggi: semilibertà, studi e scrittura
A distanza di anni dalla condanna definitiva, la vita di Daniele Ughetto Piampaschet ha assunto una nuova dimensione. Il Tribunale di Sorveglianza gli ha concesso la semilibertà, riconoscendo il comportamento tenuto durante la detenzione e il percorso di reinserimento.
Ogni giorno lascia il carcere di Torino per raggiungere la casa del padre a Giaveno, dove si occupa di lui come badante, e rientra in istituto entro le 19.
Durante gli anni di reclusione ha continuato a studiare, conseguendo una seconda laurea in Scienze politiche e sociali e dedicandosi alla scrittura. Tra i suoi lavori figura La febbre nera, raccolta di racconti e poesie che affrontano temi legati alla Nigeria e alla condizione delle donne migranti.
Oggi, la sua figura resta complessa e controversa: da un lato lo scrittore che ha intrecciato la propria vita con quella di una giovane donna finita tragicamente; dall’altro un uomo che, dopo anni di carcere, cerca di ricostruire un’esistenza lontana dai riflettori, continuando a proclamare la propria innocenza.


