Dalla Daunia a Kunming: la ceramica di Angela Quitadamo tra l’Università e il Parco

Dalla Daunia a Kunming: la ceramica di Angela Quitadamo tra l’Università e il Parco
Il rettore dell’Università di Foggia dona le sue riletture dell’attingitoio daunio
alla Southwest Forestry University; a Ischitella il riconoscimento «Il Cammino
delle Donne del Gargano». Intanto la sezione Archeoclub apre nuovi percorsi in
tutta la Daunia
MANFREDONIA. Due giornate, due scene diverse, un unico filo. Il 25 settembre,
all’Università di Foggia, alcune ceramiche di Angela Quitadamo sono state donate dal
rettore a una delegazione accademica giunta dalla Cina; il giorno seguente, a Ischitella,
l’Ente Parco Nazionale del Gargano le ha conferito il riconoscimento «Il Cammino delle
Donne del Gargano». Ceramista e restauratrice di Monte Sant’Angelo, attiva da
quarant’anni sul territorio garganico e sipontino, e presidente della sezione Archeoclub
d’Italia Manfredonia-Siponto-Monte Sant’Angelo, Quitadamo dedica da tempo il proprio
lavoro allo studio e alla reinterpretazione delle forme e dei segni della civiltà daunia.
A Palazzo Ateneo l’Università di Foggia ha accolto la delegazione della Southwest
Forestry University di Kunming (Yunnan), guidata dal prof. Li Yongqin, presidente del
Consiglio di amministrazione. Alla presenza del rettore Lorenzo Lo Muzio e del
commissario straordinario del Parco Nazionale del Gargano Raffaele Di Mauro, i due atenei
hanno sottoscritto un accordo di cooperazione e una lettera d’intenti su formazione postlaurea, mobilità di studenti e docenti e ricerca, con particolare attenzione alla biodiversità
degli ambienti forestali. La visita ha dato seguito alla missione compiuta in Cina
dall’Ateneo foggiano dal 15 al 24 aprile, della quale facevano parte, fra gli altri l’archeologo
Riccardo Di Cesare, ordinario di Archeologia classica. In quell’occasione i partner cinesi
avevano manifestato un forte interesse per l’archeologia e per la valorizzazione del
patrimonio culturale.
Di qui la scelta del dono: al termine dell’incontro il rettore Lo Muzio ha consegnato al
prof. Li Yongqin alcuni attingitoi realizzati da Quitadamo. Il nome stesso ne dichiara la
funzione. L’attingitoio è un piccolo vaso a vasca bassa o profonda, munito di una sola ansa
a nastro che si leva ben oltre l’orlo; serviva ad attingere liquidi da contenitori più grandi,
come olle e crateri, per poi versarli, e l’ansa alta consentiva di immergere la vasca senza
bagnarsi la mano e di appendere il vaso. Nella ceramica daunia è attestato dalla prima fase
subgeometrica, tra VII e VI secolo a.C., e accompagna l’intera produzione fino al IV-III
secolo a.C., con varianti riconoscibili nei diversi centri: Canosa, Ordona, Arpi, Salapia,
Ascoli Satriano. Era modellato in argilla depurata di colore chiaro, per lo più a mano (il
tornio si diffonde nelle fasi più tarde), e dipinto a colori opachi: bruno-nerastro nella
produzione monocroma, bruno e rosso in quella bicroma, con fasce, linee e motivi
geometrici.
Il tratto più riconoscibile è l’ansa, spesso coronata da appendici plastiche a bottone o «a
corna», che ne fanno quasi una piccola scultura: è proprio questo elemento che le opere di
Quitadamo reinterpretano. Gran parte degli esemplari noti proviene da corredi funerari,
nei quali l’attingitoio compare di frequente accanto all’olla; la coppia rinvia al servizio delle
bevande e al banchetto, forse alla libagione, e insieme al prestigio e all’appartenenza alla
comunità. Un vaso nato per attingere e condividere è parso così il dono più adatto ad
avviare un dialogo fra due comunità di studio lontane nello spazio, ma accomunate
dall’interesse per la ricerca e per il patrimonio.
Sabato 26 settembre, a Ischitella, Quitadamo è stata tra le sette donne premiate nel
«Cammino delle Donne del Gargano», tappa del festival «Gargano Vivo» promosso
dall’Ente Parco. La serata era dedicata a donne che, in ambiti differenti (dal sociale
all’impresa rurale, dalla cultura alla cura delle tradizioni), hanno lasciato un segno nella
vita del Promontorio; con lei sono state premiate Grazia Galante, Giannina Di Brina, Maria
Voto, Dina Caione, Grazia Devola e Antonietta Fasanella. Quitadamo è stata riconosciuta
per la sua attività di ceramista, con la quale da anni dialoga con il repertorio figurativo
daunio, riportandone forme, simboli e memoria nella contemporaneità.
Nella stessa occasione ha donato al commissario Di Mauro una sua creazione che
traduce in forma tridimensionale un’imbarcazione raffigurata su una stele daunia. Sulla
pietra la nave vive in superficie, ridotta a poche linee essenziali; nella ceramica diventa un
oggetto nello spazio, da osservare e rigirare fra le mani. Più che una copia, l’opera è una
domanda rivolta all’immagine antica: come doveva essere fatto ciò che l’incisore ha
soltanto accennato? Le stele daunie, il cui nucleo principale è custodito nel Museo
Archeologico Nazionale di Manfredonia, costituiscono uno dei repertori figurativi più
ricchi dell’Italia preromana. Che un’artista del territorio torni a confrontarsi con esse
attraverso le mani, oltre che attraverso lo sguardo, corrisponde al modo in cui la sezione
Archeoclub, di cui Quitadamo ne è presidente, intende vivere il patrimonio: frequentarlo,
interrogarlo, restituirlo alla comunità in forme nuove.
La motivazione, firmata dal commissario straordinario dell’Ente Parco, recita:
«Per aver fatto della terra e della materia strumenti di memoria e di racconto,
dando forma, attraverso la sua forza creativa ed espressiva, alle radici
profonde della cultura del Gargano. Per aver custodito e reinterpretato
l’antica tradizione ceramica della civiltà daunia, portandone la storia, i
simboli e l’identità oltre i confini del territorio, in Italia e nel mondo. Ad Angela
Quitadamo, con riconoscenza, per aver trasformato la materia in memoria,
la memoria in arte, e l’arte in un racconto universale del Gargano».
I due appuntamenti di fine settembre non arrivano isolati. La sezione Archeoclub
d’Italia A.P.S. Manfredonia-Siponto-Monte Sant’Angelo, in stretta e consolidata sinergia
con la storica associazione sipontina Daunia TuR APS, ha fissato la propria missione in
quattro parole: ricerca, studio, salvaguardia e cittadinanza consapevole.
Su questa base la sezione sta avviando nuovi percorsi di ricerca, di studio e di
coinvolgimento degli appassionati, con l’intento di estenderli all’intero territorio della
Daunia, dall’archeologia alla storia e alla cultura dei suoi centri. L’idea che li guida è la
stessa che anima il lavoro della sua presidente: il patrimonio non si esaurisce nella custodia
dei reperti, ma vive quando una comunità torna a interrogarlo, a studiarlo e a riconoscersi
in esso.
Miriam Fatone
Consigliera della sezione Archeoclub d’Italia Manfredonia-Siponto-Monte Sant’Angelo


