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Conversazioni dal Mare, a Mattinata la cultura come memoria e ascolto

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Mattinata si conferma nuovamente come una consolidata e riconosciuta destinazione culturale, in grado di andare oltre l’offerta legata esclusivamente al turismo balneare. La terza edizione di Conversazioni dal Mare, che fa da sfondo all’iniziativa MattinataèXtraordinaria, ha preso il via rendendo il territorio un laboratorio di idee, grazie alla partecipazione di grandi scrittori, opinion leader e personalità in grado di arricchire il vissuto comunitario.

Come sottolineato dal sindaco Michele Bisceglia, le sfide future che interesseranno l’intero Gargano e la Capitanata saranno quelle di rendere la cultura una sfida sociale in grado di entrare a pieno titolo all’interno della vita dei cittadini, partendo dai più giovani fino a coinvolgere le famiglie, in modo tale da rendere protagonista l’intera comunità.

Conversazioni dal Mare: i grandi nomi

Walter Veltroni: dal “bancone” di Cinecittà al bisogno di nuovi sogni

Ad aprire la serata di Conversazioni dal Mare è stato Walter Veltroni, che ha presentato il suo ultimo romanzo, Il bar di Cinecittà. Il romanzo narra la storia fittizia di un giovane ragazzo di sedici anni, Giovanni Diotallevi, che, nel 1937, inizia il suo lavoro di barista negli stabilimenti cinematografici proprio nel momento della loro apertura, uscendone solo a metà degli anni Ottanta.

Il romanzo offre un punto di osservazione unico: attraverso gli occhi del protagonista scorre non solo la vita di Cinecittà – con il passaggio di grandi nomi come Fellini, De Sica, Mastroianni, Sordi – ma l’intera storia d’Italia, che attraversa il fascismo, la guerra, l’occupazione nazista e l’arrivo degli alleati.

Una riflessione sul presente: Veltroni, nell’analisi della situazione italiana attuale, ha inoltre evidenziato la mancanza di un grande sogno collettivo: “Ora ci sono più paure che sogni, più timori, rabbia e contrapposizione. Questo annuncia sempre fasi di non sviluppo e di non serenità”. Secondo lo scrittore, il Paese ha necessariamente bisogno di un sogno concreto e realizzabile: una società più giusta, dove i diritti siano salvaguardati, dove istruzione e giustizia sociale siano protagoniste.

Pietro Grasso: il Maxiprocesso come svolta di civiltà

L’intervento di Pietro Grasso, che ha presentato U Maxi. Dentro il processo a Cosa Nostra, ha riportato il focus su una delle pagine più buie, drammatiche e decisive della storia repubblicana. L’ex magistrato, ha definito il Maxiprocesso come una vera e propria svolta di civiltà. La mafia fino quel momento era considerata quasi inesistente al punto che nessuno era mai riuscito a processarla e condannarla in modo sistematico.

“È stata un’impresa collettiva. Finalmente lo Stato si è riconosciuto come comunità, ha messo insieme le sue forze e ha raggiunto l’obiettivo”.

Grasso ha ricordato l’immane lavoro preparatorio di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e di tutto il pool antimafia, ma anche il supporto del Governo – che stanziò fondi e risorse per la costruzione dell’aula bunker per 475 imputati – e la partecipazione attiva di cittadini, giudici popolari e testimoni.

Il messaggio ai giovani durante Conversazioni dal Mare

Grasso lancia due messaggi fondamentali rivolti ai ragazzi di oggi

Custodire la memoria: è grazie a chi ha combattuto in passato, se oggi la mafia è ridimensionata (anche se non ancora del tutto sconfitta). Solo conoscendo questa storia è possibile agire bene nel presente e costruire il futuro.

Niente è impossibile: il Maxiprocesso è stato la dimostrazione che nella vita le cose impossibili non esistono. Bisogna credere in ciò che si fa agendo con tenacia e impegno, anche quando nessuno crede nel risultato. Una vittoria grandiosa, che però ha pagato il prezzo altissimo del sacrificio di molti eroi dello Stato (da Chinnici a Pio La Torre, da Dalla Chiesa fino a Falcone e Borsellino).

Concita De Gregorio: la grammatica della cura e dell’anima

A chiudere questa prima serata della rassegna è stata Concita De Gregorio, che accompagnata dalla cantautrice Erica Mou ha affrontato i temi del suo ultimo volume La cura. L’autrice ha precisato sin da subito che non si tratta di un’autobiografia o di un diario personale sulla sua malattia, bensì di un vero e proprio “diario della cura” in senso universale.

Cura è ascolto: “La parola cura significa ascolto”. Tutti gli esseri umani hanno una ferita e il profondo bisogno di essere ascoltati, sia che si tratti di una fragilità del corpo, della mente, o di natura economica, famigliare o connessa al lutto o all’abbandono.

Riscoperta della fiducia: nel contesto storico attuale, caratterizzato da una costante istigazione alla diffidenza verso tutto e tutti, questo libro vuole essere un manifesto per ritrovare la fiducia negli altri. Secondo la giornalista, la relazione tra le persone e il legame sociale rimane l’unico percorso capace di generare una cura autentica.

Articolo di Giuseppe Bollino.

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