Scuola

Contrattazione separata, MID: “Si rischia un isolamento al ribasso”

Il Gruppo Mobilità Intercompartimentale Docenti esprime perplessità sull'ipotesi di una contrattazione autonoma per il settore Istruzione.

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Il futuro della contrattazione collettiva nel mondo della scuola torna al centro del dibattito. A intervenire è il Gruppo Mobilità Intercompartimentale Docenti (MID). Il MID, attraverso il comunicato n. 36, manifesta forti perplessità rispetto all’ipotesi di introdurre una contrattazione separata per il settore dell’Istruzione. Il Gruppo invita le organizzazioni sindacali favorevoli alla proposta a valutarne attentamente le possibili conseguenze.

Pur riconoscendo le nobili intenzioni di quanti sostengono questa soluzione, il gruppo teme che una simile scelta, anziché favorire la valorizzazione economica e professionale degli insegnanti, possa accentuare le disparità già esistenti tra il personale scolastico e gli altri lavoratori della Pubblica Amministrazione.

Stipendi e costo della vita: una questione ancora aperta

Il punto di partenza della riflessione del MID è rappresentato dalle difficoltà economiche che interessano il personale della scuola.

Nonostante i recenti rinnovi contrattuali e gli sforzi compiuti dal Governo e dalle organizzazioni sindacali firmatarie, secondo il gruppo gli incrementi retributivi continuano a essere insufficienti rispetto all’aumento del costo della vita e al divario con gli stipendi degli insegnanti di altri Paesi europei.

Una condizione che, sottolinea il MID, si traduce quotidianamente nella difficoltà di sostenere spese essenziali. Spese queste che vanno dall’affitto al mutuo, fino ai costi necessari per mantenere un tenore di vita dignitoso.

È proprio in questo contesto che si inserisce il dibattito sull’eventuale contrattazione separata. Una contrattazione da alcuni considerata uno strumento per riconoscere maggiormente la specificità del lavoro scolastico.

Per il MID, tuttavia, la modifica dell’assetto contrattuale non garantirebbe automaticamente un miglioramento delle retribuzioni.

Il confronto con la Sanità e i rischi per il personale scolastico

Nel comunicato viene richiamata l’ipotesi di prendere a modello altri settori del pubblico impiego. Un esempio è quello sanitario, in cui specifiche forme di contrattazione avrebbero prodotto risultati favorevoli.

Il gruppo invita però a non trascurare le differenze esistenti tra i settori, sia sotto il profilo numerico sia per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro e gli strumenti di tutela economica.

La preoccupazione principale riguarda la possibilità che, in assenza di adeguate garanzie finanziarie, l’autonomia contrattuale della scuola finisca per trasformarsi in un ulteriore elemento di debolezza.

Secondo il MID, infatti, il problema non risiederebbe tanto nella struttura della contrattazione, quanto nelle scelte politiche ed economiche che determinano le risorse destinate all’Istruzione.

Se non cambia il riconoscimento del ruolo strategico della scuola per lo sviluppo del Paese, osserva il gruppo, difficilmente una diversa formula contrattuale potrà produrre miglioramenti sostanziali.

Mobilità intercompartimentale e diritti: il nodo delle disparità nella PA

Un altro aspetto centrale del documento riguarda le differenze di trattamento tra i lavoratori della scuola e quelli degli altri comparti pubblici.

Il MID richiama, tra le questioni irrisolte, l’assenza generalizzata dei buoni pasto per il personale scolastico, le limitazioni nell’accesso al lavoro agile e, soprattutto, gli ostacoli che impediscono ai docenti di beneficiare ordinariamente della mobilità intercompartimentale verso altre amministrazioni pubbliche.

Quest’ultimo tema rappresenta da anni una delle principali battaglie del gruppo, impegnato a rivendicare maggiori possibilità di trasferimento professionale per gli insegnanti che intendano proseguire il proprio percorso lavorativo in altri settori dello Stato.

Proprio alla luce di queste criticità, una separazione contrattuale viene considerata potenzialmente rischiosa anche sul piano giuridico.

Il timore espresso nel comunicato è che una maggiore distinzione tra la scuola e gli altri comparti possa rafforzare, anziché superare, le barriere che oggi limitano le opportunità professionali del personale scolastico.

Il gruppo si interroga, inoltre, sulla possibilità che la nuova configurazione contrattuale venga utilizzata per consolidare gli attuali vincoli alla mobilità.

Il MID: «La scuola non diventi la Cenerentola del pubblico impiego»

La conclusione del comunicato è particolarmente netta.

Secondo il MID, senza risorse strutturali e adeguate garanzie salariali, una contrattazione separata rischierebbe di lasciare il personale scolastico ancora più distante dagli altri dipendenti pubblici, anche rispetto ai futuri adeguamenti retributivi.

Il gruppo paventa così il pericolo di relegare l’Istruzione al ruolo di «Cenerentola del pubblico impiego», accentuandone l’isolamento economico e giuridico.

Per evitare questo scenario, un’eventuale riforma dovrebbe essere accompagnata da strumenti concreti di tutela, a cominciare da finanziamenti permanenti destinati al miglioramento degli stipendi.

L’appello finale è rivolto alle organizzazioni sindacali e, più in generale, a quanti partecipano al confronto sul futuro della scuola italiana.

Il messaggio del MID è chiaro: valorizzare la professione docente costituisce un obiettivo imprescindibile, ma ogni intervento dovrebbe essere valutato alla luce dei suoi effetti concreti sui diritti e sulle condizioni economiche dei lavoratori.

La questione, in definitiva, non riguarda soltanto l’autonomia contrattuale dell’Istruzione, ma anche il posto che la scuola occupa all’interno della Pubblica Amministrazione e il riconoscimento che lo Stato intende attribuire a chi opera quotidianamente nella formazione delle nuove generazioni.

Le parole e le intenzioni del MID sono senz’altro nobili e condivisibili, ma vogliamo chiudere questo articolo con una piccola nota polemica, non di certo rivolta al Gruppo di Mobilità intercompartimentale.

Molti docenti continuano ad autosvalutarsi dicendo che il loro non è un lavoro ma una missione donata dal Cielo e che agiscono, in nome del fuoco sacro e della vocazione, per un bene superiore. Molti docenti continuano ad autosvalutarsi dicendo di non essere interessati ai soldi ma alla gratificazione mistica data dall’istruire gli alunni. Un’affermazione sacrosanta, peccato però che non serva a pagare il mutuo di casa. Finché si continuerà a ragionare in una simile, grottesca maniera, le cose non cambieranno mai.

Un cambiamento si può avere partendo dagli stessi impiegati della pubblica istruzione. I docenti dovrebbero avere più consapevolezza della loro importanza professionale all’interno della società. Di coseguenza, dovrebbero avere consapevolezza di avere diritto ad un adeguato corrispettivo economico.

FONTI:

ARAN