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Caso Don Uva Foggia: la lettera anonima di una dipendente: “Non facciamo di tutta l’erba un fascio, nella struttura tanti professionisti che svolgono con amore il loro lavoro”

In attesa delle risultanze delle indagini della procura di Foggia sui presunti maltrattamenti a 25 degenti della Rsa al Don Uva di Foggia pubblichiamo una lettera aperta di una operatrice sanitaria del Gruppo Telesforo, stesso gruppo proprietario del Don Uva. La dipendente ha chiesto di rimanere nell’anonimato.
Ecco la sua lettera:

Rompo il silenzio,il mio!
Sono un operatrice socio sanitaria, che lavora presso una struttura del Gruppo Telesforo.
Quello che è accaduto non ha giustificazioni, siamo di fronte alla peggiore specie, quella di esseri che non meritano neanche lontanamente un paragane alle bestie. Quanto voi, come tutti, sono amareggiata, arrabbiata per quanto è accaduto presso la sede Don Uva. 
Leggo i commenti del popolo, ciò che scrivono le testate giornalistiche, e anche qualche politico, che per un like di notorietà, è risultato a mio avviso, poco delicato.

Prosegue scrivendo: “Ci metto la faccia, me ne frego di essere chiamata “lecchina” (a Foggia questi termini usano), ma lo devo, a chi come me svolge il suo lavoro, con empatia, amore, calore e professionalità, e come me tanti, tutti, tranne chi avete conosciuto benissimo tramite ciò che è emerso dalle inchieste. Quei filmati, sono stati una lancia al cuore, per voi, per me, per noi, per i miei datori di lavoro, che hanno investito una vita, per fare della Sanità Pugliese un fiore all’occhiello in tutta Italia.

Intanto volevo chiarire che il luogo citato nella stampa, non è una RSA. E’ un residuo manicomiale e vorrei ricordare al mondo che la psichiatria, dai tempi di Basaglia ad oggi, non ha fatto un solo passo.

Quanto è accaduto siamo di fronte a bestie, e criminali, ma quello che mi sta a cuore chiarire, è che in tv, sui giornali, sul web si parla di RSA e si lascia intendere che questo sia il trattamento riservato ai pazienti in genere, e che questo sia il nostro modus operandi. Nulla di più falso, innanzitutto non siamo dipendenti presi nel “mazzo”, abbiamo esperienza ed abbiamo seguito corsi di formazione, tirocinio, affiancamenti, e soprattutto siamo Supervisionati con attenzione dai nostri datori di lavoro, camminano dietro di noi nei corridoi, i loro passi silenti, non ci fanno mai abbassare la guardia, perché tutto ad ogni fine turno deve essere perfetto e fatto bene, non sono affatto inclini a rimproverarci anche per le più piccole distrazioni.

La lettera prosegue: Addirittura la città sta organizzando una marcia contro gli OSS, ma quelli, non chiamateli OSS, offendete la categoria anche di chi non lavora nelle nostre strutture, ma svolge il proprio lavoro con amore, e non chiamateli neanche animali, perché anche gli animali sono migliori. Loro, sono loro, e solo loro sono così.

I nostri pazienti vengono trattati con amore, hanno cure, calore, e soprattutto la nostra mano stretta alla loro. Non siamo mai stanchi e l’amore che diamo non è mai troppo, per questo non meritiamo che sia fatto di tutta l’erba un fascio.

Diventiamo amici delle famiglie, le rassicuriamo quando vengono dai loro cari ,e toccano con mano, il benessere psicofisico dei loro cari, pertanto non paragonateci a “quelli”.

I miei datori di lavoro, non meritavano tanto male gratuito da questi balordi, hanno tradito la loro fiducia, hanno offeso la loro immagine e l’immagine della struttura, non hanno pensato ai tanti sacrifici fatti per arrivare ad essere le strutture più gettonate, e se c’è stato questo, tanto dovrebbe bastare per capire che loro “le bestie” sono un caso isolato.

Il viso rammaricato, deluso, distrutto del mio principale, mi fa male al cuore, perché non vi è un solo momento in cui hanno abbassato la guardia. E per debellare la gente insana presso quella struttura, ha pagato a caro prezzo sulla propria pelle, le bombe, una vita fatta di rinunce per il bene della Sanità, credete che sia facile per loro, camminare con la scorta? Non avere più una privacy? Se questo non è amore per la Sanità, ditemi voi l’amore qual’è? Hanno lottato per proteggere tutti, le loro strutture, i pazienti, le famiglie i dipendenti, la sanità.

Abbiamo famiglie, figli, siamo genitori, lavoriamo con amore e non è giusto che per colpa di qualcuno paghino tutti.

Una dipendente che si è firmata ma chiede di restare anonima.

Redazione

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