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Arci Foggia: “Ghetti e Caporalato: Il nostro Mantra”

Non c’è niente di illegittimo nel ribellarsi ai lager e ad un destino di violenza, stupri, torture e morte. Ci riferiamo all’inferno libico.

Come non ricordare che dall’inizio dell’anno, 533 persone sono morte nel tentativo di attraversare le frontiere del mondo?

 

Il Mediterraneo è l’area che produce la maggior parte di queste morti da frontiera: 289.  Al 20 marzo, 885 sono le persone  riportate nei Centri di Detenzione, come ci confermano le stesse Nazioni Unite. E nel 2019 in Italia sono sbarcati 520 migranti ad oggi.

 

Vogliamo sviluppare alcune riflessioni su quella che è stata la storia evolutiva dei ghetti dove albergano disperazione ed illegalità e come vi sia un’interconnessione strettissima col caporalato e con le dinamiche lavorative.

 

Abbiamo sempre chiesto che in questo Paese fossero cancellati i tanti (troppi) ricettacoli di illegalità e di invisibilità. La riflessione che scaturisce dagli ultimi eventi – sia su scala provinciale che nazionale – è che oltre alle necessarie azioni di forza per il ripristino della legalità nei cosiddetti ghetti, non si sta incidendo fortemente contro il fenomeno del caporalato e a favore dell’accoglienza: ancora una volta, si sta affrontando un problema socio-lavorativo e della dignità umana con un approccio di forza poco lungimirante.

 

I ghetti come quello dell’ex pista sono figli della nostra provincia, dell’accoglienza sbagliata che abbiamo fatto in tutti questi anni visto che il nostro territorio è un luogo di domanda e offerta di lavoro agricolo. I ghetti si autoeliminerebbero se una volta per tutte si risolvesse il problema del lavoro e dello sfruttamento lavorativo. Non servono approcci caritatevoli né militareschi, serve soltanto risolvere la questione lavoro e abitativa. E’ questo il vero cambiamento: superare le situazioni di sfruttamento che non riguardano solo i migranti ma anche e sopratutto i nostri connazionali.

 

Lo diciamo oggi e lo lanciamo come stimolo alla classe politica che si candida ad amministrare questo territorio, lo facciamo come invito a ripensare le politiche abitative, le politiche di accoglienza, le politiche di sviluppo. Temi che non possono prescindere dal concetto di lavoro, dignità e diritti.

 

Possiamo pensare ad un ripopolamento in sinergia con quelle amministrazioni sensibili del nostro Appennino Dauno e del Gargano che stanno subendo un processo di spopolamento, con un piano Case che possa incentivare ristrutturazioni e canoni agevolati con l’intervento pubblico?

 

Si può pensare ad un piano dei trasporti per portare i lavoratori stranieri e italiani perché  raggiungano in sicurezza il posto di lavoro?

 

Insomma,  possiamo pensare – nella nostra provincia che è una delle più estese d’Italia – ad una convivenza tra le varie culture che sarebbe eccezionalmente positiva per la nostra comunità non solo in termini demografici ma anche economici, specialmente per il settore agricolo.

 

Il tutto affinché si possa trovare una soluzione definitiva e dignitosa per una qualificazione reale e duratura delle nostre comunità e delle nostre città. E non solo attraverso la disponibilità di container che non risolvono il problema definitivamente.

 

Foggia, Marzo 2019                                                  Il Presidente dell’Arci Comitato Provinciale di Foggia

Domenico Rizzi

Redazione

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