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Archeologia senza confini. Il primo incontro per conoscere Siponto

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Archeologia senza confini. Il primo incontro per conoscere Siponto

È cominciato a Siponto il nuovo laboratorio sperimentale di archeologia pubblica del progetto HERITAS_research dell’Università degli Studi di Bari ‘Aldo Moro’.

Circa trenta partecipanti, dai 3 ai 30 anni, provenienti da Ucraina, Mali, Benin, Bangladesh, Perù ed Egitto: età, lingue, storie e riferimenti culturali differenti che nelle prossime settimane proveranno a incontrarsi intorno a un luogo del patrimonio e alle molte storie che intorno a esso si raccolgono.

I laboratori sono la materia viva della ricerca: ciò che emerge – relazioni, memorie, percezioni, difficoltà, conoscenze e nuove interpretazioni – alimenterà le attività di MAPPA, dedicate alla mappatura partecipata delle comunità, e di INCONTRI, nelle quali quelle conoscenze saranno discusse e rielaborate per sperimentare forme di costruzione condivisa del patrimonio.

Il primo appuntamento è stato dedicato a entrare in un sito archeologico e cominciare a conoscerlo.

Giuliano Volpe, archeologo dell’Università di Bari e Principal Investigator di HERITAS per UniBa, ha raccontato la storia di Siponto e il metodo attraverso il quale l’archeologia prova a ricostruirla. Alla lezione è seguita la visita al Parco archeologico e agli scavi in corso, per incontrare direttamente tracce, spazi e oggetti delle comunità che hanno abitato questi luoghi nel tempo.

La scelta di partire dall’archeologia non è casuale. Non vogliamo soltanto raccontare Siponto a nuovi pubblici, ma mettere progressivamente il patrimonio nelle mani delle persone, offrendo gli strumenti per osservarlo, interrogarlo e interpretarlo da prospettive differenti.

Siponto, città portuale affacciata sull’Adriatico, porta nella propria storia persone, merci, idee e culture in movimento. Una storia locale capace di dialogare con biografie e geografie contemporanee molto lontane tra loro.

Dopo aver cominciato a conoscere il luogo, il prossimo passo sarà conoscere le persone. E poi mettere progressivamente in relazione gli uni con l’altro.

Che cosa accade quando alla conoscenza degli archeologi si affiancano altri sguardi, altre memorie e altri modi di dare significato ai luoghi?

È la domanda con cui abbiamo iniziato il nostro percorso.

ArcheoSipontum

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