Ad un anno dalla scomparsa: il ricordo indelebile dell’Ispettore Superiore Giovanni La Torre

Ad un anno dalla scomparsa: il ricordo indelebile dell’Ispettore Superiore Giovanni La Torre
Nel primo anniversario della sua morte, avvenuta il 3 ottobre 2025, Teramo onora la memoria
dello storico volto della D.I.G.O.S..
Un instancabile servitore dello Stato, sopravvissuto al mirino delle Brigate Rosse negli “Anni di
Piombo” e insignito del Premio Borsellino, il cui insegnamento morale resta vivo tutt’oggi.
È trascorso esattamente un anno da quel 3 ottobre 2025, giorno in cui, sconfitto da una
malattia contro la quale ha lottato fino allo stremo, si spegneva all’età di 77 anni l’Ispettore
Superiore della Polizia di Stato Giovanni La Torre. La notizia della sua scomparsa, avvenuta
nella sua natia Puglia, scosse profondamente l’intera comunità di Teramo, città d’adozione che
egli ha difeso e servito per gran parte della sua vita. Oggi, a dodici mesi di distanza, ripercorrere
la sua eccezionale biografia professionale significa comporre il ritratto di un uomo che ha
incarnato fino in fondo i più alti valori democratici e civili.

Le origini e la dedizione assoluta a Teramo
Nato a Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia, il 21 gennaio 1948, Giovanni La Torre, “Gianni”
per colleghi e amici, ha dedicato la propria esistenza alla Polizia di Stato, arruolandosi nel
Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza nel 1966. Dopo le prime fondamentali esperienze
presso l’8° Reparto Mobile di Firenze e, successivamente, a Torino, approdò alla Questura di
Teramo nell’agosto del 1974, venendo inizialmente assegnato all’Ufficio Politico. Nella città
abruzzese l’Ispettore ha costruito non solo la sua straordinaria carriera, ma anche i suoi affetti
più profondi, sposandosi con Maria Gaetana, diventando padre di Pasquale e nonno del
piccolo Giovanni.
A Teramo, l’Ispettore ha assunto ruoli apicali e di enorme responsabilità, dimostrando doti
investigative fuori dal comune. Dopo aver comandato la Squadra U.I.G.O.S. (Ufficio
Investigazioni Generali ed Operazioni Speciali) nella prima metà degli anni Ottanta, ha guidato
la Sezione D.I.G.O.S. dal 1986 al 1989. La sua profonda competenza lo portò a divenire
Coordinatore e Dirigente della stessa D.I.G.O.S. a partire dal 1990 e fino al suo pensionamento.

Il coraggio sotto il fuoco del terrorismo
La carriera di Giovanni La Torre si è incrociata indissolubilmente con la pagina più buia e
sanguinosa della recente storia repubblicana: i cosiddetti “Anni di Piombo”. Trovatosi in prima
linea contro l’eversione, il 20 febbraio 1979 egli rimase vittima, nei pressi della propria
abitazione, di un vile attentato rivendicato dalla sigla eversiva “Comunisti Combattenti”.
Quell’episodio segnò l’inizio di una lunga serie di gravi minacce di morte che lo presero di mira.
La ferocia del terrorismo nei suoi confronti fu tristemente confermata quando il nome
dell’Ispettore venne rinvenuto all’interno di schedari segreti sequestrati in vari covi delle Brigate
Rosse dislocati tra l’Abruzzo e le Marche, esplicitamente inserito in una macabra lista di
“persone (servi dello stato) da eliminare”. Nonostante la paura potesse legittimamente
prendere il sopravvento, La Torre intensificò il proprio impegno catturando esponenti del
terrorismo sia di estrema sinistra che di estrema destra. Il suo raggio d’azione varcò i confini
nazionali, come testimonia il suo fondamentale supporto fornito nella città di Londra per
l’arresto del celebre criminale ed eversore di estrema destra Valerio Viccei.
Negli anni ’90, archiviata la stagione del grande terrorismo, la sua Digos si dimostrò implacabile
contro i fenomeni di corruzione. Come si evince dal suo impeccabile stato di servizio,
l’Ispettore ottenne innumerevoli lodi dal Capo della Polizia per indagini laboriose che portarono
all’arresto e alla denuncia di funzionari comunali, assessori ed economi delle unità sanitarie
locali (U.S.L.) resisi colpevoli di truffa, abuso d’ufficio, turbativa d’asta e falsità ideologica.
L’Ispettore ha inoltre giocato un ruolo cruciale nella tutela dei diritti dei lavoratori in divisa, nel
1981 è stato socio fondatore del Sindacato Autonomo di Polizia (S.A.P.). La fiducia dei colleghi
lo ha portato a ricoprire incarichi di altissimo profilo: è stato Membro del Consiglio Nazionale
con l’incarico di Delegato per la Regione Abruzzo e, fino al suo pensionamento nel 2000, ha
ininterrottamente ricoperto i ruoli di Segretario e Vice Segretario Provinciale, oltre che di
Consigliere Regionale e Provinciale

Ad incorniciare il suo lascito morale, giunse un tributo dal valore inestimabile: il 30 novembre
2019, Giovanni La Torre fu insignito del prestigioso Premio Nazionale Paolo Borsellino. Nelle
motivazioni, egli venne indicato come una figura chiave “per il suo impegno nel trasmettere
alle nuove generazioni la cultura della legalità” e fu premiato “per l’esempio di serietà, dedizione
e abnegazione. Anche nel ricordo di tutti gli uomini in divisa che hanno servito lo Stato fino
all’estremo sacrificio”.
A un anno esatto dalla sua scomparsa, rileggere quel curriculum non equivale
semplicemente a scorrere l’elenco di promozioni e successi investigativi. È, al contrario, il
dovere civico di ricordare e onorare il sacrificio di un uomo la cui tempra morale e il cui
incondizionato senso del dovere continuano a rappresentare un faro di legalità per Teramo e
per l’Italia intera.
Non solo un infallibile investigatore, ma un cittadino esemplare che, con il distintivo sul petto
e con la tessera di volontario in tasca, ha sempre messo la vita degli altri prima della propria.
La grandezza di “Gianni” La Torre, tuttavia, non risiedeva esclusivamente nella repressione del
crimine, ma anche in una profonda e commovente umanità. La solidarietà lo spinse ad
intervenire tempestivamente nei soccorsi durante il disastroso terremoto del Belice, nel 1968,
operando per mesi a Partanna, Santa Ninfa e Gibellina. Nel 1980, in occasione del drammatico
sisma in Irpinia, si occupò di organizzare per la Prefettura di Teramo la requisizione delle
roulotte e la logistica degli aiuti di prima necessità, ricevendo gli encomi della stampa
nazionale.
Lo Stato ha ampiamente riconosciuto i meriti di questo suo impavido servitore. Il Presidente
della Repubblica, nel corso degli anni, ha conferito a La Torre le alte onorificenze di Cavaliere
(1996) e di Ufficiale al “Merito della Repubblica Italiana” (2003). Inoltre, il Ministero dell’Interno
lo ha insignito della Croce d’Argento (1997) e della Medaglia d’Oro (1998).
Dal 2000 in poi ha messo a disposizione la sua competenza collaborando attivamente con
Associazioni di Volontariato e di Protezione Civile. Ed a coronamento di questo percorso
morale, il 7 gennaio 2004 è stato nominato Membro del direttivo provinciale dell’Associazione
Nazionale “Giovanni Palatucci”, intitolata all’eroico ultimo Questore italiano di Fiume che
sacrificò la propria vita per salvare migliaia di ebrei.
Una nomina che suona come una naturale affinità elettiva tra servitori dello Stato.


