Fede e religione

A Madonne de Siponde: storia di una venerazione millenaria

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A breve, dopo ben tre anni di stop forzato a causa della pandemia da Covid, la nostra città si riapproprierà di una sua antica tradizione legata alla venerazione della Madonna di Siponto. Tantissimi sono i sipontini emigrati che per l’occasione tornano a Manfredonia, attratti da quello sguardo materno che la nostra Madonna, come scrissero il Mastrobuoni e il De Feudis in un opuscolo su Manfredonia del 1964, “anziché verso il Divin Figlio, rivolge ai suoi fedeli, ai quali Ella è del tutto intenta, quasi per raccoglierne i sospiri, i voti, le preghiere, e rassicurarli di quella benedizione celeste, che impartisce Gesù pargoletto con la destra”.

Tre giorni, dal 29 al 31 agosto, quelli dedicata alla Santa Patrona (ai quali si aggiunge un quarto giorno, il primo settembre, per la festa dedicata a Sant’Andrea protettore dei pescatori) durante i quali la città di Manfredonia si ferma per festeggiare la sua mamma amorevole, la Madonne de Siponde, che protegge tutti i manfredoniani, vicini e lontani e che vede in processione circa ventimila fedeli.

È emozionante leggere parole impregnate di amore e fede in un manifesto del 1901 (foto: Manfredonia Ricordi) che annuncia il programma dei festeggiamenti in onore della Madonna di Siponto e, man mano che si avvicinano i giorni in cui celebriamo la nostra Santa Patrona, il pensiero corre indietro nel tempo ad una devozione che si perde nei secoli.

Il quadro dell’icona santa pare addirittura sia stato dipinto dall’evangelista Luca quando la Madonna era ancora in vita e quindi nel I secolo. Fu proprio dalla Madonna che San Luca attinse le notizie per il suo Vangelo e allo stesso santo sono attribuiti numerosi quadri raffiguranti la Vergine. Ciò, però, per quanto possa essere un’ipotesi affascinante, pare avere più il sapore di una leggenda.

È invece nel 1050, durante il concilio tenuto a Siponto da Leone IX, poi divenuto santo, che pare aversi la prima testimonianza della presenza dell’icona nell’antica basilica, che proprio questo papa si soffermò a venerare.

Inizialmente non vi era una data fissa per celebrare la Madonna di Siponto e la ‘sacra tavola’ veniva portata in processione per chiedere grazie varie o per trovare sollievo da lunghi periodi di siccità. Si racconta che dopo la processione, puntualmente, cominciasse a piovere ed addirittura, per tale motivo, veniva ‘chiesta in prestito’ dai vicini paesi.

Ma alla Madonna di Siponto i fedeli si rivolsero soprattutto durante le epidemie di colera che, in diverse ondate, fecero numerosi morti nell’Ottocento. Pare che proprio a seguito di una processione col quadro della Madonna a metà dell’Ottocento, alla fine di un agosto, per chiedere che l’epidemia cessasse, i sipontini accontentati decisero che da lì in poi sarebbe stata quella la data in cui onorare ogni anno l’icona miracolosa, ovvero il 30 di agosto. Ed infatti, nel programma del manifesto del 1901, dove si ricordano varie grazie, l’immagine portata in processione viene definita ‘taumaturga’, ovvero miracolosa.

Una curiosità: fino al 1969 insieme alla Madonna di Siponto, durante la festa patronale, venivano portati in processione anche altri due santi patroni della città di Manfredonia, San Lorenzo Majorano e San Filippo Neri.

Maria Teresa Valente

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Maria Teresa Valente

Giornalista pubblicista dal 2000 ed impiegata, esercita anche l’attività di mamma full time di due splendidi e vivacissimi bambini: Vanessa e Domenico. È nata e cresciuta a Manfredonia (FG), sulle rive dell’omonimo Golfo, nelle cui acque intinge quotidianamente la sua penna ed i suoi pensieri. Collabora con diverse testate ed ha diretto vari giornali di Capitanata, tra cui, per 10 anni, Manfredonia.net, il primo quotidiano on line del nord della Puglia. Laureata in Lettere Moderne con una tesi sull’immigrazione, ha conseguito un master in Comunicazione Politica ed è appassionata di storia. Per nove anni è stata responsabile dell’Ufficio di Gabinetto del Sindaco di Manfredonia. Ancora indecisa se un giorno vorrebbe rinascere nei panni di Oriana Fallaci o in quelli di Monica Bellucci, nel frattempo indossa con piacere i suoi comodissimi jeans, sorseggiando caffè nero bollente davanti alla tastiera, mentre scrive accompagnata dalla favolosa musica degli anni ‘70 e ‘80.

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