
Manfredonia. Ancora Ferro…
Immaginate di passeggiare nel centro storico di Manfredonia, un luogo straordinario, intriso di secoli di vita, di commerci e di passaggio di popoli. Eppure, proprio qui, oggi ci troviamo di fronte a un progetto che merita un’attenta riflessione. L’idea è quella di ricostruire un’antica torre di epoca angioina utilizzando un materiale assolutamente contemporaneo: l’acciaio. Un intervento ad alto impatto visivo che richiama subito alla mente quanto già realizzato con la struttura in rete metallica presso l’antica Basilica di Siponto.
Ma l’aspetto davvero affascinante — e se vogliamo paradossale — riguarda la memoria storica che si intende attribuire a quest’opera. Si vorrebbe infatti intitolare, a quanto pare, il museo della torre (ora cappella della Maddalena) a Manfredi, Principe di Taranto, tradizionalmente considerato il fondatore della città (ricordiamo che ci sono già una statua equestre e il corso principale mentre ai D’Angio’ nulla se non una via periferica). Se andiamo però ad analizzare con rigore le fonti documentali, scopriamo una realtà molto diversa e ben più complessa. Il vero e unico contributo pratico di Manfredi alla nascita della nuova Siponto fu l’emanazione del celebre Datum Orte: un documento con cui si concedevano vantaggiose esenzioni fiscali a chiunque decidesse di andare ad abitarvi.
C’è di più. Questo testo non è giunto a noi attraverso archivi svevi, bensì all’interno del Registro della Cancelleria Angioina a Napoli — una preziosissima fonte purtroppo distrutta durante i tragici eventi della Seconda Guerra Mondiale e poi pazientemente ricostruita dallo storico Riccardo Filangieri.
Accostare la figura di Manfredi a una probabile torre angioina crea un vero e proprio corto circuito storico. È un po’ come se, all’interno della Cappella Sistina, si decidesse di intitolare un museo ad Antonio Canova: parliamo di epoche, linguaggi e contesti del tutto distinti.

Una foto tratta dal libro “Manfredonia” di Luigi Pascale. Questo arco a quanto pare dovrebbe essere inglobato nella nuova struttura in acciaio che dovrebbe riprendere le forme dell’antica torre angioina.
Guardiamo per esempio alla Cappella della Maddalena: non ci troviamo di fronte a un monumento svevo, ma a una solida struttura angioina. Un edificio straordinario che, con ogni probabilità, inglobò l’antica Sinagoga di Siponto. A testimoniarlo in modo silenzioso ma inconfutabile sono le pietre stesse: la presenza di lapidi con la Stella di Davide, come quella legata alla famiglia Stellatello, ce lo conferma.
Di fronte a una stratificazione così ricca e affascinante, viene spontaneo chiedersi perché alterare la narrazione di questi luoghi. Se l’obiettivo è creare un centro culturale, la scelta più coerente sarebbe istituire un Museo Civico Cappella della Maddalena o, altrimenti, dedicare una sala a Manfredi all’interno del maestoso Castello cittadino. Sarebbe il modo migliore per viaggiare nel tempo nel rispetto autentico della storia.
G. O.


