Cronaca Italia

Yara Gambirasio, no a nuove analisi sui reperti

Caso Yara Gambirasio, la Corte d’Assise di Bergamo respinge la richiesta della difesa di Bossetti di effettuare nuove analisi sui reperti.

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Il caso Yara Gambirasio torna al centro dell’attenzione giudiziaria. La Corte d’Assise di Bergamo ha respinto la richiesta avanzata dalla difesa di Massimo Bossetti. I legali chiedevano nuovi accertamenti tecnico-scientifici sui reperti e sui campioni biologici ancora conservati. Una richiesta arrivata dopo la recente acquisizione delle fotografie ad alta risoluzione realizzate dal Ris di Parma. Al centro della nuova battaglia giudiziaria c’è soprattutto la famosa traccia 31G20. Si tratta di uno degli elementi fondamentali dell’inchiesta che ha portato alla condanna definitiva di Bossetti. I giudici, però, non hanno ritenuto sufficienti le argomentazioni presentate dalla difesa. Nel provvedimento viene ribadito il valore degli accertamenti genetici già effettuati durante le indagini. Bossetti, condannato all’ergastolo, ha seguito l’udienza in videocollegamento dal carcere di Bollate. Ma i suoi avvocati non intendono fermarsi e hanno già annunciato un nuovo ricorso in Cassazione.

Caso Yara, perché i giudici hanno detto no

La decisione della Corte è contenuta in un provvedimento di 12 pagine. Secondo i giudici, non sarebbero emersi elementi realmente nuovi capaci di giustificare ulteriori accertamenti sui reperti. La richiesta avrebbe sostanzialmente comportato una nuova valutazione di questioni già affrontate durante il processo. Uno dei punti più delicati riguarda proprio il DNA di Ignoto 1, attribuito a Massimo Bossetti. La Corte sottolinea che quel profilo genetico non sarebbe emerso esclusivamente dalla traccia 31G20: sugli slip di Yara furono effettuati complessivamente 52 prelievi e 16 avrebbero restituito il profilo genetico di Bossetti. Altri due riscontri sarebbero arrivati dalle dodici campionature effettuate sui leggings. Per i giudici, quindi, eventuali ulteriori tracce genetiche non sarebbero comunque sufficienti, da sole, a modificare in maniera sostanziale il quadro probatorio che ha portato alla condanna definitiva.

La difesa continua però a contestare diversi aspetti degli accertamenti. Gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini avevano chiesto di poter utilizzare le tecnologie attuali per effettuare nuove verifiche, soffermandosi anche su altre tracce biologiche rinvenute sugli indumenti della tredicenne. Dopo il rigetto, Salvagni ha annunciato che la battaglia giudiziaria proseguirà. Il legale ha confermato l’intenzione di presentare un nuovo ricorso in Cassazione e di rivolgersi anche alla Procura competente per chiedere ulteriori approfondimenti. Di posizione opposta i legali della famiglia Gambirasio. Prima della decisione avevano espresso il timore che il caso potesse trasformarsi in un nuovo lungo confronto giudiziario e mediatico, evocando il paragone con il caso Garlasco. La decisione della Corte chiude dunque, almeno per il momento, la strada delle nuove analisi. Ma il caso giudiziario che ruota attorno alla morte di Yara Gambirasio, a quasi sedici anni dalla sua scomparsa, sembra destinato a far discutere ancora.

FONTI:

Adnkronos

Ansa.it

Il Giorno

Rainews

BCC San Giovanni Rotondo