118, salva la seconda ambulanza a Manfredonia. Falcone: “Ora si riesaminino anche Vieste, Vico, Cerignola e Torremaggiore”

118, salva la seconda ambulanza a Manfredonia. Falcone: “Ora si riesaminino anche Vieste, Vico, Cerignola e Torremaggiore”
La consigliera regionale del PD: “La decisione assunta per Manfredonia dimostra che la riorganizzazione può essere corretta quando i dati e le caratteristiche dei territori lo richiedono. Chiediamo alla ASL Foggia di applicare lo stesso metodo agli altri quattro casi”
La seconda ambulanza del 118 resta a Manfredonia. È un risultato importante per la città e, secondo la consigliera regionale del Partito Democratico Rossella Falcone, anche un precedente che deve spingere a riesaminare le decisioni riguardanti Vieste, Vico del Gargano, Cerignola e Torremaggiore. “La scelta compiuta per Manfredonia dimostra una cosa molto semplice: la riorganizzazione del 118 non può essere un esercizio astratto, ma deve misurarsi con i carichi di attività, le distanze dagli ospedali, i tempi di percorrenza, la viabilità e le caratteristiche delle comunità servite – afferma Falcone – È stato giusto ascoltare Manfredonia e correggere la decisione. Ora chiediamo che lo stesso metodo venga applicato agli altri quattro territori”.
Dopo la deliberazione della Giunta regionale n. 1253 del 22 settembre 2026, la direzione generale della ASL Foggia è infatti intervenuta sull’organizzazione del sistema territoriale dell’emergenza-urgenza 118. E nel nuovo assetto viene meno la seconda postazione di Vieste, Vico del Gargano, Cerignola e Torremaggiore.
“Prima che queste scelte diventino definitive c’è una domanda alla quale occorre rispondere – prosegue Falcone – Cosa accade se l’unica ambulanza disponibile è già impegnata in un altro soccorso o in un trasferimento? Quale mezzo interviene, da dove parte e con quali tempi di percorrenza? Non chiediamo rassicurazioni generiche, chiediamo che la valutazione venga fatta sui dati e sulla capacità effettiva della rete di rispondere alle emergenze”.
A motivare la richiesta ci sono anche i dati di attività relativi al periodo gennaio-agosto 2026. Vieste ha registrato 5.200 accessi al PPI e 1.809 interventi delle ambulanze; Vico del Gargano 4.415 accessi e 1.309 interventi. Gli interventi di soccorso sono stati 4.919 a Cerignola e 3.965 a Torremaggiore.
“Sono numeri che non possono essere considerati marginali – sottolinea la consigliera regionale PD – Ma i numeri assoluti non bastano, vanno incrociati con l’estensione del territorio da coprire, le distanze dai presidi ospedalieri, i tempi di percorrenza e la possibilità che più emergenze si verifichino contemporaneamente”.
Particolarmente delicata, secondo Falcone, è la situazione di Vieste, Vico e più in generale del Gargano. “Vieste e Vico – è la sua riflessione – sono distanti dai principali presidi ospedalieri, hanno una carenza strutturale di medici di continuità assistenziale e di medici del PPI, una rete viaria che rende più lunghi gli spostamenti e con le loro ambulanze servono tutti i Comuni del Gargano nord. La sicurezza sanitaria di un territorio non può essere misurata soltanto sul numero dei residenti. Bisogna considerare quanto tempo occorre perché un mezzo raggiunga una persona che ha bisogno di soccorso”.
Preoccupazioni sulla riorganizzazione sono state espresse anche dai sindaci dei Comuni interessati. Da Cerignola, con il suo vasto territorio che la rende la terza città per estensione territoriale d’Italia e un’utenza di grande rilievo per l’intera Capitanata, passando per Vico del Gargano, che rischia di rimanere isolato per oggettive difficoltà logistiche. Fino a Torremaggiore, che serve aree fragili, con difficoltà infrastrutturali di notevole gravità. Senza la seconda ambulanza in questa zona un intero territorio rischia di essere sprovvisto di un servizio di soccorso essenziale. Parliamo del Subappennino e dell’Alto Tavoliere, con copertura di Torremaggiore, San Paolo di Civitate, San Severo, Apricena, Serracapriola, Chieuti, Marina di Chieuti, Lesina e Marina di Lesina. “Anche su questo chiediamo una verifica concreta: quali saranno i tempi di intervento, quale territorio dovrà coprire ciascun mezzo e cosa accadrà in caso di chiamate contemporanee? – aggiunge Falcone –. Una riorganizzazione può certamente rendere più efficiente il servizio, ma deve dimostrare di non ridurre la capacità di risposta alle emergenze”.


