Morte con la ricina a Pietracatella: “Non troverete chi è stato”
A Pietracatella continuano le indagini sul duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, morte per avvelenamento da ricina.

Il duplice omicidio di Pietracatella continua a essere uno dei casi di cronaca più inquietanti degli ultimi anni. A oltre sette mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. Madre e figlia sono morte per avvelenamento da ricina. Gli investigatori sono ancora alla ricerca della svolta decisiva. Intanto il piccolo centro molisano si prepara alla tradizionale festa del patrono, cercando di ritrovare una parvenza di normalità nonostante un’indagine che continua a tenere tutti con il fiato sospeso. Tra i residenti prevale lo scetticismo: c’è chi è convinto che il responsabile non verrà mai individuato. Nel frattempo gli esperti italiani e tedeschi proseguono gli accertamenti scientifici e uno degli elementi più discussi resta quello della presunta marmellata contaminata, ritenuta una delle possibili vie attraverso cui il veleno sarebbe stato ingerito.
La festa del paese e un mistero ancora senza colpevole
Mentre Pietracatella si prepara alle celebrazioni religiose dedicate al patrono, il clima resta inevitabilmente segnato dalla tragedia che ha sconvolto la comunità. Secondo quanto emerso nel corso della trasmissione Vita in Diretta, molti abitanti manifestano un forte pessimismo sull’esito dell’inchiesta. C’è chi arriva a dire apertamente: “Non lo troverete mai, è inutile che si va avanti! Cosa vuoi che possono trovare questi della Germania?”. Un segno di una fiducia ormai ridotta nelle possibilità di individuare l’autore del duplice omicidio.
Le indagini, però, non si sono fermate. I risultati delle analisi affidate anche agli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino sono considerati fondamentali per chiarire tempi, modalità e quantità della ricina assunta dalle vittime. Parallelamente proseguono gli accertamenti sui reperti alimentari sequestrati nell’abitazione e sulle tracce eventualmente lasciate dal veleno.
Il nodo della marmellata resta uno degli aspetti più delicati
Fra le ipotesi investigative continua ad avere un ruolo importante quella legata agli alimenti consumati nei giorni precedenti al malore. In particolare, l’attenzione degli investigatori si concentra su alcuni prodotti alimentari presenti in casa, tra cui la marmellata, che potrebbe aver rappresentato uno dei possibili veicoli della ricina.
Al momento, tuttavia, non esistono conferme definitive sul fatto che sia stato proprio quel prodotto a provocare l’avvelenamento. Gli esami di laboratorio dovranno stabilire se vi siano tracce della tossina e se possano essere collegate con certezza alla morte di Antonella e Sara. Proprio per questo gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, evitando conclusioni affrettate.
L’inchiesta continua dunque a muoversi su due binari: da una parte le sofisticate analisi tossicologiche e scientifiche, dall’altra il lavoro investigativo su testimonianze, dispositivi elettronici e rapporti personali. L’obiettivo resta individuare il movente e il responsabile di quello che la Procura considera un duplice omicidio premeditato, consumato attraverso una delle sostanze più letali conosciute.

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