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Manfredonia, Marasco: “La Marca offende la città e divide i sipontini”

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Manfredonia, Marasco: “La Marca offende la città e divide i sipontini”

Quanto accaduto questa mattina a Manfredonia durante le celebrazioni della Festa della Liberazione è gravissimo e inaccettabile. Nel momento in cui tutte le forze politiche, di destra, di centro e di sinistra, erano presenti insieme per onorare la ricorrenza nazionale, il Sindaco Domenico la Marca ha trasformato una cerimonia istituzionale in una provocazione di parte.

Far intonare alla Banda Città di Manfredonia “Bella Ciao” mentre il Gonfalone del Comune rientrava nella sede comunale non è stato un omaggio alla Liberazione: è stato un atto di arroganza politica, uno schiaffo a tutti i cittadini che non si riconoscono in quella canzone simbolo di una sola parte politica.

La prova è nei fatti: un generale dell’Aeronautica in pensione, militari in servizio e associazioni d’arma si sono sentiti costretti ad allontanarsi. Quando i servitori dello Stato sono messi nella condizione di dover lasciare una cerimonia pubblica per non subire un’offesa, significa che chi amministra ha fallito il suo dovere più elementare: essere il sindaco di tutti.

Questa non è democrazia. Democrazia è rispetto, è unità nazionale, è memoria condivisa. Democrazia non è imporre con la forza delle istituzioni i simboli della propria area politica calpestando la sensibilità di metà Paese. Il 25 Aprile appartiene a tutti gli italiani, non alla sinistra. La Liberazione è stata una conquista di popolo, non un patrimonio privato da usare per umiliare gli avversari.

Il Sindaco La Marca oggi ha scelto di dividere invece che unire, di provocare invece che rappresentare. Ha usato il Gonfalone di Manfredonia, simbolo di tutta la città, come bandiera di fazione. È un fatto di una gravità inaudita che offende le istituzioni, le Forze Armate e ogni cittadino che crede in una Repubblica davvero pluralista.

Chiediamo al Sindaco La Marca scuse pubbliche immediate a tutti i manfredoniani e alle associazioni costrette ad allontanarsi. Chiediamo inoltre al Prefetto di Foggia e al Ministro dell’Interno di valutare la condotta di un amministratore che ha trasformato una festa nazionale in una vergognosa occasione di propaganda.

La politica di sinistra smetta di sequestrare le date della nostra storia. L’Italia è di tutti. Le istituzioni sono di tutti. E il 25 Aprile tornerà a essere festa di libertà solo quando smetterà di essere palco per l’arroganza di una parte.
Giuseppe Marasco