Attualità Capitanata

4 novembre: in villa il monumento realizzato con le rocce insanguinate del Carso e la colonna di San Lorenzo Majorano

[esi adrotate group="1" cache="public" ttl="0"]

Lo sapevate che i pini della villa comunale sono 181? Esattamente come i 181 manfredoniani morti durante la prima guerra mondiale. Ed è proprio in loro memoria che questi alberi furono piantati negli anni ’20 e su ciascuno di essi all’epoca fu apposta anche una targa con nome e cognome.

E se passeggiando abbiamo sostato presso la cancellata a due passi dal castello, chissà se abbiamo mai pensato a quanta storia essa racchiude.

Era il 1926 e, come stava accadendo un po’ in ogni parte d’Italia, venne realizzato anche a Manfredonia un monumento (ad opera dell’ingegnere Domenico Sapone e dello scultore Beniamino Natola) affinché la nostra città potesse ricordare i suoi figli periti nella prima guerra mondiale.

Per dare maggiore sacralità all’opera, fu creata una base a mo’ di scoglio con rocce raccolte direttamente sul Carso, intrise ancora del sangue che migliaia e migliaia di italiani qui trovarono la morte. Un luogo, quello del Carso (ai confini tra Italia, Slovenia e Croazia), simbolo per eccellenza della Grande Guerra, poiché fu proprio qui che vennero combattute le più importanti e cruente battaglie che portarono infine alla liberazione di Trento e Trieste dall’impero austro-ungarico. Non per niente il Milite Ignoto, la cui salma è tumulata presso l’Altare della Patria a Roma, è proprio di un soldato morto sul Carso.

Incastonate tra le rocce del monumento nella villa comunale, svettano come trofei pezzi di artiglieria della prima guerra mondiale, mentre al centro si solleva una colonna greca del V secolo d.C. importantissima per Manfredonia, poiché fu uno dei doni giunti da Costantinopoli dall’imperatore Zenone in occasione della consacrazione a vescovo di Siponto di Lorenzo Majorano, l’amato pupillo designato come erede dell’impero romano d’Oriente, ma che aveva invece preferito abbracciare il cristianesimo. Con questa ed altre colonne donategli dall’imperatore, San Lorenzo fece erigere una chiesa nel luogo in cui approdò quando giunse a Siponto, dedicandola ai martiri Santo Stefano e Sant’Agata (di cui portò anche delle reliquie). La chiesa venne poi distrutta dal disastroso terremoto del 1223.

Alla base della preziosa colonna, scelta per ricordare la magnificenza della Repubblica Sipontina che ha immolato i suoi figli per la patria, vi è la statua in bronzo di una donna alata che rappresenta la Vittoria, con in mano una torcia simbolo dell’amore sempre ‘ardente’ per la patria.

Un anello in bronzo avvolge poi la colonna, e riporta le date del 1915 e del 1918 per ricordare l’inizio e la fine della Grande Guerra, ma anche che quella guerra ebbe inizio qui. Fu proprio a Manfredonia, infatti, che tuonò il primo colpo del cannone nemico, e fu questa città il primo bersaglio della ferocia austriaca in quel lontano 24 maggio 1915.

Eccoci, dunque, presso quel monumento che siamo abituati a vedere da sempre, ma che forse poche volte abbiamo osservato con attenzione, per ricordare nel giorno del 4 novembre la fine della prima guerra mondiale, ma anche i nostri concittadini morti in guerra.

E magari da oggi, passeggiando nella villa, guarderemo i pini con occhi diversi, poiché sappiamo che ognuno di essi ha un nome, che è quello dei 181 giovanissimi manfredoniani partiti per un viaggio senza ritorno in cui si avventurarono con spirito di sacrificio e amor di patria, lasciando per sempre le proprie famiglie e gli affetti più cari: Francesco Renzulli, Vincenzo Trigiani, Michele Balsamo, Ciro Castriotta, Matteo Troiano, Carlo La Torre, Matteo Piemontese, Antonio La Tosa, Saverio Iacoviello…

Maria Teresa Valente

tenuta santa lucia

Lascia un commento