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20 giugno 1922: i cento anni dalla nascita di Cristanziano Serricchio

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“Nel duemila e ventidue forse ricorderà qualcuno il centenario e il giorno della mia nascita d’uno segnato col mio nome, venti giugno, un venerdì, nel segno dei Gemelli in bilico fra due stagioni d’aria e di terra”. Questi versi sono stati scritti da Cristanziano Serricchio, nato cento anni fa, il 20 giugno del 1922 a Monte Sant’Angelo. Il poeta del Gargano, che amato tre cittadine garganiche come Monte Sant’Angelo, San Marco in Lamis e la sua Manfredonia, è uno dei poeti più importanti della Puglia. Ultimo di tredici figli, dopo aver conseguito la maturità classica intraprese la carriera dell’insegnamento. Oltre al ruolo dell’insegnante, Serricchio fu lo storico preside del Liceo “Roncalli” di Manfredonia e il presidente per la Puglia del Centro Studi di Storia Patria. 

Non solo la poesia nella vita di Serricchio, ma anche l’amore per il suo territorio. Dal 1962 al 1968, infatti, fu assessore alla pubblica istruzione e alla cultura del Comune di Manfredonia. Il suo impegno si concretizzò nell’allestimento del Museo archeologico nazionale e nella sistemazione della Biblioteca Comunale. Grazie a Serricchio, e al lavoro immenso di Silvio Ferri, si è edificata la storia della civiltà sipontina. La loro tenacia fu importantissima per scoprire e valorizzare le Stele Daunie, le pagine più rappresentative della storia del nostro territorio. 

Amato per la sua poesia che parlava di Puglia, di ulivi, di luce e di mistero, Serricchio è stato una voce importantissima nel panorama della poesia del Novecento. Nel 2003 Mario Luzi gli conferì il Premio Circe Sabaudia “Una vita per la poesia”, nel 2009 uscii un prestigioso Meridiano per la Mondadori, mentre la Regione Puglia nel 2012 lo propose al Premio Nobel per la letteratura. 

Il critico Augusto Ficele su Treccani ha scritto: “Serricchio è esente da ogni congrega avanguardistica, non partecipa ad alcun gruppo letterario, conserva una chiarezza d’animo difficile da registrare: resta un profumo d’esilio, sul quale concordano nomi illustri della poesia e della critica italiana come Luzi, Spaziani, Spagnoletti, Macrì. I suoi versi ruotano attorno ad una continua gestazione della parola che agisce come depuratore, perché l’atto della vita possa nel tempo precario, acquisire altezza”.

A cento anni della nascita di Serricchio, lo ricordiamo con una poesia tratta da “Il tempo di dirti” (Fermenti, 1998). 

«Nuovi incontri / per il segno del leone. / L’oroscopo mente. / Ma usciremo ancora / ugualmente insieme, / tu ed io a stendere / sul filo del balcone / l’ultimo bucato / fra il tepore / del sole e il giallo / trionfante dei limoni».

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