
Manfredonia – LE fontane scorrono per la città di una vasta acqua fresca trasparente, da esiliare dicevano i vecchi pescatori, le loro parole erano come un lieve sole; che apriva le strade per viverle di anni nelle mani.
Già di vita nel nuovo dicembre della mattina ,che circondava Manfredonia ricca di fontane, ovunque in ogni luogo in ogni circostanza del paese per poter bere acqua tant’acqua da scorrere nelle vie del paese, ma che paese era il nostro, no questo il vostro, ma che razza di gente siete diventati voi, no noi. Un arco antico trafitto da ombra passata, sentite che sonorità della parola è una meraviglia geniale, fruttuosa balzata fuori su una piazza di fronte alla strada del Largo Seminario – via di storia e di memoria pura che non scorda, che non arranca delineata in un cammino pulito ; dello scorrere fino al porto lucido di acqua limpida, fluida in faccia alla struttura diocesana – che osservava la città sveglia di pulito.
Acque ch’erano sole a lavare le ferite del paese in malattia,paese che oggi non apprezza nulla,che critica,che bestemmia, che sputa in un salubre vivere assurda. Fermi, restate fermi punto, non azzardatevi, tempo neanche il momento di chiedervi chi siete, siamo stanchi, tornate all’ovile drizzate il cammino,perché essere moderni non significa fare i cavoli vostri, magari passare addosso a tutto.
Fontane – memorie presenti del giorno dell’avere, che davano da bere anche la notte alla gente ,che non avevano acqua in casa, che non avevano un litro da scolare,acqua che bagnavano i cani che mordevano immondizie della pattumiera. Ricordo si lavavano il viso i pescatori che contavano le veglie della speranza e della pazienza.
Acqua che cantava sotto i balconi e scioglievano la giornata che gelava o riscaldava. Io ho trovato la mia ragione raccogliendo ogni giorno una pagina di tradizione, per far ripassare le loro orme che dormono in una stanza.
Di Claudio Castriotta


