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Sentenza choc a Firenze per reintegrare la psicologa no vax. “I vaccini alterano il Dna”. Speranza: “Vergogna”

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Il ministro Roberto Speranza, ieri in diretta a “In Onda” su La7, ha commentato senza paura una sentenza che in questi giorni sta facendo molto discutere. “Di solito, per cultura e per formazione, sono molto rispettoso rispetto al lavoro dei magistrati, però questa sentenza è sinceramente irricevibile e priva di ogni evidenza scientifica e in contrasto con tutte le indicazioni della comunità scientifica internazionale. È una sentenza di cui, sinceramente, dobbiamo vergognarci”. 

La sentenza di cui parla il Ministro è quella della sezione civile del tribunale ordinario di Firenze che, a firma del giudice Susanna Zanda, ha sospeso il provvedimento dell’ordine degli Psicologi della Toscana che vietava ad una dottoressa di esercitare la sua professione di psicologa perché non vaccinata. Le motivazioni della sentenza, come ha detto il Ministro, sono pericolose, perché alimentano il sospetto che i vaccini siano insicuri, dannosi. “La sospensione dell’esercizio della professione rischia di compromettere beni primari dell’individuo quale il diritto al proprio sostentamento e il diritto al lavoro di cui all’art. 4 inteso come espressione della libertà della persona e della sua dignità, garantita appunto dalla libertà e dal bisogno”, scrive il magistrato nella premessa.

Il magistrato entra poi in tecnicismi sanitari. Si è verificato, scrive nelle motivazioni, “un fenomeno opposto a quello che si voleva raggiungere con la vaccinazione, ovvero un dilagare del contagio con la formazione di molteplici varianti virali e il prevalere numerico delle infezioni e decessi proprio tra i soggetti vaccinati con tre dosi”.

Un’apertura, dunque, al sospetto che chi si è vaccinato con tre dosi, poi, è morto. Il giudice, però, non si ferma qui e si avventura in una difesa della psicologa totalmente scollegata da evidenze scientifiche. Si tira in ballo il vaccino sperimentale e gli effetti (avversi) che potrebbe provocare. La psicologa, si legge, non può “essere costretta, per poter sostentare se stessa e la sua famiglia, a questi trattamenti sperimentali talmente invasivi da insinuarsi nel suo Dna alterandolo in un modo che potrebbe risultare irreversibile, con effetti ad oggi non prevedibili per la sua vita e salute”.

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