
La dignità di San Giovanni Rotondo e dei lavoratori di Casa Sollievo non si tocca: respingiamo gli insulti e le accuse del Direttore Generale Gino Gumirato.
San Giovanni Rotondo merita rispetto, non disprezzo.
Le scriventi Organizzazioni Sindacali FP CGIL, CISL FP e FIALS, a nome dei Segretari Generali, delle
rappresentanze aziendali e di tutte le lavoratrici e i lavoratori rappresentati, esprimono la più ferma e
totale condanna nei confronti delle gravissime dichiarazioni pronunciate dal Direttore Generale della
Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza, dott. Gino Gumirato.
Nel corso dell’incontro ufficiale tenutosi presso il salone del quarto piano, il Direttore Generale si è
spinto ben oltre i confini del proprio ruolo istituzionale e del rispetto dovuto ai lavoratori e alla comunità
locale, arrivando ad affermare che, se fosse di San Giovanni Rotondo, “si vergognerebbe”.
Una frase gravissima, offensiva e inaccettabile, che colpisce non un singolo interlocutore ma un’intera
comunità, la sua storia, la sua cultura, la sua identità e il contributo che da decenni offre al prestigio e
alla missione stessa della Fondazione.
Non contento di tale affermazione, il Direttore Generale ha successivamente rincarato la dose
tentando di attribuire ad alcune persone e ai loro presunti “seguaci” la responsabilità del
deterioramento dell’immagine della Fondazione. Accuse che respingiamo con forza e che
rappresentano l’ennesimo tentativo di distogliere l’attenzione dalle reali problematiche che da mesi
denunciamo.
Respingiamo con sdegno ogni tentativo di stigmatizzare, sminuire o criminalizzare l’azione sindacale e
la mobilitazione dei lavoratori. Definire i dipendenti o chiunque manifesti il proprio dissenso come
semplici “seguaci” rappresenta una profonda mancanza di rispetto verso donne e uomini che ogni
giorno garantiscono con professionalità e sacrificio il funzionamento dell’ospedale.
Chi scende in piazza non segue ciecamente nessuno. Difende il proprio lavoro, il proprio salario, il
proprio futuro e quello delle proprie famiglie.
A rendere ancora più grave il quadro emerso nel corso dell’incontro è stato il continuo richiamo ad un
sindacalista in particolare, accompagnato da pesanti considerazioni, allusioni e insinuazioni che nulla
hanno a che vedere con il confronto democratico e con il rispetto che dovrebbe caratterizzare le
relazioni sindacali.
Riteniamo che si sia toccato il punto più basso delle relazioni sindacali all’interno della Fondazione e,
probabilmente, anche del buon gusto istituzionale. Quando si preferisce concentrare l’attenzione su
un rappresentante dei lavoratori anziché affrontare nel merito le questioni poste dal personale, il
sospetto è che si voglia spostare il dibattito dai problemi reali alle polemiche personali. Del resto, la
lingua batte spesso dove il dente duole.
Ancora più grave appare il tentativo di delegittimare non soltanto l’azione sindacale, ma una intera
classe politica, una intera classe sindacale e, soprattutto, una intera comunità, descritta come
incapace di comprendere la realtà e ridotta ad una massa di semplici “seguaci”. Una rappresentazione
offensiva che mortifica l’intelligenza e la libertà di migliaia di cittadini, lavoratori, associazioni e
rappresentanti istituzionali che in questi mesi hanno espresso liberamente e democraticamente il
proprio sostegno alle rivendicazioni del personale.
Se davvero si ritiene che una città intera, migliaia di lavoratori, associazioni, amministratori e cittadini
non siano in grado di formarsi autonomamente un’opinione e abbiano bisogno di essere guidati da un solo uomo, allora crediamo che si sia davvero toccato il fondo. Non è la comunità di San Giovanni
Rotondo a dover dimostrare la propria maturità e la propria dignità. Sono altri a dover riflettere sulle
ragioni di un dissenso tanto vasto e trasversale.
La legittimità delle nostre battaglie è ampiamente testimoniata dalla straordinaria partecipazione
popolare registrata in questi mesi: dalla fiaccolata ai cortei, dai sit-in permanenti fino allo sciopero
della fame. Migliaia di cittadini, lavoratori, associazioni e rappresentanti delle istituzioni hanno scelto
di essere presenti perché hanno riconosciuto la giustezza delle rivendicazioni portate avanti dal
personale.
Allo stesso modo, rispetto alle lamentele espresse dalla Direzione Generale circa la crescente mole di
decreti ingiuntivi che stanno interessando la Fondazione, è necessario fare chiarezza una volta per
tutte.
Le azioni legali promosse dai lavoratori non rappresentano alcuna ostilità verso l’ospedale, bensì la
diretta conseguenza della mancata corresponsione di quanto dovuto a seguito del rinnovo del
Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Comparto Sanità 2022-2024.
I decreti ingiuntivi non nascono da una volontà conflittuale dei lavoratori, ma dall’assenza di risposte e
dalla persistente mancata applicazione di diritti contrattuali pienamente riconosciuti. I lavoratori non
stanno chiedendo favori né privilegi. Chiedono semplicemente ciò che spetta loro per il lavoro già
svolto.
Un Direttore Generale dovrebbe conoscere bene le priorità fondamentali di qualsiasi organizzazione
complessa: garantire innanzitutto il rispetto dei diritti dei lavoratori e la regolare corresponsione delle
spettanze dovute. Solo dopo si può discutere di bilanci, programmazione e investimenti.
La reputazione di Casa Sollievo della Sofferenza non viene compromessa da chi difende il pane dei
propri figli. Viene compromessa quando si negano diritti contrattuali, si esasperano le relazioni
sindacali e si alimenta un clima di crescente sfiducia tra coloro che ogni giorno garantiscono la qualità
dell’assistenza sanitaria.
Vogliamo inoltre ricordare al Direttore Generale che egli non sta amministrando una fredda
multinazionale, ma un’opera che porta il nome, la storia e la missione di San Pio da Pietrelcina. San
Giovanni Rotondo non è una periferia burocratica da governare con distacco, ma una terra intrisa di
spiritualità, solidarietà e accoglienza.
Per questo motivo affermare che i sangiovannesi dovrebbero vergognarsi non rappresenta soltanto una
caduta di stile. È un comportamento incompatibile con il ruolo e con le responsabilità di chi è chiamato
a guidare una delle più importanti realtà sanitarie del Paese.
Dire a questa comunità di vergognarsi significa colpire la sua storia, la sua fede, il suo senso di
appartenenza e il contributo che ha offerto alla crescita e alla diffusione dell’opera voluta da San Pio.
Per tutte queste ragioni riteniamo sempre più urgente l’insediamento della Commissione di Vigilanza,
affinché possa valutare non solo la gestione economica della Fondazione – che ricordiamo opera grazie
a ingenti risorse pubbliche provenienti dalle tasse dei cittadini – ma anche il progressivo
deterioramento delle relazioni sindacali, mortificate da una gestione distante dal territorio e incapace
di comprenderne fino in fondo storia, valori, sensibilità e dignità.
FP CGIL, FP CISL e FIALS chiedono pertanto una immediata rettifica e pubbliche scuse da parte del
Direttore Generale Gino Gumirato nei confronti della città di San Giovanni Rotondo, dei suoi cittadini e
di tutti i lavoratori della Fondazione.
La dignità di questa terra non è negoziabile.
Il Direttore Generale deve ricordare che il proprio ruolo è quello di amministrare e gestire una
importante istituzione sanitaria, non quello di giudicare o insultare la comunità che la ospita.
Contestualmente, a sostegno dei lavoratori e dell’intera cittadinanza ferita da queste parole,
preannunciamo sin da ora l’organizzazione di una nuova e grande manifestazione pubblica di protesta.
Sarà una risposta pacifica ma ferma, nella quale lavoratori, cittadini, associazioni, attività commerciali
e istituzioni civiche dimostreranno ancora una volta la dignità, l’orgoglio e la compattezza di una
comunità che non si piega ai disprezzi di nessuno e che continuerà a difendere con determinazione il
lavoro, i diritti e il rispetto dovuti alla propria terra.
FP CGIL FP CISL FIALS
Ricucci Perulli Capozzi
Palena Riontino Di Candia


