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Quando a uccidere sono mamma e papà: 480 bambini uccisi negli ultimi vent’anni

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Domenico La Marca

Dopo la morte di Elena, il dato sui bambini uccisi dai genitori è ritornato al centro del dibattito pubblico. Sono 480 i bambini uccisi dai loro parenti negli ultimi vent’anni. A macchiarsi di questi delitti gravissimi sono state le madri (sei volte su dieci), mentre i figli maschi risultano essere i più uccisi da entrambi i genitori. Le storie, tristi e drammatiche, non riescono mai a spiegare il nucleo nero e profondo di quello che succede negli attimi prima di questi omicidi efferatissimi. 

Dall’omicidio di Cogne, che ha segnato la cronaca nera italiana, alla storia inspiegabile e incomprensibile di Elena, il filo comune che lega questi omicidi sono i problemi di salute mentale e relazionale nelle famiglie. Le famiglie, in cui il non detto può generare mostri, molto spesso riescono a far maturare incomprensioni, gelosie, invidie, cattiveria.

Cogne, nel 2002, spalancò questa problematica: il corpo di Samuele Lorenzi venne trovato con profondissime ferite alla testa nel letto dei genitori. Franzoni, sua madre, condannata, ha sempre negato quell’omicidio. Tante altre storie hanno segnato la storia della cronaca del nostro Paese: da Mary Patrizio, che uccise suo figlio Mirko nella vasca per il bagnetto a Lecco alla storia di Giuseppina Di Bitonto, di Vieste, che nel 2004 soffocò i figli, di 2 e di 4 anni, tappando loro la bocca con il nastro adesivo.

Nonostante non esista una banca dati su questo fenomeno, nel 2019 l’Eures (Società di ricerche economiche e sociali) fornì un rapporto secondo cui dal 2002 al 2019 in Italia erano avvenuti 473 figlicidi.

Un dato a cui vanno sommate le storie tragiche consumate negli ultimi tre anni, più di dieci omicidi. Le cause individuate sono molto simili a quelle che hanno provocato la morte di Elena: la conflittualità tra i genitori, la depressione di uno dei due, le incomprensioni e lo stress per la nascita della loro creatura. Questi stati d’animo quasi mai vengono compresi da chi è accanto dei genitori. Per molti studiosi, inoltre, uccidere il proprio figlio significa in qualche modo uccidere e non sopportare il bambino che è in sé stessi. 

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