PD Manfredonia, in sei lasciano: ci sono anche Gaetano Prencipe, Michela Quitadamo e Franco La Torre

Lettera aperta ai Dirigenti del PD di Manfredonia

Manfredonia, 12 novembre 2019

Cari compagni, buon proseguimento.

La parola “compagni”, un tempo maggiormente usata e abusata a sinistra, ha una radice cristiana. Deriva dal latino ”cum panis”, e accomuna coloro che condividono il gesto di comunione più antico e bello tra gli esseri umani.

Ce lo ricorda Marco Bentivogli, dal 2014 Segretario Generale della Federazione Italiana Metalmeccanici Cisl, in un recente libro che ha come titolo proprio “CONTRORDINE, COMPAGNI”, secondo il quale, “per puntare ancora su questa fraternità serve un segno di discontinuità da schematismi e dogmi, spesso nient’altro che scorciatoie per far finta di non capire cosa accade, per deporre le armi e non accettare le sfide che si palesano davanti a noi”.

Ed è proprio quello che ci si aspettava dall’Assemblea cittadina del PD di Manfredonia di sabato scorso, 9 novembre, un segno di discontinuità profonda da ciò che è avvenuto di recente (l’implosione della coalizione e dello stesso partito, lo scioglimento del consiglio comunale, il commissariamento per infiltrazioni mafiose, la situazione di pre-dissesto delle casse comunali…per limitarsi agli eventi più rilevanti).

Eravamo lì a prenderci la nostra dose di responsabilità, a metterci la faccia, come si usa dire, a rimproverarci di non aver reagito con adeguata fermezza e con le dovute conseguenze a quanto accadeva nell’amministrazione e nella città, come alle scelte decisive, all’interno del partito, frutto di maggioranze ogni volta precostituite (perché determinate da accordi di convenienza, a geometria variabile, o da tesseramenti pletorici).

Volevamo ancora una volta dimostrare di non essere fuggiti dalla nave mentre divampava il fuoco nella sala macchine né esimerci dalla verifica dei danni causati alla città. Quella stessa nave – magra consolazione – portata in porto appena in tempo per non farla affondare con l’amministrazione.

Ci aspettavamo però che i due principali armatori della nave(in rottura con il terzo) volessero aprire un cantiere per ripararla, per capire come e perché l’incendio sia scoppiato, a motivo di quali decisioni sbagliate, per quali specifici comportamenti e responsabilità.

Le responsabilità sono personali e collettive: a nulla, però, vale chiedere scusa se non si distinguono e non si ammettono le une e le altre e, soprattutto, non si dimostra di voler cambiare davvero.

Invece dalla plancia della nave è partito l’ordine di salpare: non c’è infatti tempo da perdere, ci sono le primarie e le elezioni regionali alle porte, per cui occorre prepararsi a fare un comitato elettorale. Niente di più e di diverso da quello che negli scorsi anni ha rappresentato lo scopo e l’attività principaledel partito, con scelte dettate dalla necessità di acquisire comunque consensi, fino a non riuscire più a selezionare  e a formare un gruppo dirigente in grado di reggerne le sorti.

Il futuro è la conseguenza di ciò che mettiamo in campo nel presente”, ricorda ancora Bentivogli nel suo bel libro.

Il problema, allora, non è più il passato ma il presente e il futuro di questa città, alla quale vorremmo riuscire dare il nostro contributo con modalità e in contesti diversi rispetto ad un partito al quale auguriamo miglior sorte.

Per quel che ci riguarda, senza risentimento e senza la necessità o la fretta di accasarsi altrove.

Buon proseguimento.

Gaetano Prencipe, Michela Quitadamo, Franco La Torre, Giovanni Mansueto, Marcello Castigliego, Domenico Capone




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