
“Manfredonia 1977”. Passava la sua giornata, in un piccolo chiosco sul lungomare di viale Miramare proprio di fronte alla spiaggia,adibito a bar, lì con la solitudine e un respiro affannoso era seduta : la nostra cara signora con la mano sul mento. Una piccola finestra quadrata tanto che sembrava un video in bianco e nero, una presentatrice locale con un muto commento, partecipava con gli occhi sgranati che ti guardavano.
Vendeva noccioline, gelati, bibite e pizzette tutto il giorno ! Era bruna di capelli con una pettinatura raccolta in una forma di grossa cipolla! Nera di abito, col suo sudore possente e appiccicoso, rumorosa la sua respirazione nasale, ogni tanto usava un tovagliolino per soffiarsi! Alle suo spalle aveva un’altra apertura che dava proprio sul campo dello stadio,che lei apriva ogni qualvolta c’erano amichevoli o allenamenti della squadra Sipontina,ma soprattutto nella gara ufficiale della domenica.
Ricordo il primo pomeriggio prima della uscita in campo dei giocatori, c’era il commovente inno del Manfredonia calcio: che era una canzone di Rino Gaetano”Agapito Malteni il Ferroviere” – ma l’ inno domenicale era quasi sempre “Figlio Unico” del toscano – Riccardo Del Turco; io conoscevo già per altri motivi. Questa canzone trattava la storia di un ferroviere calabrese trasferito nel nostro paese ,ma che parlava della nostra terra del tavoliere e dell’emigrazione del Sud. Tantissime erano le persone del pubblico vicino a quel piccolo chiosco a comprare di tutto,la signora faceva tanta fatica a riuscire a sbrigare ad ognuno e darli retta quasi a contenerli, ma alla fine riusciva sempre ad accontentare i suoi clienti domenicali..poi quando alla fine si liberava si godeva in pace la partita ,perché era una grande tifosa. Quindi la sua doppia finestrella così dopo la manifestazione sportiva, riprendeva l’attività principale quella di ogni giorno:per appunto quella sul viale. Spesso andavano a trattenersi degli amici che chiacchieravano del più o del meno come si usa dire.
Ma fu in un giorno di meraviglia mentre era lì in quella cabina sul mare quel 25 aprile , lì nell’ombra dei pini marittimi ,con i passeri che cantavano, la primavera ; dimorava di clima umido e soffocante che nel pomeriggio inoltrato spargeva un forte odore di sale nelle case, di ogni casa che ti fa quasi percepire le onde stanche, stava per arrivare la stagione estiva, col bagliore del faro .Ritornando a passare in quel luogo di quando avevo diciassette anni, ho ricordato Ninetta Garibaldi di quella sera calata insieme a lei di quel 25 aprile .
Di Claudio Castriotta)


