Morte per ricina, Gianni Di Vita sotto osservazione
Il giallo di Pietracatella torna al centro di Vita in Diretta: Gianni Di Vita e alcune persone a lui vicine restano sotto osservazione.

Il giallo di Pietracatella torna al centro dell’attenzione dopo i nuovi sviluppi investigativi sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita.
Le due donne morirono tra il 27 e il 28 dicembre 2025 per avvelenamento di ricina, sostanza estremamente tossica che le due donne avrebbero ingerito durante una cena familiare.
A distanza di mesi, la Procura di Larino continua a lavorare per ricostruire con precisione quanto accaduto e individuare la persona che potrebbe avere avuto accesso alla sostanza.
Tra gli elementi maggiormente approfonditi dagli investigatori i rapporti personali di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, sopravvissuto alla stessa vicenda.
Gli inquirenti hanno recentemente sottoposto l’uomo a un lungo confronto con una sua amica di vecchia data, già ascoltata nell’ambito dell’inchiesta per alcune circostanze che gli stessi inquirenti hanno ritenuto meritevoli di ulteriori verifiche.
Il confronto, avvenuto negli uffici della Questura di Campobasso, sarebbe stato determinato anche da alcune divergenze emerse nelle precedenti dichiarazioni che i due hanno reso.
Nel frattempo è emersa un’indiscrezione relativa a un successivo colloquio tra Di Vita e alcuni familiari di Antonella, durante il quale l’uomo avrebbe fatto alcune ammissioni sul caso.
Il contenuto di queste presunte ammissioni, tuttavia, non è stato reso pubblico e non risultano comunicazioni ufficiali della Procura che ne confermino portata e significato.
Il confronto in Questura e le nuove domande
Il confronto tra Gianni Di Vita e l’amica di vecchia data rappresenta uno degli ultimi passaggi dell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Gli investigatori hanno interrogato Giani e la donna per diverse ore negli uffici della Squadra Mobile di Campobasso, alla presenza della procuratrice di Larino Elvira Antonelli e del capo della Mobile Marco Graziano.
L’audizione sarebbe stata decisa anche alla luce di alcune discrepanze emerse nelle dichiarazioni precedentemente rese dai due. Gli inquirenti hanno ascoltato Di Vita e la sua amica come persone informate sui fatti. Secondo quanto ricostruito nelle scorse settimane, gli investigatori stanno cercando di verificare con particolare attenzione la rete di rapporti personali e le circostanze che precedettero l’avvelenamento.
Al termine del confronto, Di Vita non avrebbe fornito spiegazioni ai giornalisti presenti davanti alla Questura. L’uomo si è limitato a una frase che ha alimentato ulteriori interrogativi: «A molte di queste domande potete darvi risposte da soli».
Le presunte ammissioni ai familiari di Antonella
A riaccendere l’attenzione sul caso è stata soprattutto un’indiscrezione riportata durante la puntata del 3 settembre di Vita in Diretta. Secondo quanto riferito dalla giornalista Antonella Delprino, dopo il confronto in Questura Gianni Di Vita avrebbe avuto un colloquio con alcuni familiari di Antonella. Si tratta di persone che da tempo manifesterebbero dubbi su alcuni aspetti della vicenda.
Nel corso della trasmissione è stato riferito che Di Vita avrebbe «ammesso alcune cose», senza però entrare nel merito del contenuto delle presunte ammissioni. Un passaggio che, proprio perché non accompagnato da una conferma ufficiale degli inquirenti, deve essere trattato con prudenza e distinto dagli elementi formalmente acquisiti nell’inchiesta.
Resta dunque una domanda fondamentale: che cosa avrebbe ammesso Gianni Di Vita e perché queste dichiarazioni potrebbero essere considerate importanti? Al momento non esiste una risposta pubblica e verificabile, mentre gli investigatori continuano a raccogliere testimonianze e riscontri.
Gli accertamenti sulla ricina
Parallelamente alle audizioni, l’inchiesta prosegue sul piano scientifico. Gli investigatori attendono infatti nuovi risultati dagli accertamenti effettuati in Germania presso il Robert Koch Institute di Berlino, laboratorio di riferimento coinvolto nell’analisi della vicenda.
Gli esami potrebbero contribuire a chiarire ulteriormente la presenza della ricina e le modalità dell’avvelenamento, fornendo agli investigatori elementi utili per ricostruire la sequenza degli eventi che precedette la morte delle due donne.
La cena consumata nei giorni immediatamente precedenti alla tragedia rimane uno degli elementi centrali della ricostruzione. Antonella, Sara e Gianni erano presenti, mentre Alice, l’altra figlia, non aveva partecipato perché quella sera era uscita con alcune amiche.
Proprio la ricostruzione degli alimenti consumati, delle persone che hanno avuto accesso alla cucina e dei rapporti tra i componenti della famiglia potrebbe essere determinante per comprendere come la sostanza tossica sia entrata nell’organismo delle vittime.
Un’indagine ancora aperta
Il quadro investigativo rimane quindi complesso e non consente, allo stato attuale, di attribuire responsabilità definitive a Gianni Di Vita o alle altre persone ascoltate dagli inquirenti. Le presunte ammissioni riferite in televisione rappresentano un elemento da verificare e contestualizzare, così come dovranno essere valutate le eventuali contraddizioni emerse durante le audizioni.
La Procura di Larino continua a esaminare testimonianze, rapporti personali, dispositivi elettronici e risultati tossicologici nel tentativo di arrivare a una ricostruzione completa della morte di Antonella e Sara.
Le prossime settimane potrebbero dunque essere importanti per il futuro dell’inchiesta, soprattutto se i nuovi accertamenti scientifici e le dichiarazioni raccolte dagli investigatori dovessero permettere di collegare tra loro gli elementi finora emersi. Per ora, però, il mistero sulla morte delle due donne resta ancora senza una soluzione giudiziaria definitiva.

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