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Mirco Paganelli racconta il suo ‘Un reporter in valigia’

Tanta voglia di scoprire nuove terre, tanta curiosità e spirito d’avventura guidano Mirco Paganelli nel suo lavoro di reporter che si è poi trasformato in un progetto davvero entusiasmante. I coinvolgenti video di ‘Un reporter in valigia’ stanno diventando virali in poco tempo e soprattutto la sua web-serie sul Gargano ha fatto il giro dei canali locali e non solo.

Al blog ‘Come bere un bicchier d’acqua: istruzioni’ Mirco ha voluto raccontare qualcosa in più di sè e della sua passione.

-Com’è nata l’idea di ‘Un reporter in valigia’?

È nata per caso, da un viaggio che ho fatto da solo in Galizia nel 2018. Era il primo che facevo in solitaria da quando sono diventato un video-reporter e mi sono portato dietro l’attrezzatura da lavoro. Sul posto ho iniziato a fare quello che mi riesce meglio: intervistare, esplorare, raccontare. A un certo punto mi sono ritrovato in un arcipelago in mezzo all’Atlantico, con i gabbiani che mi volteggiavano attorno, a raccontare alla telecamera l’approdo di una delle caravella di Colombo in un porto lì vicino.

-E poi cosa è successo?

Tornato a casa ho montato il tutto. Ne è uscito un prodotto a metà tra il documentario e il video-racconto in prima persona. Un po’di aneddoti storici, un po’ svago e divertimento. Senza rendermene conto avevo creato lo stile di quello che di lì a poco sarebbe diventata la web-serie ‘Un reporter in valigia’, che in ogni stagione affronta una meta diversa.

-Non solo mete estere…

No, la prima meta italiana è stata il Gargano, la cui stagione, dopo avere avuto un grande successo su YouTube ed essere andata in ondata sul canale tv di Teleromagna, ho deciso di rilanciare su IGTV, la tv di Instagram. Questo è, per me, il social dei viaggi dato che si basa su fotografie e video: IGTV, infatti, dà la possibilità di caricare vere e proprie web-serie, quindi ho colto l’occasione.

-Web-serie che ti autoproduci, giusto?

Esatto. Ogni episodio ha la mia firma dallo studio iniziale in biblioteca, al montaggio, passando per le riprese sul posto. Nessun operatore, nessun fonico. Faccio tutto da me e penso che questo contribuisca a dare a tutto un carattere estremamente personale.

-La gente ha ancora voglia di viaggiare e conoscere le piccole realtà italiane?

Sempre di più e credo che l’emergenza sanitaria che ci siamo trovati a vivere avrà come effetto positivo quello di portarci a riscoprire i tesori dietro casa, di cui l’Italia è piena. Per questo tengo molto alla stagione sul Gargano, una terra culturalmente ricchissima, ma che non rientra nei grandi circuiti turistici italiani. E forse è anche un bene così. Credo che il turismo di massa abbia fatto il suo tempo, porti a snaturare i luoghi e a molta disattenzione da parte del visitatore. Il turista contemporaneo ricerca esperienze sempre più personalizzate, che dunque non contemplano l’eccessivo affollamento dei luoghi.

-Qual è il posto che più ti ha meravigliato e quello dove resteresti a vivere?

Dei posti in cui sono stato di recente che mi ha stupito citerei la Transilvania. Sono partito senza particolari aspettative e ho trovato una delle terre più spettacolari che abbia mai visto. Paesaggi mozzafiato, una campagna incontaminata, cibo buonissimo e gente ospitale. Per non parlare della sua storia ricchissima. Dove resterei a vivere? Confesso che nonostante la mia più grande passione sia la natura, preferisco radicare la mia quotidianità nelle grandi città. Ho amato alla follia Montreal, in Canada, dove ho vissuto un anno. Le metropoli mi riempiono di stimoli.

-I tuoi ultimi video del Gargano sono diventati virali…una terra magnifica che ha incantato anche te. Perché visitarla?

Perché nel raggio di pochi chilometri ha tutto: foreste millenarie, coste maestose, cittadine preziose e una cucina locale da leccarsi i baffi. È poi una terra di grande spiritualità, essendo stata attraversata per millenni da pellegrini, una spiritualità che anche un laico può percepire visitando luoghi come, ad esempio, Monte Sant’Angelo.

-Il prossimo viaggio che vorresti vloggare?

Prima del Covid-19 stavo pianificando l’entroterra turco e l’Iran. Se ne riparlerà più avanti, ma rimangono in cima alla lista. Amo profondamente il Medio Oriente.

-Cosa rappresenta per te viaggiare?

Viaggiare mi fa sentire me stesso. Soprattutto libero. Mi permette di confrontarmi con persone di culture diverse e di aprirmi a visioni diverse del mondo. È un grande nutrimento per l’anima e spero che attraverso ‘Un reporter in valigia’ altre persone possano decidersi a viaggiare in maniera diversa. Ascoltando, osservando, imparando. Giuro che poi si torna a casa più ricchi.

Libera Maria Ciociola

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Libera Maria Ciociola

Da sempre appassionata di arte, cultura e scrittura oltreché giornalista pubblicista con esperienza decennale nell'ambito giornalistico e della comunicazione (tradizionale e social)

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