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Manfredonia Ricordi: “L’arrivo dell’acqua che cambiò la storia”

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Manfredonia Ricordi: “L’arrivo dell’acqua che cambiò la storia”

Per secoli, Manfredonia ha vissuto un paradosso crudele: una città baciata dal mare, ma perennemente arsa dal sole. Il decennio tra il 1920 e il 1930 non è stato solo un periodo di grandi opere pubbliche, ma il racconto di un popolo che ha smesso di aspettare il destino e ha deciso di pretendere la vita.

Tutto iniziò con una protesta che sapeva di dignità. Il 12 agosto 1920, i manfredoniani scesero in piazza a Foggia con un motto che non ammetteva repliche: “Ora o non più mai”. Era l’urlo di una Capitanata stanca di essere ignorata dalla burocrazia romana. Quella spinta popolare fu il motore che accelerò i lavori dell’Acquedotto Pugliese, trasformando una necessità igienica in una priorità politica.

Nel 1928, quel sogno iniziò a prendere forma di ghisa e tubature e l’acqua raggiunse via Santa Maria delle Grazie. Il suono del cantiere era il presagio di un cambiamento epocale e il Sele stava finalmente arrivando a destinazione.

Dopo quasi un decennio di attese, il sogno divenne realtà in due momenti indimenticabili:

Il 21 aprile 1929: Vennero ufficialmente inaugurate le prime fontanelle rionali a Santa Maria delle Grazie e Largo Seminario. Questi primi presidi, che segnarono l’inizio della rete capillare cittadina, il progetto fu realizzato grazie al finanziamento dell’impresa Gatta e Bissanti appaltatrice del primo lotto delle opere idriche urbane.

Il 23 aprile 1929 fu il giorno della “Festa Grande”. Manfredonia si svegliò vestita a festa, vibrante al ritmo della banda comunale. In Piazza della Rivoluzione (oggi Piazza del Popolo), una folla oceanica si radunò per scortare il gonfalone del Comune fino alla Villa Comunale per l’inaugurazione della fontana monumentale.

Sul palco, tra i discorsi ufficiali, spiccavano tre figure chiave: il Prefetto di Foggia, che rappresentava lo Stato; l’ingegnere Gaetano Postiglione, mente tecnica dietro l’Acquedotto; e Francesco Paolo Pagano, il Commissario Prefettizio che guidò la città in quella transizione.

Il momento solenne giunse con la benedizione del Vescovo Gagliardi e il gesto della madrina, la signorina Maria Granatiero. Quando la bottiglia di spumante si infrante contro la vasca monumentale, l’acqua “benefica” zampillò tra le urla di gioia della popolazione. Non fu solo una festa, ma un momento di profonda solidarietà: la madrina donò infatti 1.000 lire per le doti nuziali di giovani orfane di guerra, legando la rinascita della città a quella dei suoi cittadini più fragili.

Negli anni successivi, la città fu punteggiata dai classici modelli in ghisa della “Innocenti”. Questi punti di erogazione divennero i nuovi centri della vita sociale, battezzati dal popolo con nomi che ancora risuonano nella memoria storica, come la celebre “A fundene de Sanda Marije”

Finalmente, l’acqua sgorgava per dissetare un popolo generoso e una terra arsa dal sole, e l’inaugurazione del 1929 chiuse un’era di stenti. Manfredonia alla morte di Gaetano Postiglione nel 1935 gli ha intitolato il lungomare, poi cambiato in Lungomare Nazario Sauro nel dopoguerra. Per anni il suo nome rimase il simbolo di quella modernizzazione che portò non solo l’acqua, ma anche la ferrovia fino a Porta Foggia nel 1934, ma questa è un’altra storia.