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Manfredonia, palo sul porto. La Regione chiede la revoca. Riccardi: “Il sindaco tace”

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Manfredonia, palo sul porto. La Regione chiede la revoca. Riccardi: “Il sindaco tace”

Non sono servite le sollecitazioni pubbliche. Non sono bastati gli appelli, i richiami al buon senso, le richieste di prudenza istituzionale.

Non è servito neppure l’esposto-segnalazione del 27 novembre 2025, con cui venivano posti nero su bianco tutti i profili di criticità dell’intervento: dalla questione paesaggistica alla mancanza dei necessari approfondimenti, fino ai pareri ritenuti indispensabili sul piano tecnico e della sicurezza.

Il Sindaco di Manfredonia ha scelto di andare avanti per la sua strada.

Ha scelto, ancora una volta, di non esercitare fino in fondo il proprio ruolo di garanzia verso la città.

Ha scelto di non muovere un dito per far revocare in autotutela l’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Comune, nonostante le evidenti contestazioni sollevate e nonostante la delicatezza assoluta di un’opera collocata in uno dei punti più sensibili e identitari del nostro paesaggio costiero.

E così, mentre dal Palazzo comunale arrivavano silenzi, minimizzazioni e rassicurazioni di maniera, secondo attendibili indiscrezioni raccolte, è intervenuta la Regione Puglia, autorità competente in materia di paesaggio, per chiedere formalmente la revoca del provvedimento rilasciato dal Comune di Manfredonia.

Se tale indiscrezione dovesse trovare piena e definitiva conferma, saremmo davanti a un fatto politicamente grave.

Vorrebbe dire che il Sindaco, pur più volte sollecitato, non ha saputo o non ha voluto correggere un atto che oggi verrebbe rimesso in discussione dall’ente titolato a far valere la disciplina paesaggistica.

Vorrebbe dire che, su una vicenda tanto grave quanto simbolica, Manfredonia non è stata difesa dal suo primo cittadino, ma da altri.

Del resto, i nodi gli avevo indicati da tempo: area vincolata, fascia costiera dei 300 metri, possibili carenze istruttorie, assenza di uno studio serio sulle alternative localizzative, necessità dei pareri tecnici su sicurezza aeronautica e impatto complessivo. Non chiacchiere, non suggestioni, ma questioni puntualmente sollevate nell’esposto da me inviato il 27 novembre 2025.

E invece il palo è lì.

Un palo di 30 metri, vergognosamente installato a ridosso della linea di costa, a deturpare il paesaggio del porto e del fronte mare. Un’infrastruttura invasiva, piantata in un luogo delicatissimo, senza che la città abbia mai ricevuto spiegazioni convincenti, trasparenti e complete. E con interrogativi che restano ancora aperti anche sui possibili effetti sanitari, tutti da verificare con il massimo rigore e senza superficialità. Serve attenzione e determinazione perché quel palo venga eliminato e non prevalga la ragione della forza di chi, avendolo installato, proverà ogni strada per mantenerlo a discapito di tutti noi.

La verità è che questa vicenda racconta molto più di un palo.

Racconta un Sindaco che continua la sua marcia solitaria sui temi della legalità e della trasparenza: presenzia ovunque, parla di tutto, celebra riti e rituali, ma sulle questioni vere, serie, spinose, quelle che incidono sul destino della città, preferisce il mutismo.

Nulla dice sul palo.

Nulla dice davvero sui nodi amministrativi e politici che questa vicenda porta con sé.

Nulla dice, per esempio, su che cosa abbia discusso con De Paolis, presidente dell’ASI, sul destino di Manfredonia e dello sviluppo industriale del retroporto.

E quando arriva puntuale il suo video settimanale, con quel tono che ricorda Tonino Carino nelle vecchie trasmissioni calcistiche, invece di riferire ai cittadini sulle questioni che contano davvero, ci ammorba con il solito elenco di eventi pseudo-culturali, passerelle sociali e cronache autocelebrative.

È una liturgia stanca.

Manfredonia oggi non abbia bisogno di una barca a vela affidata al vento della propaganda. Ha bisogno di un motore vero, di una guida, di una visione chiara per uscire dalle secche in cui la città è ferma da quasi due anni, nonostante condizioni politiche e amministrative che avrebbero potuto consentire ben altro passo.

Qui non è in discussione solo la bellezza del paesaggio.

Qui sono in discussione la credibilità delle istituzioni, il rispetto delle regole, la trasparenza dei procedimenti, il dovere di tutela verso una comunità che ha già pagato troppo, troppe volte, scelte sbagliate e leggerezze colpevoli.

Un Sindaco, davanti a una vicenda simile, avrebbe fatto una sola cosa:

avrebbe difeso Manfredonia.

Avrebbe preteso chiarezza.

Avrebbe fermato tutto in autotutela.

Avrebbe chiesto verifiche rigorose.

Avrebbe parlato ai cittadini con serietà, non con la propaganda.

Invece siamo ancora qui, con un palo che offende il paesaggio, una città che attende risposte e un’amministrazione che continua a confondere la comunicazione con il governo.

E questa, ormai, non è più una distrazione.

È un limite politico.

Grave.

E sotto gli occhi di tutti.

Palombella Rossa

Angelo Riccardi

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