Manfredonia e il PNRR: i soldi ci sono, la spesa corre meno. E i numeri non mentono

Manfredonia e il PNRR: i soldi ci sono, la spesa corre meno. E i numeri non mentono
A Manfredonia il PNRR continua a essere raccontato spesso come un orizzonte: progetti, opportunità, futuro. Ma il PNRR, nella sua verità più cruda, è un’altra cosa: è una gara a tempo in cui conta quanta strada fai davvero. E la strada, nel linguaggio che non si presta a equivoci, si misura in pagamenti.
Perché un finanziamento può essere annunciato, fotografato, rivendicato. Ma se non si trasforma in pagamenti, quindi in lavori avviati, stati di avanzamento riconosciuti, fatture liquidate, rendicontazioni chiuse, resta un potenziale, non un risultato. È qui che i dati comparativi diventano utili: non per fare tifo, ma per capire dove si è e quanto manca.
Nel mettere a confronto i sei Comuni, Bisceglie, Cerignola, Manfredonia, Molfetta, San Severo e Trani, fa emergere un quadro netto. Manfredonia è al 19,68% di spesa, cioè pagamenti sul totale dei finanziamenti, con 4,22 milioni di euro pagati a fronte di 21,46 milioni finanziati e 19 progetti in carico. Non è un giudizio: è una fotografia.
Ma una fotografia ha sempre un contesto. E il contesto, qui, è che nello stesso gruppo ci sono Comuni che stanno andando a un’altra velocità. Molfetta è al 48,92%: significa che, su 36,82 milioni finanziati, ha già pagato 18,01 milioni. Cerignola è al 48,20%: 10,48 milioni pagati su 21,75 finanziati. Non sono differenze di decimali: è quasi il doppio, in percentuale. Ed è molto più del doppio se lo guardi come distanza concreta.
Per capirlo davvero bisogna togliere la percentuale dal suo ruolo cosmetico e farla diventare un conto. Se Manfredonia volesse arrivare oggi al livello di Cerignola, quel 48,20%, dovrebbe portare i suoi pagamenti a circa 10,34 milioni di euro. Oggi è ferma a 4,22. Vuol dire che mancano all’appello oltre 6 milioni di pagamenti per stare nella fascia “alta” di questo campione. Se il riferimento fosse Molfetta (48,92%), la soglia sarebbe circa 10,50 milioni: il salto resterebbe praticamente lo stesso. E questo salto non si fa con un post, né con una conferenza stampa. Si fa sbloccando procedure, cantieri, SAL, liquidazioni. Si fa, se serve, rimettendo mano a una macchina amministrativa che evidentemente, fin qui, non ha espresso tutta la sua capacità di spinta.
C’è poi un’altra misura che aiuta a leggere la realtà senza scuse: i pagamenti per progetto. Manfredonia, con 4,22 milioni pagati su 19 progetti, vale in media circa 0,22 milioni di euro pagati per progetto. Molfetta supera 0,86 milioni per progetto (18,01 su 21), Cerignola arriva a circa 0,35 (10,48 su 30). Anche qui la differenza non è teorica: racconta quanto un Comune riesca a far avanzare i singoli interventi, a non lasciarli in una zona grigia dove “c’è il finanziamento” ma la spesa non si muove.
Qualcuno potrebbe obiettare: dipende dal tipo di progetti, dalle difficoltà tecniche, dai vincoli. Vero. Ma un dato rimane: la capacità di spesa è la somma di tutte queste variabili più una che, alla fine, pesa sempre: organizzazione. E l’organizzazione si vede nei tempi di gara, nella qualità dei capitolati, nella gestione delle varianti, nella rapidità con cui si certificano e liquidano i lavori. Se un Comune paga, di solito è perché ha costruito una filiera che tiene insieme politica, indirizzo, uffici, RUP, imprese, rendicontazione. Se paga poco, quasi sempre c’è un punto della filiera che si inceppa.
A rendere tutto più delicato c’è un dettaglio che è comune a tutti i Comuni osservati: l’ultimo trimestre con pagamenti risulta 2025 T3, e la prossima scadenza è stimata in 2025 T4. Non significa che “finisce tutto domani”, ma significa che la traiettoria entra in una fase in cui il tempo diventa fattore determinante. Quando le scadenze si avvicinano, i ritardi non restano più una statistica: si trasformano in pressione sugli uffici, in corse contro il calendario, in rischio di slittamenti e complicazioni.
Per Manfredonia, allora, la domanda vera non è se il PNRR “va bene” o “va male” in astratto. La domanda è più secca, e riguarda ciò che i cittadini hanno diritto di sapere: quali progetti stanno pagando e quali no. Dove si ferma la spesa? Nella progettazione? Nelle gare? Nei ricorsi? Nei cantieri? Nelle liquidazioni? Nella rendicontazione? Senza questa risposta, ogni discussione resta un gioco di parole.
Ecco perché, davanti a un 19,68% di spesa, servono atti e trasparenza, non slogan. Serve un quadro pubblico, comprensibile, progetto per progetto: importo, stato della procedura, criticità, tempi previsti, pagamenti effettuati e prossime scadenze. Serve un cronoprogramma reale, non un elenco di intenti. Perché se i Comuni che corrono dimostrano che arrivare vicino al 50% è possibile, allora non si può liquidare tutto come “difficoltà inevitabili”. Si può discutere sulle ragioni, certo. Ma non si può ignorare l’evidenza: nel gruppo considerato Manfredonia, oggi, sta sotto la media dei migliori e sopra solo a chi è in vera difficoltà.
Il PNRR, in definitiva, non lo giudica un comunicato. Lo giudicano i pagamenti. E i pagamenti dicono che Manfredonia deve accelerare. Non per competere con qualcuno, ma per una cosa più semplice e più importante: non perdere tempo, e non perdere occasioni.
Palombella Rossa – Angelo Riccardi