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L’ultimo murales di Alessandro Tricarico, dedica a Isa Cappabianca a Vieste

E’ dedicato a Isa Cappabianca, insegnante e poetessa in vernacolo, il murales in carta (opera fotografica) realizzato nei contrafforti di piazzetta Petrone, nel centro storico di Vieste. Una bellissima composizione inserita tra gli eventi della IV edizione del “Collateral Maris Festival”, apertosi domenica e che si concluderà giovedì, 16 settembre.

Il festival, che quest’anno ha scelto, quale filo conduttore, l’assunto “Qui, io Abito” (abitare il proprio corpo, il proprio paese, il pianeta Terra) è organizzato dall’Associazione “Collateral” di Vieste, presieduta da Nicla Del Frate, e patrocinato e sostenuto dal Comune di Vieste, Assessorati alla Cultura e al Turismo.

All’inaugurazione del bellissimo e originale murales, opera del maestro Alessandro Tricarico, garganico purosangue, è stata presente la stessa Isa Cappabianca, decisamente meravigliata per la sorpresa di vedersi rappresentata in quella gigantografia che la ritrae mentre, con il binocolo, scruta l’immensità del mare sulla dirimpettaia baia di Pizzomunno, verso punta di San Felice, testa del Gargano. Lusingata e commossa, Isa Cappabianca, accolta dall’assessora Starace e dai membri dell’Associazione Collateral, non si è sottratta alla richiesta di declamare alcune sue poesie in dialetto viestano, tutte altamente espressive e pregne di quella giusta carica emotiva da cui discende l’autentica morale.

Come si diceva, il murales è opera di Alessandro Tricarico, le cui opere, come rivela la sua biografia, “non passano inosservate”. Il fotoreporter è stato infatti selezionato (insieme al suo team) per partecipare alla realizzazione di alcune installazioni per Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21. Un primo posto meritato che lascia prefigurare un futuro costellato di tanti importanti successi e riconoscimenti.

Alessandro Tricarico è nato a San Marco in Lamis nel novembre del 1986. Scatta le sue prime fotografie a Bologna, seguendo le manifestazioni studentesche di giorno e sviluppando i rullini in una camera oscura di notte. Le sue prime pubblicazioni su l’Europeo e la Repubblica lo spingono a fare un viaggio in Tunisia che durerà due anni, raccontando per il quotidiano il Manifesto storie dalle miniere di fosfati di Gafsa e gli strascichi della rivolta dei gelsomini.

Negli ultimi anni lavora a “Mediofondo Primavera”, un progetto a lungo termine sul calo demografico nel subappennino. Questo progetto è stato selezionato tra i 10 finalisti della categoria WORLD ITALY del World Report Award, promosso dal Festival della fotografia etica 2019.

Da qualche anno si avvicina al linguaggio della street art, utilizzando grandi stampe e affiggendole sui muri delle città. Preferendo così una comunicazione “coatta”, lanciando messaggi che riescono ad un pubblico più eterogeneo di persone. Famoso il murales realizzato sui silos di Foggia. Due mani che tengono due piante di pomodori, tutto rigorosamente in bianco e nero. A due anni di distanza dagli incidenti stradali in cui nel giro di 48 ore persero la vita 16 braccianti, è ben visibile l’opera gigante

composta da carta e colla, di Alessandro Tricarico, commissionata da Intersos, per non dimenticare, appunto, la memoria e il sacrificio delle vittime.

Redazione

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