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La Marca alla commemorazione della morte dei fratelli Luciani: “La memoria vera ci chiede di risarcire il dolore innocente”

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La Marca alla commemorazione della morte dei fratelli Luciani: “La memoria vera ci chiede di risarcire il dolore innocente”

Come ogni anno, anche oggi ero insieme ad altri sindaci del nostro territorio per commemorare la morte dei fratelli Luigi e Aurelio Luciani, uccisi il 9 agosto 2017 in una strage che, come ha ricordato il procuratore aggiunto Giuseppe Gatti, coordinatore della locale Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), ha rappresentato uno spartiacque: il momento in cui lo Stato ha preso piena coscienza della necessità di rafforzare la lotta alle mafie foggiane.

Lo Stato, infatti, è arrivato ancora più forte, ancora più determinato. Ha rotto gli equilibri della criminalità organizzata e ha portato molti mafiosi a pentirsi e a collaborare con la giustizia.

«Ricordare Luigi e Aurelio – ci ha detto con forza don Ciotti – è una memoria viva. È una memoria vera. E la memoria vera ha un costo. Costa fatica, inquietudine, perché la memoria viva e vera chiede cambiamento. Provoca, ci converte, ci mette in discussione, chiede continuità».

La memoria vera ci chiede di risarcire il dolore innocente, di portare alla luce le verità nascoste, di trovare sempre il coraggio di stare accanto a chi soffre, di ascoltare, di toccare con mano la carne viva del dolore.

Perché, se non tocchiamo con mano la carne viva del dolore, chi lo sta vivendo sulla propria pelle rischia di diventare soltanto oggetto di una celebrazione.

Bisogna tenere viva la memoria, «non come un museo, ma come una bussola», per non sbagliare strada. Perché la memoria vera indica una direzione: quella che ci porta a impegnarci ancora di più, ogni giorno, con ancora maggiore determinazione.

Ancora più forti sono state le parole di Arcangela, che nei giorni scorsi ha scritto una lettera ai mafiosi, invitando le mogli a cambiare vita per amore dei propri figli.

«Nove anni fa – ha ricordato Arcangela – stavamo vivendo un momento magico, magico: io e Luigi dovevamo scegliere il ristorante per festeggiare di lì a poco il primo anno di vita di nostro figlio. Marianna e Aurelio dovevano comprare il corredino per la nascita della loro bambina.

Il 9 agosto 2017, letteralmente, il mondo ci è crollato addosso. All’improvviso ci siamo ritrovate a dover scegliere la bara per i nostri mariti. Non più il ristorante per festeggiare o il corredino da comprare, ma la bara per i nostri mariti».

Nei mesi scorsi, alcuni mafiosi hanno tentato di giustificare quanto accaduto, infangando la memoria dei due fratelli e insinuando che non fossero poi così innocenti.

Le indagini hanno dimostrato tutt’altro e lo Stato ha ufficialmente riconosciuto, tre anni fa, Luigi e Aurelio come vittime innocenti di mafia.

Da qui l’appello rivolto alle istituzioni e alla società civile: mettersi insieme, costruire un noi capace di spostare anche le montagne.

«Probabilmente i mafiosi – ha concluso Arcangela – per ritagliarsi un posto nella società, l’unica cosa che sanno fare è usare la violenza, impugnare le armi e seminare morte.

Luigi e Aurelio, con grande dignità e umiltà, a mani nude, mettevano i semi nella terra per dare vita.

E dopo nove anni, con orgoglio e a testa alta, dico che più forti resteranno sempre Luigi e Aurelio Luciani».

La memoria, allora, non deve essere soltanto ricordo. Deve essere responsabilità, impegno, coraggio.

Non un museo, ma una bussola.

Per continuare a scegliere da che parte stare.

Perché la memoria vera non si limita a guardare al passato: ci indica la strada da percorrere nel presente e nel futuro.

Domenico La Marca – Sindaco di Manfredonia