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La bugia sulla laurea prima dello schianto in auto. Il papà: “Non caricate i vostri figli delle nostre aspettative”

Per la sua laurea era tutto pronto. La festa, le bomboniere, il ristorante, la corona. Erano pronti anche tutti i suoi familiari. Pronti a festeggiare un percorso di studi (e di vita) che si concludeva. Non era pronto, però, lui. Riccardo, 26 anni, è lo studente che è morto in uno strano incidente d’auto nella notte tra lunedì e martedì 29 novembre. All’indomani ci doveva essere la discussione della sua tesi di laurea in Scienze infermieristiche all’Università di Padova. 

Quella cerimonia non c’è stata più perché Riccardo è morto. All’inizio la famiglia ha creduto in una fatale tragedia, ma poi le cose si sono complicate. Dall’Università è arrivata la smentita: il ragazzo non si sarebbe dovuto laureare martedì. “Era tutto pronto per la festa di laurea. Il vestito nuovo, le bomboniere, il ristorante, i fiocchi rossi in giardino. E anche il regalo: i soldi, per un viaggio in Giappone che non farà mai”, racconta il padre al Corriere

Martedì sera, dopo cena, il giovane studente ha lasciato casa sua per allentare la tensione. Quello che è successo dopo rimane un mistero. “Ancora non lo sappiamo con precisione. Intorno alle 22 ci ha detto che sarebbe andato con gli amici in un locale di Montegrotto per distrarsi, perché era un po’ teso per la laurea dell’indomani. In realtà abbiamo scoperto che il bar a quell’ora era già chiuso da un pezzo. Era una piccola bugia”. 

Il lockdown nel percorso universitario di Riccardo è stato un piccolo o grande intralcio. Il padre del ragazzo, Stefano Faggin, ora è aggredito dal senso di colpa. “Non sono arrabbiato con mio figlio, non gliene faccio una colpa per non aver saputo gestire le sue debolezze. La responsabilità, semmai, me la sento addosso. Mi rimprovero di non aver saputo leggere i segnali, di non avergli insegnato a essere più forte, almeno ad avere quella forza che serve per chiedere aiuto. Provo vergogna come genitore”.

“Voglio pensare – conclude Faggin – che la sua morte possa insegnare comunque qualcosa ad altri genitori: con l’impegno di tutti si può proteggere anche chi è fragile, evitando di caricare i nostri figli, anche inconsapevolmente, delle nostre aspettative e ambizioni. Perché a volte, la paura di deluderci può diventare un peso insopportabile”.

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