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Il Colibrì di Sandro Veronesi diventa un film con Favino e Moretti. La musica è un inedito di Endrigo

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Fra il 2019 e il 2020 è stato uno dei libri più letti e apprezzati. Tanto da conquistare, cosa rarissima, un secondo Premio Strega per il suo autore. “Il Colibrì” di Sandro Veronesi, edito da La Nave di Teseo di Elisabetta Sgarbi, finalmente diventerà un film per la regina di Francesca Archibugi. 

Il romanzo, amato dal pubblico e dalla critica, è riuscito a far incoronare Veronesi per un secondo Strega dopo il successo di “Caos Calmo” nel 2006. Veronesi, oltre a bissare lo Strega, bissa anche un successo letterario che si trasforma in cinema. Era già successo con “Caos Calmo” che divenne un film per la regia di Antonello Grimaldi e l’interpretazione di Nanni Moretti. 

Il film, che sarà in sala dal 20 ottobre 2022, vede grandi protagonisti del cinema italiano. Archibugi, infatti, ha avuto un cast stellare per riproporre la storia di Veronesi in salsa cinematografica. Gli attori del film sono: Pierfrancesco Favino, Laura Morante, Kasia Smutniak, Sergio Albelli, Alessandro Tedeschi, Benedetta Porcaroli, Massimo Ceccherini, Fotinì Peluso, Francesco Centorame, Pietro Ragusa, Valeria Cavalli e la partecipazione straordinaria di Nanni Moretti. La pellicola, una produzione italo-francese Fandango con Rai Cinema e Orange Studio, avrà anche una colonna sonora particolare. Ad accompagnare il film, infatti, ci sarà una canzone inedita di Sergio Endrigo, “Caro amore lontanissimo”. Claudia Endrigo, figlia del cantautore italiano, ha voluto affidare questa canzone, un mix di poesie e fragilità, all’interpretazione di un big della musica italiana come Marco Mengoni

Veronesi nel suo Colibrì racconta la storia e la vita incredibile di Marco Carrera e una serie di coincidenze fatali, perdite, vuoti da elaborare, amori assoluti. È una storia che mostra la forza ancestrale (e resiliente) della vita. Il protagonista di questa storia non precipita mai fino in fondo perché il suo è un movimento incessante per rimanere fermo, saldo, e quando questo non è possibile, per trovare il punto d’arresto della caduta, lui sopravvive, ma questo non significa vivere di meno. 

Un libro indimenticabile che, come ha scritto il critico Antonio D’Orrico sul Corriere della Sera, capiamo cosa significa morire restando vivi. “Il Colibrì andrebbe lanciato nello spazio per far sapere agli extraterrestri come eravamo, come siamo stati, come avremmo voluto essere. Da questo romanzo, pieno di coincidenze e collisioni fatali e maligne, si esce imparando la lezione più difficile, quella di morire restando vivi”. 

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