Storia

I racconti dei nonni intorno al braciere (parte III)

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I RACCONTI DEI NONNI INTORNO AL BRACIERE [PARTE III].

Eccoci pronti per narrare un altro racconto della nostra tradizione. Questa volta presenteremo un tema intrigante: la morbosa ricerca di tesori nascosti, da trovare a ogni costo… letteralmente ‘a ogni costo’ e vedremo il perché, con qualche risvolto comico.

Di seguito, il link al post sul mitico tesoro del brigante ‘Jalarde’, protagonista indiretto di questa storia: https://www.facebook.com/share/rLGEzXGKUMpSqpK1/?mibextid=WC7FNe.

Anche il tema dell’uso della magia per trovare tesori è stato da noi trattato (ecco il link: https://www.facebook.com/share/HSqycpJY592J6rvs/?mibextid=WC7FNe), tanto per non farci mancare nulla in termini di misteri.

Il Gargano e la Daunia abbondano di storie oscure, affascinanti, che rendono la nostra terra un palcoscenico di racconti carichi di suggestioni.

Ma adesso, ecco la nostra nuova storia: ‘LA MESSA NERA NELLA GROTTA PAGLICCI’.

Tanti i racconti e le leggende legate al “bottino” del brigante ‘Jalarde’ che, a detta dei locali di Rignano Garganico, era talmente “pesante” da poter far acquistare sette castelli. Sugli “ori” di Galardi si è detto e scritto di tutto. Si è parlato di una mappa del tesoro, di un ricercatore accanito che mise a ferro e a fuoco la Grotta Paglicci (il rifugio preferito del brigante) e di misteriose rivelazioni.

Tutto questo lo abbiamo in parte raccontato, come detto poc’anzi.

Tra le varie “storie” misteriose c’è quella di una bambina, salvata, pare, da una forza soprannaturale, che stava per essere sacrificata al diavolo in cambio dell’indicazione del luogo del tesoro.

A raccontarcela, un anziano del posto, Angelo Resta, conosciuto a Rignano come ‘Jangeluzze Capëtone’. Con la mente, dobbiamo ritornare indietro nel tempo, agli inizi del Novecento. La vicenda si svolge nell’antro di Paglicci. Tre uomini, che noi per questioni di riservatezza chiameremo Michele, Antonio e Giuseppe, si riuniscono per un misterioso cerimoniale “satanico”. Con loro portano Maria (nome fittizio), una piccola di 7 anni, figlia di Giuseppe. L’idea è quella, inumana, di darla in dono al diavolo in cambio dell’indicazione del nascondiglio degli “ori” di Galardi.

Questa storia ci ricorda, in parte, anche quella della ‘Sciatora’, da noi trattata in altro post.

I tre, con la bambina, si recano in grotta e iniziano a recitare formule incomprensibili, rintracciate, pare, in un antico volume, il Lotario (che tratta, a dire il vero, di questioni meteorologiche legate alla coltivazione dei campi e alla scelta delle colture).

Dopo qualche minuto, il colpo di scena. Una folata di vento, che spegne le fiaccole, e una voce “cupa” dal fondo dell’antro che annuncia l’arrivo di una strana “presenza”. La stessa voce intima di lasciar stare Maria. Gli “sfortunati”, impauriti, si danno alla fuga, convinti che il diavolo sia realmente andato a trovarli.

Non raccontarono mai a nessuno questa vicenda, fino a quando, a distanza di decenni non scoprirono, quasi per caso, che si trattava di uno scherzo ben riuscito. Nicola, un amico burlone, conoscendo il segreto dei tre amici, li aveva anticipati di qualche ora. Si era nascosto in un angolo remoto della grotta e aveva imitato la voce del “diavolo”.

Grazie a lui, comunque, Maria si è salvata dalla follia degli adulti; è cresciuta, si è sposata e ha dato alla luce diversi figli. E gli “ori” di Galardi sono rimasti per sempre, forse, nascosti chissà dove, nell’antro che ha restituito di converso un ‘tesoro’ più importante: reperti archeologici che fanno tornare indietro nel tempo di centinaia di migliaia di anni, agli albori della civiltà umana.

Archivio di Giovanni BARRELLA.

La storia è tratta da: “Lupi Mannari, streghe e fantasmi del Gargano”, A. Del Vecchio, 2008