Cronaca Italia

Morte per ricina, il fratello di Antonella: “Non si può sapere”

Il fratello di Antonella Di Ielsi parla del giallo di Pietracatella: madre e figlia morte avvelenate con la ricina.

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Il giallo della ricina a Pietracatella continua a sconvolgere il Molise. A mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, il caso resta al centro delle indagini degli inquirenti, che cercano di ricostruire chi abbia provocato l’avvelenamento costato la vita alle due donne.

A parlare per la prima volta è Luigi Di Ielsi, fratello di Antonella, che ha espresso dubbi sulla possibilità che si sia trattato di un incidente. «Non lo possiamo sapere», ha detto riferendosi al possibile obiettivo del gesto e a chi possa aver preparato il veleno.

Secondo il familiare, la quantità di ricina trovata negli organismi delle vittime renderebbe difficile pensare a una semplice fatalità. Una convinzione che alimenta ulteriormente i tanti interrogativi ancora senza risposta.

Il giallo dell’avvelenamento: le indagini cercano una svolta

Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, di 15, sono morte dopo aver ingerito ricina durante un pasto consumato nella loro abitazione di Pietracatella, in provincia di Campobasso. Gli investigatori ipotizzano un avvelenamento volontario e l’inchiesta procede per duplice omicidio.

Nel corso delle settimane sono emersi diversi elementi investigativi: gli inquirenti hanno ascoltato persone vicine alla famiglia e approfondito i rapporti personali delle vittime. Alcune ricostruzioni hanno parlato di possibili tensioni familiari e di persone ritenute vicine al nucleo coinvolte negli accertamenti, ma al momento non risultano responsabilità definitivamente accertate.

Luigi Di Ielsi ha anche ipotizzato che il bersaglio del presunto avvelenamento potesse essere diverso ma che nessuno può saperlo con certezza. Riguardo al responsabile egli stesso ha ammesso di “aver pensato a tante cose” sulle quali però preferisce non sbilanciarsi.

Gli investigatori continuano a lavorare sulla provenienza della sostanza tossica e sulle modalità con cui la ricina sarebbe entrata in contatto con il cibo consumato dalla famiglia. Tra gli elementi analizzati ci sono campioni, testimonianze e materiali sequestrati nell’abitazione.

La procura mantiene il massimo riserbo sugli sviluppi dell’inchiesta. Nelle ultime settimane sono state riferite possibili accelerazioni nelle indagini e nuovi interrogatori di persone considerate vicine alla vicenda.

A Pietracatella resta il dolore per una tragedia che ha colpito un’intera comunità. Mentre la famiglia attende risposte, gli investigatori sono chiamati a chiarire il nodo centrale del caso: chi ha introdotto la ricina e quale fosse il vero obiettivo del gesto.

Fonte: Facebook

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Virgilio Notizie