I giovani ed i laureati salvano la costituzione, oltre il 61% dei giovani ha votato NO, il 67% dei laureati sceglie il No

Ci siamo divertiti a fare un’analisi sui dati demoscopici e sui flussi elettorali reali (rilevati da istituti come YouTrend/Opinio e Ipsos Doxa), provando a capire come si è distribuito il voto alla riforma Nordio sulla separazione delle carriere e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare tenutosi il 22 e 23 marzo 2026. Volendo riassumere il voto il NO è stato scelto al SUD, dai giovani under 34 e dai laureati. Ecco l’analisi.
Il Quadro Generale: La Vittoria del NO
Il referendum, essendo di natura costituzionale confermativa (art. 138 della Costituzione), non prevedeva un quorum di validità. Il risultato finale ha visto la bocciatura della riforma, con il NO che ha prevalso con circa il 54% dei consensi contro il 46% del SÌ.
L’affluenza è stata inaspettatamente alta per questo tipo di consultazione, sfiorando il 59%, trainata da una forte mobilitazione civica e politica. I dati mostrano una spaccatura netta dell’elettorato non solo su base partitica, ma soprattutto su base anagrafica e di livello di istruzione.
Focus 1: Il Voto dei Giovani (Generazione Z e Millennial)
I dati demoscopici confermano in modo inequivocabile una profonda frattura generazionale: i giovani sono stati il vero motore del fronte del NO, presentandosi alle urne in massa.
- Affluenza giovanile da record: Secondo le stime di Ipsos Doxa, la Generazione Z (nella fascia 18-28 anni) ha registrato una partecipazione al voto del 67%, ben al di sopra della media nazionale.
- La scelta nelle urne: Le stime di istituti come Opinio e YouTrend indicano che tra gli under 34, il voto per il NO ha raggiunto il 61,1%.
- Il divario con i più anziani: Questo dato si pone in netto contrasto con le fasce d’età più avanzate. Tra gli over 55, infatti, il SÌ è risultato leggermente in vantaggio (intorno al 50,7% / 53% a seconda dell’istituto).
Questa tendenza dimostra che le generazioni più giovani hanno bocciato nettamente l’impianto della riforma, percependo il quesito referendario in modo diametralmente opposto rispetto alle fasce più anziane della popolazione.
Focus 2: Il Voto dei Laureati e il Livello di Istruzione
Un’altra lente fondamentale per leggere questo risultato è il livello di scolarizzazione. I dati post-voto mostrano una correlazione diretta e fortissima tra il possesso di una laurea, l’alta affluenza e la propensione a votare NO.
- Il trionfo del NO tra i laureati: Le analisi di Ipsos Doxa basate sulle interviste post-voto evidenziano che quasi 7 laureati su 10 si sono opposti alla riforma. Nello specifico, il 67,9% dei cittadini con laurea ha votato NO. La percentuale di contrari scende gradualmente al 53,6% tra i diplomati.
- Dove ha vinto il SÌ: Il fronte favorevole alla riforma è riuscito a prevalere (raggiungendo il 51,4%) esclusivamente nel segmento demografico con il livello di istruzione più basso (licenza media o elementare).
- Geografia dell’istruzione e affluenza: I dati di YouTrend sull’affluenza per comuni hanno mostrato che nelle aree in cui i laureati superano il 20% della popolazione, la partecipazione al voto è stata significativamente superiore (spesso con scarti di 10-11 punti percentuali in più) rispetto ai comuni in cui i laureati sono meno del 10%.
Focus 3. La Distribuzione Geografica: Nord, Centro e Sud
La mappa del voto mostra un’Italia divisa, con una marcata differenza di orientamento e di mobilitazione tra le diverse macroaree del Paese. Il NO (53,7%) ha costruito la sua vittoria principalmente al Centro-Sud, arginando il SÌ (46,3%) nelle sue tradizionali roccaforti settentrionali.
- Il Sud decisivo e l’anomalia dell’affluenza: Il dato più dirompente è arrivato dal Mezzogiorno. Storicamente caratterizzato da un’astensione più alta nei referendum, questa volta il Sud ha registrato un’affluenza sorprendente che ha superato le aspettative. Qui il NO ha ottenuto i margini di vittoria più ampi in assoluto (con picchi importanti in Campania, Puglia e Sardegna). L’unica vera eccezione nel Sud è stata Reggio Calabria, dove il SÌ è riuscito a prevalere.
- Il Centro si conferma “roccaforte”: Nelle regioni dell’Italia centrale, storicamente più orientate verso il centrosinistra (come Emilia-Romagna e Toscana), il fronte del NO ha vinto con percentuali largamente superiori alla media nazionale.
- Il Nord e la tenuta del SÌ: Le regioni dove la riforma ha trovato il maggior consenso sono state quelle del Nord, bacino elettorale storico del centrodestra. Il SÌ ha registrato i suoi risultati migliori in Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Veneto, sebbene con scarti non sufficienti a ribaltare il dato nazionale. L’unica regione in cui il SÌ ha vinto, seppur di strettissima misura (circa due punti percentuali), è stata la Valle d’Aosta.