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I 5stelle azzerano gli eletti, nessun doppio mandato. Escono subito D’Incà, Crippa e Carbonaro. “Ci hanno ucciso”

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Alla fine, come da previsioni, Beppe Grillo si è imposto su Giuseppe Conte: non ci sarà nessuna deroga, nemmeno personale, al tetto del secondo mandato parlamentare. Grillo, che aveva minacciato nei giorni scorsi una rottura su questo punto, alla fine ha vinto questa importante battaglia. Ad oggi, infatti, quasi tutti i big del MoVimento non si potranno ricandidare nelle file grilline: da Roberto Fico, presidente della Camera, ai ministri Federico D’Incà, che ha appena lasciato la formazione di Grillo, Fabiana Dadone, gli ex ministri Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, la vice-presidente del Senato Paola Taverna, l’ex reggente Vito Crimi. Insomma, tutti i volti più importanti (e riconosciuti) del M5S non saranno candidati. 

Conte ha comunicato così la decisione: “Alle prossime elezioni politiche non troverete, tra i candidati del M5s, chi ha già svolto due mandati. Non cambia, quindi, la regola che il Movimento si è imposto dalla prima ora come forma di garanzia affinché gli eletto possano dedicarsi al bene del Paese, senza lasciarsi distrarre dai propri destini personali. Il patrimonio di competenze ed esperienze con loro maturare non andrà disperso”.

Gli esclusi dalle liste, che pubblicamente hanno dimostrato di essere favorevoli al tetto dei due mandati, difficilmente resteranno tutti nel MoVimento. Qualcuno, secondo indiscrezioni, sarebbe già in partenza per qualche candidatura alternativa a quelle grilline. “Conte e Grillo ci hanno ucciso per lo stesso motivo: sono troppo deboli. Uno per imporsi agli occhi del garante, l’altro per cacciare un leader che non lo convince né lo ha mai convinto. Alla fine, tutta questa debolezza la pagheremo alle urne. In un momento di difficoltà potremo contare su Mario Turco e Riccardo Ricciardi come frontman”, commenta al Corriere un Cinque Stelle.

Chiusa questa partita, però, se ne apre un’altra. Quella delle liste. E del simbolo. Ci saranno altre regole. “No a candidature in più collegi e no ai capilista bloccati: non ci sono mai stati”, dicono diversi esponenti del MoVimento. I candidati dovranno essere, inoltre, residenti nelle zone in cui saranno in lista. Nessuna candidatura multipla o in collegi blindati. Sono a rischio, quindi, i pochi big rimasti al Nord e al Centro come Stefano Patuanelli o i vice Ricciardi e Alessandra Todde. Le carte in mano a Conte per risollevare il suo MoVimento sembrano poche. Rimane Chiara Appendino, ex sindaca di Torino, come volto nuovo. 

Nel frattempo, alcuni hanno già lasciato il MoVimento. Come il ministro D’Incà, l’ex capogruppo Davide Crippa e la deputata Alessandra Carbonaro. Hanno lasciato il partito e lunedì incontreranno la stampa per discutere della loro decisione. Dal palazzo, però, si dice che potrebbero entrare nel Pd ed essere candidati in liste collegate al Pd alle prossime elezioni. D’Incà, oggi, ha dichiarato: “Ho riflettuto molto in questi giorni sulle motivazioni e le conseguenze della caduta del Governo Draghi e non posso che prendere atto delle insanabili divergenze tra il mio percorso e quello assunto nelle ultime settimane dal Movimento 5 Stelle, che oggi lascio”. 

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