Spettacolo Italia

Guerra legale per l’eredità di Stefano D’Orazio

Scontro giudiziario tra la vedova e la figlia di Stefano D’Orazio: al centro l'eredità del batterista dei Pooh.

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A cinque anni dalla scomparsa di Stefano D’Orazio, storico batterista dei Pooh, la sua eredità continua a dividere la famiglia. Una vicenda complessa, fatta di ricorsi, sentenze e richieste di risarcimento, che vede contrapposte la vedova del musicista e la figlia Francesca Michelon. Il caso, tutt’altro che chiuso, è ora al vaglio della Corte d’Appello di Roma.

La battaglia tra la vedova e la figlia riconosciuta

Stefano D’Orazio è morto nel 2020, a 72 anni, a causa delle complicazioni legate al Covid. Da allora, la questione ereditaria legata al suo ingente patrimonio artistico ed economico si è trasformata in un vero e proprio scontro giudiziario. Da una parte Tiziana Giardoni, moglie del musicista; dall’altra Francesca Michelon, la figlia la cui paternità è stata riconosciuta solo negli ultimi anni di vita dell’artista.

Come ricostruito da Grand Hotel, nel 2016 D’Orazio aveva redatto un testamento pubblico lasciando l’intero patrimonio alla moglie. Tuttavia, una sentenza successiva ha stabilito la paternità nei confronti di Francesca Michelon, annullando di fatto il testamento e disponendo la divisione dell’eredità in parti uguali tra vedova e figlia. Una decisione che ha aperto una lunga fase di ricorsi e controricorsi.

Il tribunale ha inoltre condannato la moglie del musicista al pagamento di 60mila euro per danni esistenziali nei confronti della figlia, riconoscendo le sofferenze vissute a causa del mancato riconoscimento paterno. La Giardoni, però, non ha accettato la decisione e ha presentato appello, chiedendo che a Francesca venga riconosciuta solo la quota di legittima, pari a un terzo dell’eredità, e rilanciando una richiesta di 100mila euro per presunti danni esistenziali.

La Michelon ha respinto con fermezza le accuse, spiegando di aver cercato per anni soltanto la verità sulla propria origine. «Non ho capito quale sia la mia colpa, ho inseguito per anni una sola verità: vedere riconosciuto il mio diritto di figlia», ha dichiarato, sottolineando come la vicenda giudiziaria sia iniziata nel 2014 e abbia comportato tempi lunghissimi e un forte logoramento emotivo.

Nel racconto della donna emerge una relazione complessa e dolorosa con il padre, fatta di presenze intermittenti e di un legame mai vissuto alla luce del sole. «Ho sempre saputo chi fosse mio padre, ma il rapporto è stato molto altalenante», ha spiegato, parlando di incontri discreti, visite clandestine e dell’impossibilità di partecipare apertamente alla vita pubblica del genitore.

Ora spetta alla Corte d’Appello di Roma pronunciarsi definitivamente su una vicenda che intreccia diritto, affetti e un’eredità artistica di enorme valore, legata anche ai diritti d’autore e ai proventi musicali di uno dei gruppi più amati della musica italiana. Una storia che, nonostante il tempo trascorso dalla morte di Stefano D’Orazio, continua a far discutere.

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