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Guerra fra grillini: “Traditori, attenti agli sputi”. Di Battista: “A Di Maio non frega nulla del Paese”

Dalle promesse alle minacce: l’ultima assemblea (via zoom) dei grillini, avvenuta ieri, secondo il quotidiano Repubblica si sarebbe conclusa con una vera e propria resa dei conti. I malumori interni, che stanno dividendo il MoVimento 5 Stelledi Giuseppe Conte in pro e anti Draghi, sarebbero arrivati alle stelle. Ieri, come oggi, il MoVimento è alla ricerca di un punto di caduta prima della convocazione di mercoledì con Draghi alla Camera. Le ultime indiscrezioni prevedono un documento che garantisca l’appoggio esterno al Governo, con la conseguenza delle dimissioni dei ministri grillini. Questo, di fatto, comporterebbe votare la fiducia mercoledì alla politica di Mario Draghi. 

Gli animi, però, si sarebbero animati alla notizia di una nuova scissione interna al M5S. Dopo l’addio di Luigi Di Maio, che oggi prende le distanze da Conte e critica pesantemente l’atteggiamento irresponsabile del suo ex (oramai) partito, altri venti parlamentari sarebbero pronti ad abbandonare Conte. Alla notizia, trapelata da qualche giorno, i continani non avrebbero più retto. Alcuni deputati vicino a Conte ieri avrebbero detto agli scissionisti: “Se lo specchio non può sputarvi, allora forse potrebbe iniziare a farlo qualcuno di noi”. Altri, invece, hanno dichiarato che questi “nuovi traditori vorrebbero indebolire il M5s e Conte solo per tutelare i posti di potere e le poltrone”. 

Le indiscrezioni sono confermate anche dai colleghi dem, oramai stretti fra l’appoggio a Draghi e l’idea forse sfumata di un campo largo con i grillini. “Non hanno ancora deciso ma tra loro è oramai guerra aperta, un Vietnam”, racconta un deputato democratico. Un senatore, invece, conferma: “Il quadro che si va componendo è questo: nuova spaccatura del M5s, una minoranza si esprimerà con Draghi – soprattutto Deputati e il ministro D’Incà – e il resto con Conte verso l’appoggio esterno che diventerebbe nel giro di pochi giorni opposizione”.

Nel frattempo, a incendiare gli animi dei grillini ci ha pensato Alessandro Di Battista, l’uomo ribelle del M5s che abbandonò il movimento proprio in occasione della nascita del governo Draghi. “È evidente che Draghi si sia stancato di fare il presidente del consiglio. In realtà non l’ha mai voluto fare. Accettò sperando di diventare presto Presidente della Repubblica. Ora prende la palla al balzo per andarsene, ma se Draghi davvero lo volesse avrebbe numeri schiaccianti per continuare”, ha dichiarato in un suo video su YouTube. 

Le accuse più pesanti, però, sono per il suo ex collega Luigi Di Maio. “A Di Maio del Paese non frega più niente da anni. Negli ultimi anni ha cercato di entrare nei salotti che contano”. E poi: “Un tempo lo chiamavano bibitaro, ora fanno a gara per elogiarlo e lui si sente realizzato”. Di Battista ironizza poi sulla nascita della formazione del ministro. “Dovrebbe sbrigarsi a creare questa nuova Democrazia Cristiana 2.0. Il suo terrore è reale, senza essere ministro degli Esteri non avrebbe un potere personale ed è questo che lo tiene in vita visto che non ha più consenso”.

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