Giudice di Pace, Manfredonia non può essere lasciata sola: un magistrato per 1.313 procedimenti

Giudice di Pace, Manfredonia non può essere lasciata sola: un magistrato per 1.313 procedimenti
Un solo giudice chiamato a gestire 1.313 procedimenti, tra civile e penale, in un ufficio la cui pianta organica prevede quattro magistrati. È questo il nodo che emerge, per Manfredonia, dall’assetto delineato dal decreto n. 61/2026 del Tribunale di Foggia. Una situazione che impone attenzione istituzionale e una domanda precisa: come si intende garantire una risposta adeguata alla domanda di giustizia della città con una dotazione così distante da quella prevista?
Non è un’emergenza nata improvvisamente. Il decreto n. 89 del 27 giugno 2025, firmato dall’allora presidente del Tribunale di Foggia, Sebastiano Luigi Gentile, attestava che tutti e quattro i posti dell’ufficio erano ancora scoperti. Il provvedimento ricostruiva le supplenze disposte dal 2022 e successivamente prorogate o riorganizzate: una successione di soluzioni temporanee che avrebbe dovuto accompagnare il ritorno alla normalità, non sostituirlo indefinitamente.
Le conseguenze organizzative erano già esplicite negli atti. Per fronteggiare la carenza di magistrati, il decreto del 2025 disponeva la soppressione temporanea dell’udienza civile del primo venerdì del mese e il rinvio, con riassegnazione in blocco, delle controversie già fissate. Non soltanto posti vuoti sulla carta, dunque, ma un intervento sul calendario delle udienze e sui procedimenti in attesa di trattazione.
Con il decreto n. 61/2026, adottato dalla presidente Beatrice Notarnicola, si è provveduto all’inserimento negli uffici di destinazione dei giudici nominati con i decreti ministeriali del 3 novembre 2025, dopo il semestre presso l’Ufficio per il processo. Il provvedimento, immediatamente esecutivo, interviene sulla distribuzione dei ruoli e sui calendari delle udienze nell’ambito dell’organizzazione del quadriennio 2026-2029.
Per Manfredonia, tuttavia, l’esito è l’attribuzione a un unico magistrato di 1.209 procedimenti civili e 104 penali. Il superamento delle supplenze e l’ampliamento del calendario civile rispetto al precedente regime rappresentano un avanzamento, ma non equivalgono al completamento dell’organico. Il passaggio a un’assegnazione stabile non può essere considerato, da solo, la soluzione di una carenza strutturale.
Il confronto con gli altri uffici rende evidente la necessità di un approfondimento. A Rodi Garganico risultano due giudici per 277 procedimenti complessivi; a San Giovanni Rotondo due per 317. A Lucera i magistrati sono quattro, a fronte di 1.177 procedimenti, mentre a San Severo sono tre per 466 fascicoli. Foggia dispone di sette giudici, con 3.490 procedimenti nel solo settore civile; Cerignola di quattro, con 1.382 affari civili. Quest’ultima distinzione è importante: per Foggia e Cerignola quelle cifre non rappresentano il totale del contenzioso civile e penale.
Considerando la semplice media numerica, i 1.313 procedimenti di Manfredonia corrispondono a un carico per magistrato quasi dieci volte superiore a quello di Rodi Garganico e oltre otto volte superiore a quello di San Giovanni Rotondo. Sono rapporti aritmetici, non giudizi sull’efficienza dei singoli uffici: la complessità delle cause, le funzioni esercitate e l’impegno lavorativo devono essere valutati. Ma proprio per questo occorre una verifica concreta della sostenibilità dell’assetto, non una generica rassicurazione. Il confronto riguarda la fotografia dei ruoli contenuta nel decreto, non una rilevazione aggiornata delle pendenze odierne. Senza considerare che il Decreto-legge Giustizia 100/2026 ha rinviato al 31 ottobre 2027 l’ulteriore ampliamento della competenza per valore e per materia del Giudice di Pace.
Non si tratta di contrapporre Manfredonia agli altri comuni, né di chiedere che un ufficio venga indebolito per rafforzarne un altro. Si tratta di capire come garantire un servizio proporzionato alle necessità effettive. E non è in discussione la professionalità del magistrato assegnato: sarebbe profondamente sbagliato trasformare una criticità organizzativa in una responsabilità individuale. La tenuta di un presidio giudiziario non dovrebbe dipendere dalla capacità di una sola persona di compensare una carenza di organico.
La preoccupazione riguarda soprattutto i cittadini. Concentrare un numero così elevato di procedimenti su un unico Giudice espone l’ufficio al rischio di ulteriori rallentamenti, di tempi più lunghi per la fissazione e la celebrazione delle prime udienze e di difficoltà nell’assorbire il nuovo contenzioso. Per chi attende una decisione, un rinvio non è una semplice annotazione sul calendario: può significare il protrarsi di un’incertezza, un diritto ancora da far valere, una controversia che continua a pesare sulla vita personale o sull’attività economica.
È su questo terreno che si chiede al Sindaco di Manfredonia, La Marca, sia di rappresentante dell’ente capofila dei Comuni consorziati di tradurre le frasi vuote sul tema della legalità in un’iniziativa politica tempestiva e concreta, volta a garantire il pieno funzionamento dell’ufficio del Giudice di pace, presidio essenziale per la tutela dei diritti dei cittadini. Occorre promuovere un confronto con la presidenza del Tribunale di Foggia, coinvolgendo l’Ordine degli avvocati e i professionisti che operano quotidianamente nell’ufficio, per acquisire un quadro aggiornato delle pendenze, delle prime udienze e dei rinvii. Su questa base, il Comune dovrebbe sostenere formalmente la richiesta di completamento dell’organico e sollecitare misure organizzative adeguate nella fase transitoria.
Ai parlamentari della provincia di Foggia, Giandiego GattaGiandiego Gatta, Carla Giuliano, Giorgio Lovecchio, Marco Pellegrini, Giandonato Kurtz La Salandra, Annamaria Fallucchi, Gisella Naturale, di maggioranza e di opposizione, si rivolge un appello altrettanto netto: assumere ogni iniziativa utile, a partire da un’interrogazione al Ministro della Giustizia, per chiarire come e in quali tempi si intenda rimediare alla carenza dell’ufficio di Manfredonia. L’obiettivo deve essere ottenere risposte sulla copertura dei posti e sulle misure attivabili, ciascuna nell’ambito delle competenze delle autorità interessate.
Non si chiede alla politica di interferire nelle decisioni giudiziarie. Si chiede di occuparsi delle condizioni nelle quali la giustizia viene amministrata e dell’effettiva possibilità dei cittadini di accedervi. Su un’esigenza del genere dovrebbe essere possibile costruire un’iniziativa comune, senza appartenenze di partito e senza competizioni territoriali.
Del resto, lo stesso decreto n. 61/2026 lascia aperta la possibilità di successive applicazioni per distribuire meglio le risorse in rapporto alla consistenza effettiva del contenzioso. È un’indicazione sulla quale sollecitare una valutazione urgente: verificare gli squilibri, individuare gli strumenti utilizzabili e accompagnare la copertura stabile dell’organico con gli interventi transitori ritenuti necessari dagli organi competenti.
Manfredonia non chiede privilegi. Chiede che il proprio ufficio del Giudice di pace sia messo nelle condizioni di funzionare con continuità e con tempi sostenibili. Un presidio giudiziario non si tutela soltanto mantenendone aperta la sede: occorre assicurargli le risorse necessarie a rispondere ai cittadini.
Dopo anni di soluzioni temporanee, non ci si può accontentare di una normalità soltanto apparente. Al sindaco e ai parlamentari della Capitanata si chiede di trasformare questa criticità in una priorità istituzionale, con iniziative verificabili e obiettivi concreti. Perché il diritto alla giustizia non può restare in attesa della prossima proroga.
Palombella Rossa – Angelo Riccardi


