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Fiducia risicatissima, ma il Governo non c’è più. Draghi atteso domani al Colle. Ipotesi voto 2 ottobre

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La fiducia non è venuta meno numericamente, ma politicamente sì. Il Governo di Mario Draghi (e la sua ex maggioranza), di fatto, non esiste più. In aula, poco fa al voto per la fiducia, erano presenti 192 senatori. Hanno votato 133. La maggioranza era fissata a 67 voti. I favorevoli sono stati 96 e i contrari 38.

Poche ore fa il premier aveva chiesto, chiudendo la sua replica, di porre il voto di fiducia sulla risoluzione presentata dal Senatore Pierferdinando Casini a favore di questo governo. Nei minuti successivi avevano anticipato la loro posizione sia la Lega di Matteo Salvini, Forza Italia di Silvio Berlusconi e il MoVimento 5 Stelle di Giuseppe Conte. I tre partiti sono usciti fuori dall’aula al momento del voto. Di fatto, dunque, quasi tutta la maggioranza del governo Draghi non ha scelto di appoggiare la risoluzione.

Il rischio, concreto alla vigilia di questo giorno così importante, si è avverato. Fiducia fragilissima con i partiti dell’ex maggioranza in ordine sparso. In aula, a sostegno di Draghi, compatto il Pd di Enrico Letta, che più di altri si è impegnato per preservare l’esperienza draghiana. Letta, su Twitter, ha scritto un commento molto duro: “In questo giorno di follia il Parlamento decide di mettersi contro l’Italia. Noi abbiamo messo tutto l’impegno possibile per evitarlo e per sostenere il governo Draghi. Gli italiani dimostreranno nelle urne di essere più saggi dei loro rappresentanti”. Per il PD non ci sono alternative, le urne, ora, sono l’unica soluzione. “Da oggi ci prepariamo alla campagna elettorale. Parleremo agli italiani. L’italia è diversa, è migliore di questo Parlamento”. Così fonti del Pd, mentre era in corso il voto sulla fiducia al governo Draghi.

Anche Calenda, con la sua Azione, parla di un campo serio da ricostruire. “La fine indegna di una legislatura disastrosa. Cialtroni populisti hanno mandato a casa l’italiano più illustre. La prima cosa che diciamo è grazie Draghi. Combatteremo per portare avanti la sua agenda e il suo modo di fare politica. L’Italia seria scenda in campo. È il momento”.

Luigi Di Maio, invece, dopo la scissione dal MoVimento 5 stelle scrive che oggi si è scritta una pagina nera per la politica del Paese.  “Una pagina nera per l’Italia. La politica ha fallito, davanti a un’emergenza la risposta è stata quella di non sapersi assumere la responsabilità di governare. Si è giocato con il futuro degli italiani. Gli effetti di questa tragica scelta rimarranno nella storia”.

Draghi, dopo aver aspettato la fine del voto a Palazzo Chigi, non salirà oggi al Colle – come trapelato inizialmente – per confermare al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella le sue dimissioni, ma ci andrà domani. L’ipotesi più gettonata, a questo punto, sono le elezioni anticipate. Due date potrebbero essere le più quotate: il 25 settembre oppure il 2 ottobre. La seconda data è più quotata, considerando che il 25 sarebbe da escludere perché è la vigilia del Capodanno ebraico. 

Nel frattempo, prime fratture fra i partiti dell’ex maggioranza. Maria Stella Gelmini ha annunciato di lasciare Forza Italia. “Se i danni prodotti al Paese dalle convulsioni del movimento 5 stelle erano scontati, mai avrei immaginato che il centrodestra di governo sarebbe riuscito nella missione, quasi impossibile, di sfilare a Conte la responsabilità della crisi: non era facile, ma quando a dettare la linea è una Lega a trazione populista, preoccupata unicamente di inseguire Giorgia Meloni, questi sono i risultati. Questa Forza Italia non è il movimento politico in cui ho militato per quasi venticinque anni: non posso restare un minuto in più in questo partito”. 

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