Curiosità

Festa della Liberazione: che cosa mangiavano i partigiani?

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Il 25 aprile è una giornata di memoria e gratitudine per l’Italia, poiché commemora la fine della seconda guerra mondiale, un’epoca di oscurità e sacrificio. Questo giorno è una celebrazione nazionale, un tributo solenne alla determinazione e al coraggio di coloro che combatterono per la libertà. È la festa della Liberazione, un momento in cui l’Italia si unisce per onorare i partigiani, coloro che, con il loro impegno e dedizione, respinsero il nemico e aprirono la strada agli Alleati, in particolare agli americani.

In questa giornata speciale, riflettiamo sulle vite dei partigiani, sulle loro lotte e sui sacrifici che hanno affrontato. Ma vogliamo anche celebrare il loro spirito indomito in un modo unico, esplorando il cibo che li ha sostenuti durante quei giorni bui. Le testimonianze dei grandi autori, come Italo Calvino, ci trasportano in un mondo di fame e privazioni, in cui ogni boccone era un tesoro prezioso.

Il libro “Partigiani a Tavola”, di Elisabetta Salvini e Lorena Carrara, ci offre uno sguardo affascinante su questa parte della storia italiana. Pubblicato nel 2015 da Fausto Lupetti editore, e ora disponibile anche in formato e-book, il libro raccoglie oltre 70 ricette che riflettono l’eredità gastronomica dei partigiani. Queste preparazioni, per lo più tradizionali, sono caratterizzate dall’uso di ingredienti semplici e dalla creatività nell’uso di ciò che era disponibile.

Festa della Liberazione: un viaggio nel cibo dei partigiani

Antipasto

Durante la guerra, il pane era un tesoro prezioso, un alleato affidabile nella lotta contro la fame. Molti partigiani lo abbinavano al salame cremonese o milanese, o al lardo, che erano più facili da conservare e trasportare durante le missioni. Tuttavia, in tempi di guerra e resistenza, la fame era un nemico implacabile, e spesso il pane doveva bastare da solo.

Primi

Il sostegno delle donne è stato fondamentale durante quei giorni difficili. Molte di loro preparavano pasta fatta a mano o piatti tradizionali come i cappelletti ‘bastonati’ al brodo, così chiamati per le difficoltà che i socialisti incontravano durante le incursioni dei fascisti. In tutto il paese, gesti di generosità come i 380 chili di pasta al burro offerti dai fratelli Cervi a Campegine, o le lasagne della ricostruzione condivise da Teresa Noce, hanno simboleggiato la solidarietà e la speranza di tempi migliori.

Secondi

Anche durante la guerra, gli italiani dimostravano ingegno nel riutilizzare gli ingredienti disponibili. In assenza di carne, le donne cucinavano frittate e sformati con ciò che avevano a disposizione. La polenta, un pilastro della dieta del nord Italia, era preparata con farina di mais conservata con cura, e serviva da accompagnamento a formaggi o verdure. Nei “contorni”, piatti come le rape o le cipolle stufate rappresentavano un’aggiunta preziosa al pasto.

Dolce

Durante quei giorni difficili, i dolci erano un lusso raro. Tuttavia, con un po’ di fortuna, i partigiani potevano gustare uno zabaione preparato con un uovo recuperato o qualche frutto raccolto lungo il percorso. La marmellata o il cioccolato, se disponibili, erano un tocco di dolcezza in un mondo segnato dalla guerra e dalla privazione.

Maria Teresa Valente
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Antonio Ferrantino

Giornalista a 360 gradi, dopo l'Università rincorre il sogno di lavorare nel mondo dell'informazione. Grazie a qualche assist del Destino, trova impiego presso le più autorevoli testate giornalistiche del Bel Paese alternandosi tra web e cartaceo.

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