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Dopo vent’anni la sentenza per la morte di Serena Mollicone: tutti assolti. La Famiglia Mottola assolta per insufficienza di prove

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Il mistero sulla morte di Serena Mollicone, la ragazza di diciott’anni uccisa nel 2001 ad Arce, scompare senza una risoluzione con cinque assoluzioni definitive. I giudici di Cassino, poche ore fa, hanno assolto i cinque imputati nel processo per l’omicidio della ragazza che, secondo la stessa procura, fu uccisa dal figlio dell’ex maresciallo dei carabinieri Mottola nella caserma dei carabinieri del piccolo paese ciociaro. 

Dopo 21 anni di attesa, e una battaglia giudiziaria portata avanti con tenacia e passione dal padre di Serena, si chiude così questo mistero italiano. Marco Mottola, il padre Franco, la moglie Anna Maria, accusati tutti e tre del delitto, sono stati assolti. Assolti anche Vincenzo Quatrale, all’epoca vice maresciallo e accusato di concorso esterno in omicidio e l’appuntato dei carabinieri Francesco Suprano a cui era contestato il reato di favoreggiamento. La procura aveva chiesto per Franco trent’anni di carcere, per Marco ventiquattro, per la moglie ventuno, quindici per Quatrale e 4 per Suprano. Dopo 50 udienze le assoluzioni, accolte in aula fra abbracci e urla di vergogna e sdegno. 

Per i tre accusati del delitto di Serena Mollicone l’assoluzione è stata per insufficienza di prove. Assolti con formula piena, invece, Quatrale e Suprano. “Oggi è uscita fuori la verità, lo abbiamo sempre detto che eravamo innocenti”, si sono difesi Franco e Marco Mottola subito dopo la decisione della Corte d’Assise di Cassino. 

La procura di Cassino, subito dopo la lettura del dispositivo, ha inviato una nota alla stampa: “Questa Procura prende atto della decisione che la Corte di assise nella sua libertà di determinazione ha scelto. È stato offerto tutto il materiale probatorio che in questi anni tra tante difficoltà è stato raccolto. La procura di Cassino non poteva fare di più. gli elementi a sostegno dell’accusa – prosegue la nota dell’ufficio giudiziario – hanno superato l’esame dell’udienza preliminare. Il contraddittorio tra le parti nel corso delle numerose udienze celebratesi davanti alla corte evidentemente ha convinto i giudici circa la non colpevolezza degli imputati”. 

Alla lettura della sentenza non c’era il papà di Serena, Guglielmo, scomparso due anni fa, che si è sempre battuto per la verità e la giustizia sulla morte di sua figlia. C’erano, però, i genitori di Marco Vannini, il ragazzo dissanguato per il voluto ritardo nel soccorrerlo della famiglia Ciontoli. Marina Conte, con suo marito Valerio Vannini, ha commentato così questo giorno. “Come i Ciontoli dovevano proteggere Marco Vannini e hanno invece scelto di lasciarlo morire, così è avvenuto per Serena nella caserma dei carabinieri. Era doveroso per noi essere qui, siamo diventati un po’ il simbolo della giustizia italiana perché noi la giustizia l’abbiamo avuta e lo stesso meritano Serena e suo padre Guglielmo. I due casi, come detto dal pm, sono simili”.

Purtroppo, però, a più di vent’anni dalla morte di Serena nessuna parola di giustizia e di verità è stata sancita dalla giustizia italiana. 

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