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Decreto Flussi 2026 e sicurezza, De Santis: “Blocchiamo nuovi flussi e regolarizziamo chi è già in Italia. L’Italia segua il modello spagnolo”

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Decreto Flussi 2026 e sicurezza, De Santis: “Blocchiamo nuovi flussi e regolarizziamo chi è già in Italia. L’Italia segua il modello spagnolo”

Quanto accaduto ieri a Foggia, con l’aggressione subita da una commerciante durante un tentato furto da parte di un cittadino straniero, impone una riflessione seria, concreta e senza ipocrisie sul tema della sicurezza e della gestione dei flussi migratori.

Alla commerciante aggredita va tutta la nostra solidarietà e vicinanza istituzionale.

Chi lavora, chi tiene aperta un’attività commerciale, chi vive quotidianamente la città, deve sentirsi protetto dalla presenza forte e concreta dello Stato.

Ed è proprio per questo che oggi ribadiamo con forza una posizione chiara: la Capitanata ha bisogno immediatamente di maggiori forze dell’ordine, di più uomini, più controlli, più presìdi e maggiore presenza dello Stato sul territorio.

I numeri ufficiali del Decreto Flussi 2026 rendono questa esigenza ancora più evidente.

Il DPCM 2 ottobre 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 240 del 15 ottobre 2025, ha autorizzato per il 2026 complessivamente 164.850 ingressi in Italia.

Le successive note ufficiali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali evidenziano che alla Regione Puglia sono state assegnate complessivamente oltre 14.000 quote.

Di queste, oltre 6.800 quote risultano assegnate alla sola provincia di Foggia.

Questo significa che quasi una quota su due assegnate alla Puglia viene concentrata nella sola Capitanata.

Ma il dato ancora più impressionante riguarda il comparto agricolo: secondo i dati ufficiali del Ministero del Lavoro, oltre il 70% delle quote agricole assegnate all’intera Regione Puglia è destinato alla provincia di Foggia.

È quindi evidente che il principale impatto dei nuovi flussi migratori regionali ricadrà proprio sulla Capitanata.

E proprio per questo ci chiediamo come sia possibile che il Governo non consideri prioritaria la necessità di rafforzare immediatamente la presenza delle forze dell’ordine, dei controlli e delle politiche di integrazione nel nostro territorio.

Noi siamo consapevoli che il sistema agricolo della provincia di Foggia necessita di manodopera. Ma proprio per questo riteniamo assurdo continuare a ragionare solo in termini numerici senza affrontare contemporaneamente il tema della sicurezza, dell’integrazione e della regolarizzazione.

Ed è qui la vera domanda politica che il Governo dovrebbe affrontare.

Non sarebbe più logico, più giusto e anche più sicuro bloccare nuovi flussi e regolarizzare prima chi già vive e lavora in Italia, invece di continuare ad autorizzare nuovi ingressi lasciando migliaia di persone già presenti nel nostro territorio in condizioni di irregolarità e illegalità?

In Capitanata esiste già una presenza irregolare molto significativa di immigrati, composta da persone che spesso lavorano nei campi senza tutele, senza diritti e in condizioni di sfruttamento.

Persone che già oggi sono qui, già oggi lavorano, già oggi contribuiscono all’economia agricola.

Allora la domanda è semplice: perché non permettere prima a queste persone di uscire dall’irregolarità, di avere un contratto regolare, un permesso regolare, una vita regolare?

Perché continuare a creare nuovi flussi senza affrontare prima il problema di chi è già presente sul territorio?

Per questo chiediamo che l’Italia guardi al modello adottato dal Governo spagnolo, che negli ultimi anni ha scelto di affrontare il fenomeno migratorio anche attraverso percorsi straordinari di regolarizzazione, facendo emergere lavoro nero, contributi, diritti e persone già presenti sul territorio.

Secondo diversi report e monitoraggi indipendenti sul Decreto Flussi, nell’ultimo biennio solo una percentuale molto ridotta delle quote autorizzate si è effettivamente trasformata in permessi di soggiorno e rapporti di lavoro stabili.

In particolare, il rapporto della campagna “Ero Straniero” evidenzia che nel 2024 appena il 7,8% delle quote si è tradotto in permessi di soggiorno effettivi e nel 2025 il dato si sarebbe attestato intorno al 7,9%.

Questo significa che oltre 90 persone su 100 previste dal sistema dei flussi non arrivano alla piena regolarizzazione, con il rischio concreto di alimentare irregolarità, precarietà e vulnerabilità sociale.

Regolarizzare chi già vive e lavora in Italia significa:

– aumentare sicurezza e controlli;

– ridurre sfruttamento e caporalato;

– togliere persone dalla clandestinità;

– sottrarre manodopera vulnerabile alla criminalità;

– aumentare contribuzione e legalità.

Lasciare migliaia di persone nell’irregolarità significa invece alimentare:

– sfruttamento;

– lavoro nero;

– caporalato;

– marginalità sociale;

– vulnerabilità;

– possibilità di reclutamento da parte della criminalità.

Un Governo realmente attento alla sicurezza dovrebbe prima di tutto:

– regolarizzare chi già vive e lavora sul territorio;

– sottrarre migliaia di persone al ricatto del lavoro nero e del caporalato;

– impedire che l’irregolarità diventi terreno fertile per criminalità e sfruttamento;

– rafforzare contemporaneamente il presidio dello Stato.

Se si destinano migliaia di ulteriori lavoratori stranieri alla Capitanata, allora è inevitabile e doveroso prevedere immediati e veloci rinforzi delle forze dell’ordine.

Non si può chiedere a un territorio complesso come il nostro di sostenere da solo un impatto sociale, lavorativo e di sicurezza così rilevante senza garantire strumenti adeguati.

Serve un’attenzione molto maggiore:

– sull’integrazione;

– sui controlli;

– sulla sicurezza urbana;

– sul contrasto al caporalato;

– sulla presenza dello Stato nei quartieri, nelle campagne e nelle aree più fragili della provincia.

Siamo davvero certi che tutti questi ingressi siano sempre gestiti nella massima trasparenza?

Siamo sicuri che tutte le persone che entreranno manterranno sempre i requisiti necessari per il permesso di soggiorno?

Perché il rischio concreto è che una parte di queste persone, una volta perso il rapporto di lavoro o venute meno determinate condizioni, possa finire nell’irregolarità, andando ad alimentare ulteriormente marginalità sociale, sfruttamento e insicurezza.

Da mesi il Comune di Foggia e il nostro Assessorato chiedono più uomini, più mezzi e un rafforzamento strutturale degli organici delle forze dell’ordine.

Oggi quei numeri ufficiali del Governo dimostrano ancora di più quanto quella richiesta non fosse propaganda, ma una necessità reale e urgente per la sicurezza della nostra comunità.

Dott. Giulio De Santis

Assessore alla Legalità e Sicurezza

Comune di Foggia